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Interviste

A tu per tu con Manuel Poggiali, il “Titano” del motociclismo

A tu per tu con Manuel Poggiali, il “Titano” del motociclismo

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Manuel Poggiali, campione del mondo di motociclismo. Manuel attualmente fa il rider coach, ruolo nel quale ha vinto due mondiali: uno con Matteo Ferrari nella MotoE nel 2019 e l’altro con Kevin Zannoni nella CIV classe Moto3 nel 2020. Due Mondiali vinti anche da pilota nel 2001 nella classe 125 in sella alla Gilera e nel 2003 nella classe 250 con l’Aprilia e unico pilota della storia di San Marino a vincere un titolo iridato. Si ritira a soli 25 anni nel 2008 ma la sua passione smisurata per le moto e per le competizioni non lo tiene lontano dai circuiti di gara, anche se in altri ruoli. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Come ti sei avvicinato al mondo del motociclismo?

Mi sono avvicinato al mondo del motociclismo quasi per caso nell’estate del 1993 quando con gli zii paterni e qualche amico andai al Luna Park, attività molto frequente in estate in Romagna. In seguito i ragazzi più grandi del gruppo si cimentarono in una sfida di minimoto tra loro nel confinante impianto di Miramare di Rimini e rimasi affascinato dai loro sorrisi sotto i caschi ed appena tornato a casa chiesi con insistenza ai miei genitori di provarne una. La risposta dei miei genitori fu “Solo se vieni promosso a scuola….”. Da lì iniziai a studiare come non mai per raggiungere il mio obiettivo e un sabato mattina trovai la mia minimoto in garage. Per me fu un sogno realizzato.

Hai vinto due mondiali nelle classi 125 e 250 e hai dimostrato di essere un grandissimo pilota. Dei tuoi successi c’è una gara alla quale sei particolarmente legato?

Ho vinto tanto nel Motomondiale ma anche nel percorso che mi ha portato a diventare due volte campione del mondo in breve tempo. Senza dubbio ne vado fiero e sono molto orgoglioso di essere riuscito a realizzare tanti sogni nella mia vita e fare tutt’ora della mia passione un mestiere. Sicuramente la prima vittoria mondiale a Le Mans nel 2001 in 125cc rimane una delle gare più impresse nella mia mente con diversi sorpassi subiti e conseguiti nelle fasi finali della competizione, davvero uno spettacolo!!! Ma anche ovviamente le gare sul circuito di “casa” al Mugello dove sono sempre riuscito ad esprimermi al meglio, spinto anche dal pubblico e dai fans e anche le gare in cui mi sono giocato il titolo mondiale. In due casi su tre sono riuscito a trionfare ma comunque vivere quelle sensazioni, quell’adrenalina, quella tensione rimangono sensazioni uniche alle quali una gara qualsiasi non si avvicina minimamente.

Nel 2008 a 25 anni ti ritiri dalle corse. Cosa ti ha spinto a fare questo passo?

Nel 2008 dopo lo stop forzato del 2007 e dopo qualche anno non entusiasmante ho deciso di appendere il casco al chiodo. Ho cercato di trovare in me la strada perduta, le motivazioni necessarie che mi hanno permesso di vincere tanto in carriera, ma onestamente nel 2004 dopo un anno davvero difficile per mille motivi a partire dal fallimento dell’Aprilia dell’era di Ivano Beggio e tutto quello che ne è poi conseguito ho faticato a trovare fiducia in un ambiente davvero difficile per un ragazzo di soli 20 anni e con la testa di quel periodo. Sicuramente avrei potuto fare di più e con il senno di poi è sempre facile parlare, ho le mie colpe e mi assumo le mie responsabilità, non ho mai avuto paura a farlo e questo mi fa andare avanti a testa altissima.

Quando hai smesso di gareggiare ci sono stati momenti in cui hai pensato di tornare nel Motomondiale?

Quando ho deciso di finire la mia carriera agonistica e professionale da pilota nel 2008 non ho più pensato di riprendere la stessa attività con quei principi, da professionista a tutti gli effetti per intenderci. Sono sempre stato associabile ad un interruttore on oppure off. Con l’avanzare dell’età e l’esperienza ho smussato diversi lati del mio carattere, ma una scelta definitiva è tale ed è rimasta tale. Poi però ho continuato e tutt’ora svolgo attività nel mondo delle due ruote ma questo è un altro discorso.

Nel 2019 sei il rider coach di Matteo Ferrari nella MotoE, e Matteo si è laureato campione del mondo. Avevi avuto altre esperienze in questo ruolo?

Prima ancora del 2019, nel 2018 ho avuto la possibilità sempre con il team Gresini Racing di svolgere il mio ruolo di rider coach o anche assistente di pista e ho avuto l’occasione di seguire qualche gara del Motomondiale grazie a Fabio Di Giannantonio che ha conseguito la sua e di conseguenza mia prima vittoria a Brno nella classe Moto3. La vittoria di Matteo Ferrari nel 2019 in MotoE invece è prova di lavoro funzionale ai risultati. Nei primi test pre-stagionali di questa nuova categoria non eravamo certo tra i favoriti ma grazie al lavoro ottimale di tutto il team siamo riusciti a capire, migliorare e conseguire il massimo risultato possibile. Nel 2020 ho seguito come nel 2018-2019 anche il Campionato Italiano Velocità classe Moto3 per il Team Gresini Racing, vincendo il titolo 2020 con Kevin Zannoni all’ultimo appuntamento della stagione. Viviamo di successi e devo dire che nelle stagioni precedenti mi sono proprio divertito.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che si affaccia per la prima volta alle competizioni motociclistiche?

Essendo un target giovanile che si tratti di  minimoto o di CIV o di Motomondiale cambia poco perchè per vincere serve massimo impegno, sacrificio, mettersi sempre in gioco e non dare mai nulla per scontato. La motivazione ed i principi devono avere un ruolo di massima importanza, direi che devono essere maniacali e prioritari, con queste basi il resto è solo una conseguenza.

In ultimo ti chiedo di chiudere gli occhi e di pensare al Manuel Poggiali tra 10 anni. Dove ti vedi? Sempre nel mondo del motociclismo magari con una scuderia tutta tua o continuando a fare il rider coach o altrove fuori dal motociclismo?

Intanto penso al presente e preferisco rimanere concentrato e focalizzato su questa stagione che è ormai alle porte, ci saranno probabilmente dei cambiamenti ma ci faremo trovare pronti e motivati perche l’obiettivo è vincere e questa deve essere una mission dell’intero team. Dobbiamo essere tutti uniti verso un’unica direzione, solo così si creano le condizioni per lavorare con serenità e per il pilota si crea un ambiente adatto al risultato! Sicuramente e me lo auguro spero di essere ancora nel mio mondo, il mondo delle due ruote per il quale ho scritto pagine importanti di storia e dal quale ho ricevuto tantissime emozioni.

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