Raccontiamo lo sport dal 2015 - Direttore Antonio Padellaro
Agosto 18, 2026

A tu per tu con Lara Della Mea, il futuro (e il presente) dello sci azzurro

In pieno svolgimento la ricchissima stagione sportiva che anche quest’estate sta regalando tantissime soddisfazioni al nostro Belpaese: tennis, scherma, nuoto ed atletica si confermano discipline nelle quali emerge nettamente la nostra altissima competitività.

Qualche piccola delusione dal volley, sia maschile che femminile, ci può stare, ma ciò che rimane e rimarrà sempre inaccettabile è la nostra terza assenza consecutiva in un Mondiale vinto meritatamente dalle furie rosse. Anche a livello invernale è tempo di preparazione per una stagione, quella post-olimpica- che vedrà i nostri ragazzi dello sci alpino alle prese con i mondiali di Crans Montana.

A livello femminile restano ancora impresse le immagini del doppio trionfo di Federica Brignone a sull’Olympia dele Tofane di Cortina, ricordi indelebili che la nostra tigre di La Salle ha saputo regalarci, ma proprio in quel gigante da lei dominato sono mancati solo cinque maledetti centesimi a Lara Della Mea per salire sul podio e coronare il sogno di una carriera. Una rimonta, partendo dal quindicesimo posto della prima manche, incredibile che ci ha fatto emozionare e sperare fino all’ultimo, ma che nulla toglie ai meriti della ventisettenne di Tarvisio.

La gigantista e slalomista friulana nasce agonisticamente nello Sci Cai Monte Lussari per poi passare nel 2016 sotto la gestione dell’esercito. L’esordio in Coppa Europa a diciassette anni e il passaggio nel 2018 in Coppa del Mondo con i primi punti ufficiali ottenuti nel gigante di Semmering. Tantissime le soddisfazioni a livello di Coppa Europa, 4 vittorie – 2 in slalom e 2 in gigante – 8 secondi posti e 5 terzi posti a cui va aggiunta la Coppa di specialità nel 2019 in slalom. Anno importante il 2019 per Lara che riuscirà ad aggiudicarsi la sua prima medaglia di bronzo iridata ad Are nella gara a squadre alla quale seguirà sei anni dopo un fantastico oro, sempre a squadre con Vinatzer, Della Vite e Giorgia Collomb, ai mondiali di Saalbach del 2025. Se a questo aggiungiamo i due argenti in speciale e un argento e un bronzo in gigante negli assoluti italiani abbiamo di fronte un’atleta con un palmares di tutto rispetto che avrebbe senz’altro meritato una medaglia olimpica al collo.

La prossima stagione sarà di sicuro quella della piena maturità con l’augurio di poterla vedere finalmente sul podio di coppa del mondo, magari al fianco di Federica, perché il talento e le premesse ci sono tutte. Abbiamo avuto il piacere di incontrarla per condividere con lei le aspettative della prossima stagione e rivivere il ricordo dolce-amaro di quella quasi impresa che per un amaro scherzo del destino non si è concretizzata.

Lara buongiorno, a che punto sei della preparazione e quali sono i tuoi obiettivi per la prossima stagione?

E’ stata un’estate un po’ difficile perché mi sono portata dietro, dalla fine della scorsa stagione, qualche problema alla schiena ed ho dovuto adattare la mia preparazione non riuscendo a svolgere i carichi di lavoro come gli anni precedenti. Ho sciato giusto un paio di giorni sullo Stelvio, ma adesso va un po’ meglio, a fine agosto partiremo per Ushuaia in Argentina dove rimarremo fino al diciannove settembre sperando che ci sia la neve e di poter sciare un po’ di più per entrare in condizione per l’inizio della stagione. L’obiettivo principale è recuperare la condizione per pianificare meglio i target dell’anno che verrà.

Facciamo un passo indietro a quel 14 febbraio di quest’anno, sei arrivata a cinque centesimi dalla medaglia olimpica in gigante. Ricordi e sensazioni di quel giorno?

E’ passato un po’ di tempo, ma ho comunque un bellissimo ricordo di quei momenti che ricorderò per sempre solo per il fatto di aver avuto il privilegio di gareggiare in un’Olimpiade in casa. Avere avuto la mia famiglia e i miei amici con me non ha prezzo, è mancata la ciliegina sulla torta che avrebbe reso tutto ancora più indimenticabile, ma sono felicissima di aver dato il massimo e di aver fatto una grandissima seconda manche. Purtroppo, lo sci alpino è anche questo e i centesimi fanno parte delle regole del gioco, ma sono di sicuro in credito con la fortuna, speriamo che in futuro giri a mio favore.

I tuoi inizi, come ti sei avvicinata allo sci alpino? Era quello che volevi sin da bambina?

Sono in pista da quando avevo tre anni, mio padre era allenatore e sin da piccola per me la neve era un qualcosa di estremamente familiare. Il sogno di poter arrivare ce l’ho sempre avuto, mi piaceva gareggiare e vedevo che riuscivo ad essere veloce e competitiva, ma per arrivare dove sono adesso il percorso non è stato facile. Quando diventi più grande ti rendi conto che c’è tanta competizione e devi far leva sulle tue capacità di resistenza e tener duro, ce l’ho fatta e sono riuscita ad entrare in nazionale e quando ho fatto la prima gara di Coppa del Mondo ho percepito che il mio sogno si stava per avverare. Questa mia tenacia mi è stata di sicuro aiuto anche dopo gli infortuni che ho subito in carriera, avere la forza di rialzarsi e di tornare in gara è una delle doti che mi ha aiutato nei momenti più complicati.

Gigante e speciale, in quale delle due discipline ti senti a tuo agio? Differenze tra le metodologie di allenamento?

Mi piace praticare entrambe le discipline, pur nascendo slalomista ho sempre lottato per fare anche il gigante dopo i primi anni in cui gareggiavo solo tra i pali stretti. E’ impegnativo, ma allo stesso modo stimolante e a me piace variare anche se non è sempre facile gestire gli allenamenti pre-gara quando nel week end hai entrambe le specialità. Le differenze sono tante e gli allenamenti vanno indirizzati e pianificati bene nell’arco della stagione mantenendo un equilibrio che ti permetta di gestirle a seconda delle gare in programma.

Il tuo rapporto con Federica Brignone? Quanto è importante per te avere un riferimento così importante in squadra?

Ho una grandissima stima e ammirazione per Fede, quello che ha fatto a Cortina è davvero incredibile, la sua passione per questo sport è a dir poco esemplare visto che a trentasei anni è ancora lì ad allenarsi per la prossima stagione. Pur non vedendoci tantissimo, visto che lei ha un suo team personale, abbiamo un bellissimo rapporto ed è uno stimolo continuo per me, siamo fortunate ad avere un’atleta del genere in squadra che ci permette sempre di alzare l’asticella, lei e Sofia sono dei punti di riferimento per tutte noi che mantengono sempre un livello altissimo anche in allenamento.  

Ricambio generazionale nelle discipline tecniche femminili, abbiamo già oggi e avremo in futuro ragazze in grado di dire la loro?

Direi proprio di si, nella squadra quest’anno ci sono tantissime giovani che hanno qualità, dalla Collomb alla Valleriani alla Pazzaglia che si stanno affacciando ai palcoscenici importanti. C’è un bel mix tra le nostre campionesse, Federica e Marta, poi ci siamo io e la Peterlini che siamo da anni nel circuito e le giovani che hanno tanta voglia di far bene avendo tanti riferimenti importanti. Non dimentichiamoci anche il settore tecnico, i nostri allenatori, preparatori e skimen, senza di loro non staremmo dove siamo e sotto questo profilo l’Italia è da diversi anni al top nel settore formativo, un lavoro costante che va avanti da anni che sta producendo tantissimi nuovi talenti.

Sei nell’esercito dal 2016, quanto è importante per la vostra carriera di atleti l’appartenere ad un Corpo Militare?

I Corpi militari contano tantissimo, soprattutto quando sei giovane e non hai quel supporto economico che ti permette di esprimerti ad alto livello. Ti permettono di svolgere la vita da atleta senza dover pensare a nulla garantendoti quella serenità e quella stabilità che difficilmente avresti in un contesto differente. Lo sci alpino ha i suoi costi che non tutti possono permettersi, l’Esercito mi ha dato fiducia e non smetterò mai di essere grata a loro per l’opportunità che mi hanno concesso. Tante carriere e tanti successi nel mondo dello sport li dobbiamo a loro e anche quando la nostra vita agonistica giunge al termine indossare una divisa ed avere un lavoro è una cosa importantissima per tutti noi.

Se potessi baratteresti le due medaglie iridate con il bronzo olimpico di Cortina? Un ricordo bello ed uno che cancelleresti nella tua carriera?

Non baratterei le due medaglie ai mondiali col bronzo di Cortina, sono due bellissime gioie ottenute nel team event di cui sono molto orgogliosa e non valgono un bronzo individuale. Tra i ricordi più belli ci metto i momenti di condivisione prima e dopo le gare con i miei fans e la mia famiglia a cui sono particolarmente legata, sono occasioni preziose a cui tengo tantissimo. I momenti più brutti sono senza dubbio legati ai miei infortuni che ahimè possono far parte della carriera di un atleta, ma quelli li cancellerei tra le pagine della mia carriera. Devo anche ammettere che da questi momenti così complicati si lavora molto su se stessi cercando in tutti i modi di rialzarsi per tornare più forti di prima, ma la rottura di un crociato me la sarei risparmiata volentieri.

Sei nella piena maturità agonistica, su quali aspetti pensi di dover migliorare per competere con le migliori?

Sicuramente il lavoro tecnico svolto l’anno scorso ha portato dei buoni risultati, devo continuare su quella linea e consolidare alcuni aspetti lavorando sulla continuità di rendimento. Poi ci sono tante altre piccole cose da sistemare soprattutto sull’adattamento ai diversi tipi di neve, fattore molto importante nel nostro sport. L’anno scorso ho fatto delle ottime manche, ma se vuoi lottare per un podio devi mettere insieme tutti i pezzi e non sbagliare nulla perché il livello è talmente alto che non puoi permetterti il minimo errore, allo stesso tempo devi rischiare e andare a tutta altrimenti il tempo non arriva. Non è facile, ma se sto bene credo e spero di poter fare un ulteriore salto di qualità nella prossima stagione.

Per chiudere, hai deciso cosa vuoi fare da grande? E ad un giovane atleta che sogna una carriera da professionista cosa senti di potergli dire?

In questo momento sono troppo focalizzata sulla mia carriera, non riesco ad andare oltre al planning settimanale per cui non ho proprio la più pallida idea di quello che farò da grande. Rimanere in questo ambiente, che è la mia vita, sarebbe sicuramente interessante e gratificante anche se in questo momento quello che conta è raggiungere i miei obiettivi da atleta. Ad un ragazzo giovane dico soprattutto di divertirsi, di essere sempre concentrati e di non mollare mai anche nei momenti più brutti. Tanto lavoro, tanta dedizione e quella enorme passione che compensa tutte le rinunce e i sacrifici che questa vita richiede.