Raccontiamo lo sport dal 2015 - Direttore Antonio Padellaro
Maggio 18, 2026

A tu per tu con Lisa Vittozzi, l’oro da leggenda nel biathlon di Milano Cortina

A due mesi di distanza dalle Olimpiadi di Cortina, le imprese e le gesta dei nostri atleti sono ancora vive nel ricordo, le trenta medaglie conquistate hanno avuto il potere di raccontare tante storie e di portare alla ribalta atleti ed atlete che dopo quattro anni di sacrifici hanno coronato il sogno massimo della loro carriera. La recente visita degli atleti olimpici azzurri ricevuti con tutti gli onori del caso dal Presidente Mattarella ha di nuovo riacceso i riflettori sul mondo degli sport invernali, un atto doveroso che rende merito ai nostri ragazzi che hanno saputo egregiamente interpretare, a suon di medaglie, la grande opportunità di poter gareggiare in casa.

Tra le favole più belle di questa edizione c’è quella di Lisa Vittozzi che ha regalato all’Italia il primo oro assoluto nel biathlon grazie ad una gara superlativa nella dieci chilometri ad inseguimento arrivando trionfalmente e solitaria al traguardo di Anterselva. Il degno coronamento di una straordinaria carriera per la trentunenne sappadina che dopo l’argento nella staffetta mista è riuscita ad imporsi anche nell’individuale mettendosi al collo le uniche due medaglie che le mancavano in bacheca. Un palmares da brividi che a livello olimpico può contare sulle due perle di Milano- Cortina e sul bronzo di Pyeonchang 2018 nella staffetta mista, a cui vanno aggiunti tantissimi risultati sia ai Mondiali che in Coppa del Mondo. Dodici le medaglie iridiate con due ori, uno in staffetta nel 2023 e uno indivuduale nel 2024, sei argenti e quattro bronzi oltre ai due ori e due argenti juniores, una Coppa del Mondo assoluta e quelle di specialità nell’inseguimento e nell’individuale nel 2024.

A queste vanno aggiunte le tre coppe di specialità nell’individuale ottenute nel 2019 -2023 e i cinquantacinque podi ottenuti in Coppa del Mondo con quindici successi, diciannove secondi e ventuno terzi posti, numeri impressionanti di un’atleta che è riuscita a rimanere sempre competitiva nel tempo pur avendo dovuto affrontare negli anni situazioni critiche a livello personale dalle quali si è sempre sollevata ritornando più forte di prima. Una ragazza limpida, un po’ introversa, ma solare che con grinta e determinazione sta scrivendo la storia di una disciplina complessa come il biathlon, che oltre all’allenamento e alla fatica fisica richiede un enorme livello di concentrazione mentale.

Abbiamo avuto il grande onore di poter condividere a freddo le impressioni e le sensazioni di queste due splendide medaglie a cinque cerchi e di rivivere le tappe più importanti della sua carriera ricca di successi con la consapevolezza che l’appetito vien mangiando e che Lisa saprà ancora regalarci in futuro tantissime altre soddisfazioni.

Lisa, partiamo da questa stagione appena conclusa in cui hai fatto la storia regalandoci il primo oro olimpico assoluto nel biathlon. Ricordi e sensazioni di questa fantastica esperienza olimpica culminata con l’onore di essere porta bandiera alla cerimonia di chiusura?

Quello che mi ha portato all’Olimpiade in Italia è stato un viaggio bellissimo, ma allo stesso tempo molto impegnativo. Ritrovarmi al cancelletto di partenza della prima gara, davanti a tutti i tifosi italiani, mi ha regalato una sensazione che porterò sempre con me: un momento unico, che non tutti hanno il privilegio di vivere, e che mi ha fatta sentire profondamente grata e orgogliosa. L’oro olimpico ha sancito per l’ennesima volta la mia rinascita, scatenando un mix di emozioni che continuano a vivere dentro di me; spiegarle a parole sarebbe riduttivo. Due giorni dopo la medaglia, quando il Presidente Buonfiglio mi ha chiamata per chiedermi di fare da portabandiera alla cerimonia di chiusura, ero incredula: non me lo aspettavo assolutamente, ma ne sono stata davvero felice e onorata.

Oltre all’oro individuale anche l’argento in staffetta, sintomo evidente di una grande competitività del nostro biathlon sia a livello maschile che femminile? Possiamo dormire sogni tranquilli per il futuro?

Il movimento del biathlon sta crescendo e, sebbene il panorama internazionale sia sempre più competitivo, credo stiano emergendo giovani molto promettenti: siamo decisamente sulla buona strada.

La tua storia è legata a quella magica comunità sappadina che da anni sforna campioni e medaglie. Come hai iniziato e cosa ti ha spinto a scegliere il biathlon? E quando hai capito che questo sport sarebbe diventato la tua vita?

Fin da piccola ero una bambina iperattiva, amavo giocare all’aria aperta e nutrivo una passione smisurata per il calcio.Ho provato diverse discipline, come tennis, nuoto e arrampicata, ma inizialmente mai gli sport invernali. Ci fu però un episodio che segnò la mia vita: essendo nata a febbraio, organizzai la mia festa di compleanno di sabato, ma non si presentò nessuno perché erano tutti impegnati nelle gare di sci. Fu in quel momento che chiesi a mia mamma di iscrivermi allo sci nordico; all’inizio l’ho fatto solo per stare con gli amici, ma man mano è diventata la mia più grande passione e da allora non ho più smesso. Più avanti mi è stato proposto di provare il biathlon ed è stato amore a prima vista: penso di aver avuto un talento naturale per questo sport.

Le metodologie di allenamento che impone uno sport complesso come il biathlon sia a livello fisico che mentale? Com’è strutturata la tua preparazione e quali sono le tue figure di riferimento che ti seguono in entrambi gli aspetti?

La preparazione nel biathlon richiede un lavoro lungo e costante che si snoda su tutto l’anno, da maggio fino alla conclusione della stagione a marzo. Nei primi mesi ci concentriamo soprattutto sulla costruzione della base fisica: tanto lavoro di resistenza aerobica tramite allenamenti lunghi, affiancati dal potenziamento muscolare e dal perfezionamento della tecnica sugli skiroll. È una fase cruciale per gettare le basi dell’intera stagione. Anche il tiro segue un approccio graduale: partiamo dalla precisione da fermo, curando la tecnica senza affaticamento, per poi passare, dopo qualche settimana, al tiro sotto sforzo, integrandolo direttamente nelle sessioni di corsa o skiroll. Così facendo riusciamo a simulare in modo sempre più realistico le condizioni di gara. Con l’avvicinarsi dell’inverno, tra ottobre e novembre, i volumi di lavoro si riducono a favore dell’intensità, rifinendo quanto costruito nei mesi precedenti per arrivare pronti alle competizioni agonistiche. Durante il periodo delle gare, invece, l’allenamento è finalizzato principalmente al mantenimento e alla gestione della forma.

Nel mio percorso sono state determinanti due figure: Edoardo Mezzaro per il tiro e Alexander Inderst per la preparazione atletica. Insieme a loro ho costruito e affinato il mio metodo di allenamento, sia sotto il profilo tecnico che fisico.

Nella tua carriera hai affrontato momenti difficili e dolorosi. In che modo hai trovato la forza di uscirne e chi ti è stato di aiuto in questi momenti così duri?

Nei momenti più bui della mia carriera ho dovuto imparare a fermarmi per prendermi cura di me stessa. La pressione era diventata troppa e, nonostante non sia nel mio carattere arrendermi, ho trovato la forza di andare contro la mia stessa natura per poter guarire. Ogni giorno mi ponevo un unico traguardo: le Olimpiadi. Grazie al supporto del mio fidanzato, della mia famiglia, del mio psicologo, dei miei allenatori e di tante altre persone, ho lavorato passo dopo passo per tornare alla mia forma migliore. È stato un percorso estenuante, costellato di dubbi e incertezze. Ci sono stati istanti in cui mi sono chiesta se ce l’avrei mai fatta. Tuttavia, la determinazione e l’appoggio di chi crede in te fanno davvero la differenza. Quando il 15 febbraio ho alzato le braccia al cielo, sono stata travolta da una gratitudine immensa e da un orgoglio profondo. Questo viaggio mi ha insegnato che le difficoltà non rappresentano mai una fine, ma piuttosto un’opportunità per scoprire la propria forza interiore e per crescere, giorno dopo giorno.

L’importanza per voi atleti di vertice di appartenere ad un Corpo Militare: è una grande opportunità e una grande sicurezza per voi? Quanto e in che modalità ti supporta l’Arma dei Carabinieri?

Ho avuto la fortuna di entrare nel Corpo Forestale dello Stato ad appena 17 anni e, successivamente nel 2017, di transitare nell’Arma dei Carabinieri. Per me è stato un passaggio vitale: mi ha permesso non solo di dedicarmi a tempo pieno al mio sport in totale indipendenza, ma anche di sentirmi parte di una famiglia solida. Appartenere ai Carabinieri significa poter contare su un sostegno reale, una rete che ti tutela e ti incoraggia quotidianamente. Sapere di avere questo supporto mi trasmette sicurezza, forza e motivazione, perché affrontare sfide così importanti da soli è decisamente più complesso. È un privilegio che infonde fiducia e che consente di crescere sia come atleta che come persona.

Nella tua straordinaria carriera c’è una delusione che proprio non ti è andata giù?

Ci sono state tante delusioni che ho faticato a mandare giù, ma è proprio grazie a quelle se oggi sono la persona e l’atleta che vedete:ognuna di esse mi ha lasciato un insegnamento e mi ha fatta crescere. Non ho alcun rimpianto, rifarei esattamente tutto quello che ho fatto.

Il tuo rapporto con i social: in che modo li utilizzi? Sono a tuo avviso uno strumento importante per pubblicizzare sport che hanno poca visibilità tra i media generalisti?

Considero i social network come una vetrina dedicata quasi esclusivamente alla mia carriera sportiva, uno spazio utile per valorizzare i miei sponsor e per mantenere un legame con i tifosi.Per la mia sfera privata, invece, preferisco mantenere un profilo molto più riservato. Per quanto riguarda la promozione della nostra disciplina, credo che i social siano uno strumento prezioso, ma da soli non sufficienti. Ritengo che il fatto che il nostro sport non goda ancora di una copertura televisiva nazionale rappresenti una grande sconfitta per tutto il movimento. A questo va ad aggiungersi la scarsa attenzione dei media tradizionali, che continuano a privilegiare i soliti sport, oscurando tutti gli altri persino di fronte a successi olimpici. È un po’ triste constatare queste disparità: in fondo siamo tutti atleti uniti dalla stessa dedizione, e tutti meriteremmo la medesima dignità e attenzione mediatica.

Per chiudere vorrei chiederti se hai deciso cosa farai da grande: dove si immagina Lisa Vittozzi da qui a dieci anni? E ad un giovane biathleta che sogna, magari, una carriera come la tua, cosa ti senti di dire?

Sinceramente non so ancora cosa farò da grande; preferisco vivere il presente e concentrarmi su ciò che posso fare oggi: spingere lo sguardo troppo in là rischia soltanto di generare ansia. Ad un giovane biathleta che sogna una carriera come la mia direi di nutrire sempre grandi sogni e obiettivi ambiziosi, tenendo però a mente che il percorso non sarà mai lineare. È fondamentale dare il 100% in ogni singolo allenamento e in ogni gara, avere fiducia nel processo e godersi ogni momento. Non bisogna avere la fretta di arrivare: il vero segreto sta nell’amare ciò che si fa e nel divertirsi, perché è esattamente dalla passione che nascono le soddisfazioni migliori.