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Gerhard Berger, l’uomo del ritorno

Gerhard Berger, l’uomo del ritorno

Correva l’anno 1987. L’ultimo intero del ‘Drake’ Enzo Ferrari. Domenica 20 settembre in Portogallo andava in scena la settima edizione del Gran Premio lusitano (la quarta consecutiva all’Estoril), ventotto giorni dopo la tragedia di Didier Pironi. Vinse Alain Prost e terzo giunse Nelson Piquet. Secondo Berger, al primo podio con la Ferrari. Il ‘Professore’ e il brasiliano, con i quali diciassette mesi prima aveva condiviso le premiazioni a Imola. L’austriaco e il francese si scambieranno poi le monoposto.

”Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano’‘, canta Antonello Venditti in ‘Amici mai’. Il cantautore romano ha ragione, perché Gehrard riabbraccerà il Cavallino (senza il Drake). Sbagliando però avverbio, considerate le grandi amicizie con Senna e Alesi.

E allora era destino che salisse per la prima volta sul podio in quel Gran Premio di San Marino del 1986. Tre anni prima della grande paura alla curva del Tamburello (…), quando la Rossa n°28 prese fuoco: fondamentali i rapidi soccorsi degli addetti antincendio.

<<Dopo l’incidente Ayrton venne a trovarmi in ospedale e pensavamo che quella curva dovesse essere modificata perché troppo pericolosa. Tornati sul circuito, ci accorgemmo però che dietro quel punto scorreva il fiume>>,  il racconto del pilota austriaco in una puntata del programma televisivo Sfide dedicata al driver paulista.

Il 1989 è stato l’anno dell’arrivederci al Cavallino, il primo senza Enzo Ferrari. Si è parlato più volte di quella memorabile e romantica doppietta a Monza poche settimane dopo la scomparsa del fondatore: una regia dietro la vittoria di Gerhard, l’ultimo pilota che il Drake ha scelto e osservato in pista (a differenza di Mansell).

Ha chiuso la carriera nel 1997 alla Benetton (un altro ritorno), con Alesi al suo fianco. Anno – anche – dell’ultimo successo, il 27 luglio a Hockenheim. Non esultava da un altro Gran Premio di Germania: quello del 1994 che aveva interrotto il digiuno di vittorie dopo quasi quattro anni. Il periodo più lungo nella storia del Cavallino senza neppure una vittoria.

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