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A tu per tu con Luigi Mastrangelo, il “Muro” azzurro

A tu per tu con Luigi Mastrangelo, il “Muro” azzurro

Abbiamo avuto il grande piacere di intervistare Luigi Mastrangelo, grandissimo ex pallavolista azzurro. Di ruolo centrale in carriera ha ottenuto numerosi successi tra cui un trionfo nel campionato italiano, 4 coppe Italia, 2 Supercoppe, 4 coppa CEV, 1 Supercoppa Europea. Con la nazionale italiana con cui colleziona 335 presenze dal 2009 al 2012 ottiene 3 successi ai campionati Europei oltre ad un secondo posto, 2 World League oltre a due secondi posti ed un terzo posto, un Argento alla coppa del Mondo, un bronzo alla Grand Champions Cup e 2 bronzi e un Argento alle Olimpiadi. Ecco cosa ci ha detto.

Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

Ho iniziato a giocare tardi, a 17 anni. Nasco come calciatore e cambiai sport per l’altezza esagerata e nel calcio non avrei avuto futuro. Nel mio paese, Mottola, c’era una squadra di pallavolo e mi invitarono a giocare e provare. E da lì per 21 anni continuai a giocare fino ai 38 anni quando mi ritirai.

Avevi qualche pallavolista di riferimento o che volevi emulare?

Non avevo in particolare dei pallavolisti di riferimento, sono sempre andato avanti con il mio stile e il mio modo di giocare. Ai tempi guardavo quella generazione di fenomeni quali Lucchetta, Zorzi, Bernardi. Simpatizzavo per Lucchetta per il suo taglio di capelli “pazzerello” e per il personaggio che è.

Con l’Italia sei stato protagonista per ben 13 anni collezionando 335 presenze e ottenendo importanti risultati sfiorando anche l’oro ad Atene 2004. Quale è stato il momento più bello e quale quello più brutto a livello sportivo?

Il momento più bello della mia carriera è stato l’apertura dei Giochi Olimpici del 2000 a Sidney ed essere in quello stadio con tanti atleti importanti, tutti a concorrere per un sogno, per vincere una medaglia è emozionante. E un altro bellissimo momento per me fu la vittoria all’Europeo del 2005 a Roma dove trionfammo davanti ad uno stracolmo PalaEur. Invece il momento più brutto fu la sconfitta contro il Brasile nella finale delle Olimpiadi di Atene 2004, anche se quell’argento lo considerammo un oro bianco poiché quel Brasile era fortissimo, il Brasile più forte di tutti i tempi.

Nella pallavolo attuale nel movimento italiano vedi differenze rispetto a quando giocavi tu?

Sì, vedo tante differenze. Intanto è diventata una pallavolo più fisica che tecnica perdendo bellezza e stile. La tecnica nel volley è bella da vedere e fa la differenza. Ad esempio nel mio ruolo di Gigi Mastrangelo se ne vedono pochi (ride ndr), adesso basta essere alti per giocare a pallavolo. Dovrebbero mostrare i nostri video ai ragazzi di oggi per trasmettere qualcosa in più e nella mia pallavolo c’era più seguito e i palazzetti erano sempre pieni. Oggi si segue la pallavolo solo quando si arriva ad una finale di un Europeo o di un Mondiale o alle Olimpiadi.

Attualmente c’è un pallavolista in cui ti rivedi?

Fisicamente e tecnicamente non ce ne sono e me ne son reso conto già agli ultimi mondiali in Italia quando li commentai per la RAI e il livello nel mio ruolo era calato moltissimo. Se intendi il giocatore e personaggio insieme di giocatori che giocano in Italia non c’è nessuno poiché essendo uno sport poco televisivo non si ha seguito, tranne nel caso in cui si fa una strada televisiva per conto proprio. È diventato personaggio Zaytsev e potrei dire lui ma abbiamo due ruoli diversi e non paragonabili. E oggi é molto difficile emergere per un centrale.

Da quando hai smesso di giocare hai mai pensato di allenare?

Ogni tanto mi è venuta questa idea ma mi hanno frenato alcune situazioni nelle quali giocatori importanti che per la pallavolo hanno fatto tantissimo sono stati trattati malissimo e in questo sport i grandi nomi non vengono valorizzati ed è un peccato. Avendo un contratto che vale zero si rovina in poco tempo tutto ciò che si è costruito di buono in carriera. E andarmi a rinchiudere nuovamente in un palazzetto non tanto mi piace dopo una vita trascorsa nei palazzetti.

In ultimo, anche se il presente è incerto, se avessi la possibilità di vedere un attimo il futuro dove ti vedresti tra 10 anni? Nel campo dello sport o altrove?

Tra 10 anni mi vedo sicuramente nel mondo dello sport ma non nei palazzetti ad allenare, ma magari da commentatore televisivo commentando il campionato italiano o anche il mondo della politica non mi dispiacerebbe.

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