Il successo trionfale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina ha avuto il grande merito di portare alla ribalta discipline meno conosciute a livello mediatico, sport che non godono dei riflettori quotidiani dei media che hanno avuto in questa kermesse la grande opportunità di essere visibili ad una platea enorme di tifosi e appassionati. Tra questi sport del ghiaccio ce n’è uno in particolare che da anni attira la curiosità e l’attenzione di massa grazie alle sue eccezionali peculiarità, stiamo parlando del curling. Uno sport complesso ed emotivamente coinvolgente che unisce preparazione fisica e strategia, lucidità e freddezza, tutti elementi che messi insieme lo rendono fruibile ed appetibile al pubblico.
Se a questo interesse diffuso uniamo le soddisfazioni che questo sport ha saputo regalare negli anni agli azzurri il gioco è fatto e la curlingmania è ormai un fenomeno di massa. Di chi è il merito di tutto ciò? Di una ragazza dal nome Stefania Constantini e di un ragazzo di nome Amos Mosaner, la mitica coppia del doppio misto che ha saputo regalarci un incredibile oro a Pechino 2022 e un fantastico bronzo, prova di una eccellente competitività, quattro anni dopo nelle Olimpiadi nostrane. Il trentunenne di Cembra dopo aver praticato diversi sport, dal calcio al ciclismo su strada, si è messo da subito in luce a diciassette anni, ai giochi olimpici giovanili di Innsbruck nel 2012 ottenendo un argento nella prova a squadre mista, viatico importante per decidere che il curling sarebbe stata la sua strada giusta. Nello stesso anno arriverà l’oro europeo con la nazionale juniores a Copenaghen, confermato l’anno successivo a Praga e da qui in poi si comincerà a far sul serio a livello senior.
Tre bronzi europei a squadre tra il 2018 e il 2022 a Tallinn, Lillehammer e Ostersund e due ai mondiali di Las Vegas 2022 e Schaffhausen 2024 proiettano la nostra nazionale tra i club più importanti del curling odierno, risultati conseguiti in pochi anni con impegno e dedizione senza risorse e mezzi faraonici. Un’altra enorme soddisfazione Amos saprà prendersela nel doppio misto ai Mondiali di Fredericton nel 2025, un altro splendido oro che confermerà che l’exploit di Pechino non è stato assolutamente un caso dando il là alla cavalcata olimpica italiana che si è conclusa sul gradino più basso del podio. Una medaglia di legno ai recenti mondiali di doppio misto di Ginevra lascia un pizzico di amaro in bocca, ma ciò non toglie nulla ai meriti di questo ragazzone sincero e talentuoso che abbiamo avuto il piacere di intervistare.
Amos buongiorno, partiamo doverosamente con un bilancio della scorsa stagione ricco di importanti appuntamenti internazionali. Sei soddisfatto in generale o resta qualche piccolo rimpianto?
Se dovessi pensare ad un voto complessivo a questa stagione mi darei un sette, ci siamo riconfermati nel misto con un bronzo a Cortina mantenendoci competitivi ad alto livello. Per quanto riguarda la squadra abbiamo fatto una buona stagione nelle tappe del grande slam e di coppa del mondo arrivando anche in semifinale agli europei, ma purtroppo siamo un po’ venuti meno alle olimpiadi che erano ovviamente l’obiettivo principale di questa stagione. Peccato anche per il quarto posto nel misto ai mondiali di Ginevra, ma ribadisco che il livello è altissimo e non è sempre facile riuscire ad entrare tra i primi tre. Ora ci stiamo ricaricando per la prossima stagione che sarà come sempre ricca di appuntamenti internazionali.
Un passo indietro alle Olimpiadi di Cortina, con quali emozioni l’avete vissuta e cosa vi portate dentro sia a livello umano che professionale?
Mi porto dentro prima di tutto l’affetto di tutta la gente e di tutti i tifosi che ci hanno sostenuto in maniera incredibile. Un’organizzazione perfetta e il privilegio di poter gareggiare a casa mia davanti alla mia gente, un immenso onore ed anche una grande responsabilità. Emozioni uniche ed irripetibili unite anche al fatto di essere stato uno dei quattro porta bandiera, cosa che non capita tutti i giorni. Avere l’opportunità di sfilare insieme a Federica Brignone a Cortina rappresentando il mio Paese mi ha fatto davvero venire i brividi, e poi mettiamoci anche l’orgoglio di aver raggiunto il record massimo di medaglie con trenta podi, un’edizione che resterà per sempre scolpita tra i ricordi più importanti della mia carriera.
La tua storia, come hai iniziato ad approcciare questo sport e quando hai capito che il curling avrebbe potuto essere la tua strada?
Da ragazzino ho avuto la fortuna di poter praticare diversi sport tra cui, oltre al curling, il ciclismo e il calcio, ma non era facile barcamenarsi tra gli studi e le troppe attività sportive per cui ho deciso a malincuore di lasciare il calcio. Da ottobre a marzo mi dedicavo al curling e da aprile a settembre al ciclismo dove ho continuato fino alla categoria allievi. Poi ho deciso, dopo i risultati positivi degli europei del 2012 con l’argento di Innsbruck, di dedicarmi completamente al curling e ho visto che step by step si migliorava ogni anno, questo mi ha dato quella spinta e quella motivazione che si è tradotta in un’ascesa ai massimi livelli internazionali che dura ormai da quasi dieci anni. Col senno di poi credo di aver fatto la scelta giusta puntando su una disciplina che fino a pochi anni fa era del tutto sconosciuta.
Hai avuto il grande merito insieme a Stefania Costantini di portare il curling alla ribalta del grande pubblico, un grande onore e una grande responsabilità che vi ha cambiato la vita rendendovi mediaticamente riconoscibili al grande pubblico?
Siamo fieri di aver fatto conoscere questa disciplina agli italiani, se ci pensi alle Olimpiadi di Torino di vent’anni fa il curling italiano non esisteva, grazie a quello storico oro di Pechino 2022 ed essere riusciti ad aggiudicarci una medaglia anche in questa edizione sicuramente ci ha reso ancora più visibili sotto i riflettori mediatici. Questo si è tramutato in un interesse crescente anche verso di noi, tanta gente mi contatta e mi scrive sui social per complimentarsi e anche per avere informazioni su come e dove praticare questo sport, questo non può farmi che piacere perché la crescita del curling in Italia è il frutto anche del nostro lavoro e dei nostri risultati in pista.
Preparazione e metodologie di allenamento. Quante ore dedicate al vostro sport e quali sono le vostre figure di riferimento sia a livello fisico che mentale?
Cominciamo da inizio agosto a fine aprile sul ghiaccio, ma adesso in questa fase da maggio a luglio durante la nostra off-season non siamo ovviamente fermi e ci alleniamo a secco. Cinque sessioni a settimana con due sedute di pesi affiancate alla parte cardio in bicicletta, sono seguito dal mio preparatore dell’istituto della medicina dello sport del Coni con cui pianifichiamo i carichi di lavoro a seconda degli obiettivi della stagione. Da ottobre si comincia con una o due sessioni al giorno sul ghiaccio e due o tre sedute di pesi di mantenimento a settimana, mentre per la parte mentale per ora non abbiamo una figura specifica che invece avevamo in passato fino al 2022. Con Stefania ne stiamo parlando e stiamo valutando l’innesto di un professionista per avere quei margini di miglioramento necessari a livelli così alti per gestire al meglio lo stress nelle gare che spesso si decidono per un soffio.
I vostri incontri olimpici col Presidente Mattarella, è vero che è anche un grande appassionato di curling?
E’ una figura eccezionale, una persona ricca di un’umanità straordinaria e contagiosa. Abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrarlo e di pranzare con lui al villaggio olimpico, cosa che non capita tutti i giorni nella vita. Siamo riusciti a scambiare due battute con lui e mi ha sorpreso, ci ha fatto delle domande sul curling, alcune anche molto tecniche che francamente non mi aspettavo. Poi nell’occasione della cerimonia post-olimpica mi ha ribadito che ha seguito molte delle nostre gare in tv, un altro regalo inaspettato che questo grande Presidente ci ha saputo donare, credo davvero che sia una figura straordinaria di cui tutto il Paese debba esser fiero.
Quali sono le caratteristiche che deve avere un atleta di vertice nel curling? Talento e predisposizione o solo tanto allenamento e dedizione?
Sicuramente anche in questo sport si nasce con una predisposizione genetica, ma con l’impegno quotidiano e tanto, tanto lavoro si riesce a diventare atleti di buon livello. Il talento nel curling lo vedi sia nella tecnica dell’esecuzione del tiro, che è una componente istintiva, che nella parte strategica e mentale dove alcune componenti caratteriali emergono. Avere una tecnica di livello e la giusta freddezza nei momenti decisivi possono fare la differenza, ma ciò non toglie che questi fattori possano essere allenati con costanza rendendo anche un giocatore non particolarmente dotato un ottimo professionista. Oggi a livello fisico ed atletico c’è una competitività notevole, la differenza spesso e volentieri è nei dettagli di questo complesso e diabolico sport.
Il movimento di base e il ricambio generazionale nel vostro sport, possiamo dormire sogni tranquilli per il futuro? In quante e quali strutture è possibile praticarlo?
Il movimento di base giovanile è ricco di ragazzi che stanno crescendo e stanno migliorando, soprattutto a livello maschile in cui abbiamo delle belle squadrette molto promettenti. Nella parte femminile si fa un po’ più fatica, ma il problema più importante che condividono sia maschi che femmine è dovuto alla mancanza di strutture e impianti nel centro sud. Gli impianti si trovano a Claut in Friuli, a Cortina in Veneto, Brunico e Cembra in Trentino Alto Adige, Pinerolo e Torino in Piemonte, sei impianti in tutto, direi un pò pochini. Servirebbero due impianti nelle grandi città, penso a Milano e a Roma che hanno un bacino d’utenza enorme e amplierebbero di sicuro il numero di iscritti o di semplici praticanti. Sarebbe auspicabile che in città così grandi ci fossero degli impianti poli-funzionali dedicati al ghiaccio in generale con tanto di foresteria per gli atleti, non solo quattro piste di curling messi lì fine a sè stesse. Questo sarebbe un bel volano anche per il curling che di sicuro ha un trend in crescita e attira tanta attenzione e curiosità.
C’è un momento o un ricordo nella tua carriera particolare al quale ogni tanto ripensi? E se potessi viaggiare indietro nel tempo c’è una partita che rigiocheresti da zero?
Un momento importante legato alla mia carriera è legato ad una specie di rinascita che ha seguito un fisiologico appagamento a seguito dell’oro di Pechino, grazie al mio preparatore Andrea Cardone con cui sono riuscito a ritrovare quella spinta e quella fiamma interiore che mi ha fatto ritrovare le giuste motivazioni e a ripartire più forte di prima. Rigiocherei senz’altro due gare olimpiche di Cortina, la semifinale di doppio misto contro gli Stati Uniti e la gara maschile contro la Germania, sarebbe bello poterle ripetere, ma il bello dello sport è anche questo e le delusioni fanno parte del gioco e sono e saranno uno sprone ulteriore per le prossime sfide.
Per chiudere vorrei sapere se hai deciso cosa vuoi fare da grande, rimanere comunque in questo mondo? E dammi tre buoni motivi per indurre un giovane a praticare questo sport.
Premesso che un atleta in questo sport, con lo staff e le motivazioni giuste, può arrivare anche fino a quarant’anni credo di voler rimanere volentieri in questo ambiente come allenatore mettendo a disposizione la mia esperienza per cercare di far crescere i nostri giovani, sarebbe fantastico. Abbiamo poche figure tecniche italiane c’è bisogno di nuovi allenatori e formatori che non vengano necessariamente dall’estero. Ad un giovane dico di provare innanzitutto perché il curling è uno sport di nicchia dove ti diverti e fai squadra, e affascinante perché ci vuole studio della tecnica e tanta strategia, e poi perché è un po’ come una partita a scacchi non statica, ma molto dinamica in cui fai esperienza sul campo provando quella sana scarica di adrenalina.
