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Un Angelo per la Grecia

Compie oggi 42 anni Angelos Charisteas, l’ormai ex calciatore greco, che grazie ai suoi goal e le prestazioni portò la sua Nazionale sul tetto d’Europa. Il nostro tributo a un protagonista di un’impresa praticamente impossibile.

Fare del proprio limite una possibilità. Fare della propria ferita una risorsa. 
Più di noi, che forse spesso diamo retta ad onde emotive seguendo una corrente, il popolo greco questo lo sa bene. Ci è nato con questa strana commistione tra cultura e bellezza, ma anche tenacia da immortali. Ludica e godereccia, spartana e militare. Convive molto e molto marcata nel loro dna. Spesso sconfitti, sì, ma mai con il disonore dei voltagabbana.
In questo momento atroce per il popolo greco, spero davvero che qualcosa torni a guidarli verso un farcela ancora una volta. Gli incendi devastanti hanno annullato in poche ore vite che avevano una vita e perfino il mare non ha potuto accogliere in tempo chi cercava scampo. Ci vorrebbe qualcosa, anche di ultraterreno. Un angelo. Impossibile eh?

Però speriamo che un giorno tutto questo sia un ricordo atroce e doloroso, ma ricordo. E forse in questo momento serve poco, ma spesso il calcio è stato metafora della vita e almeno una volta, la Grecia seppe dimostrare a tutti che dei propri limiti aveva fatto risorsa e che a guidarli non c’era un angelo sovrannaturale, ma un Angelos molto terreno, che baciava palloni con la fronte.

Erano 18 anni fa, si giocava un Europeo in cui tutte le grandi aspiravano a fare le regine. Le pretendenti alla corona erano tutte le nazionali che di lì a poco avrebbero detto la loro. Francia, Italia, Repubblica Ceca, Russia, poi il Portogallo padrone di casa, L’Inghilterra che danno tutti per vincente e puntualmente si polverizza. Figuratevi in questa congrega di bonazze, in questa “Miss Europa” con tante nazionali con le misure giuste, se qualcuno guardava lei. La Grecia. Una squadra che non si truccava, non si abbelliva. Che le provava tutte, come a scuola. Si applicava, era volenterosa, ma non rendeva. E poi lui. Santa pace. Angelos Charisteas. Uno che la mette dentro quasi mai. Che segna come un centrocampista e che non viene da annate memorabili. Però lo si mette in campo, perchè è lungo e perchè ci mette cuore. Stai sicuro che non la rende la vita facile agli avversari.

Quella Grecia, mentre tutte le regine inciampavano sui tacchi, perdevano la corona, si guardavano allo specchio arrivando in ritardo, mise in fila tutti. Vinse contro Francia e Repubblica Ceca, pareggiò con la Spagna. Ma soprattutto incontrò i padroni portoghesi per due volte. Battendoli sempre.

Lui, Aggelos Charisteas, fece tre gol importanti. Quello che sbattè fuori la Francia per primo. Poi quello del pareggio contro la Spagna. Ma soprattutto quello con cui baciò con la fronte il pallone che al minuto 57 di una partita difficile, decise che la Grecia aveva qualcosa da dire. Vinse l’Europeo. 
Almeno una volta, contro ogni pronostico, contro ogni possibilità che le leggi fisiche concedono. Contro qualsiasi episodio. Una tenacia che ha sopperito alle lacune.
E un Angelo che per due volte volò a prendere un pallone in cielo.

Con questa immagine, del farcela, del resistere, del battersi come i 300 spartani contro l’onda d’urto e contro i lutti rovinosi, spero di rivedere La Grecia. Perchè si sa, quando tutti dicono che è finita, magari per qualcuno è appena ricominciata. Con tutto il cuore. Con questa foto di grinta e di rinascita.

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