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Bruno Neri, storia del calciatore partigiano che non si piegò al Fascismo

Bruno Neri, storia del calciatore partigiano che non si piegò al Fascismo

Nel giorno in cui si celebra la caduta del fascismo, datata 25 luglio 1945, vi raccontiamo la storia di un calciatore che durante il regime non si piegò mai, e rimase nella storia del calcio, ma non solo, per un gesto che manifestò il suo totale dissenso a Mussolini. Il suo nome era Bruno Neri.

Lo scorso ottobre la cronaca quotidiana fu monopolizzata dalle contestazioni su più fronti per quanto fatto dai giocatori turchi durante le partite della nazionale impegnata nelle qualificazioni di Euro 2020. Il saluto militare a fine gara fu visto come un sostegno all’operazione militare di Erdogan in Siria contro il popolo curdo. Parallelamente, è avanzata anche l’ipotesi secondo la quale i calciatori turchi abbiano assunto tale condotta perché obbligati “dall’alto” o semplicemente per evitare ritorsioni come quelle patite dell’ex Inter Hakan Sukur o dal giocatore Nba Enes Kanter.

Ma nel corso della storia dello Sport, c’è chi ha messo a repentaglio la sua vita, rischiando tutto in prima persona pur di non piegarsi al volere dei Regimi e della sua propaganda. Atleti, i cui gesti sono diventati simboli eterni, più preziosi di qualsiasi trofeo.

L’esempio italiano per eccellenza è sicuramente Bruno Neri. Il calciatore che, ribellandosi al potere governante, è diventato un “eroe” popolare, ma non per quanto fatto vedere sul campo, ma fuori. E’ successo in Italia. Ai tempi del fascismo. Quando Neri vestiva la maglia della Fiorentina. Ancora oggi, lo ricordano come il “calciatore partigiano”. Per via di quella sua militanza antifascista che lo portò, una volta scoppiata la guerra, a decidere di imbracciare perfino le armi.

Ma il gesto che entrerà per sempre negli almanacchi della storia del calcio, accadrà in un giorno del 1931. Quando a Firenze si deve inaugurare il nuovo stadio progettato dall’architetto Pier Luigi Nervi. Un impianto voluto direttamente dal Duce, che infatti sarà progettato a forma di lettera “D”.  Si sarebbe chiamato “Giovanni Berta”, in onore del celebre squadrista fiorentino. Per poi negli anni successivi, diventare dapprima lo “Stadio Comunale” e poi successivamente (come si chiama oggi) “Artemio Franchi”.

La partita inaugurale è prevista il 13 settembre del 1931. Quel giorno è infatti in programma la sfida tra la squadra di casa la Fiorentina e la compagine austriaca dell’Admira Vienna. Sugli spalti gli spettatori presenti sono 12 mila. Lo stadio può contenerne molti di più ma i lavori non sono ancora stati terminati. Prima del fischio di inizio è previsto (come di norma) il saluto alle autorità presenti in tribuna. Per l’occasione, quel giorno, allo stadio “Berta” ci sono anche il podestà fiorentino Della Gherardesca e altri gerarchi fascisti . Quando l’arbitro fischia, i giocatori della Fiorentina sollevano il braccio destro per omaggiare i rappresentanti del regime. Tutti meno che uno. Lui, Bruno Neri il quale sarà l’unico di quella formazione a non rivolgere verso le autorità il consueto “saluto romano” (come fece, allo stesso modo, Matthias Sindelar in occasione di Germania-Austria). Nonostante sia ancora un calciatore,  Bruno Neri è già un convinto antifascista. Il quale, molti anni più tardi, dopo l’armistizio di Cassibile nel 1943, deciderà di arruolarsi nella Resistenza partigiana. Assumendo il ruolo di comandante del Battaglione Ravenna, con il nome di battaglia “Berni”.

La guerra, tuttavia, non gli impedisce di continuare a giocare a pallone. Con la maglia del Faenza, nel 1944, partecipa infatti al campionato Alta Italia. Sarà quello, l’ultimo campionato della sua vita. Morirà infatti, il 10 luglio del 1944 dopo uno scontro a fuoco con i soldati tedeschi avvenuto ad Eremo di Gamogna, sulle montagne dell’Appenino tosco-Romagnolo. Da quel giorno, Bruno Neri detto “Berni” diventerà per tutti il calciatore partigiano.

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Commenti

8 Comments

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    Raimondo Deriu

    Aprile 25, 2016 at 12:00 pm

    Anche Bruno Venturimi, Portiere della nazionale olimpica che vinse l’oro a Berlino, si rifiutò durante la premiazione di fronte a Hitler di fare il saluto romano. Un carrarese mite che non nascose mai il suo essere antifascista e che fino alla fine, il marzo del 1991, parlava con i giovani raccontando il calcio giusto e pulito.

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    Saverio Gpallav

    Ottobre 13, 2017 at 5:22 pm

    interessante e sconosciuta pagina di storia. indubbiamente un atto di coraggio. Si sa quali conseguenze ebbe il mancato saluto? trattandosi di una dittatura sicuramente più serie di quelle che rischierebbe un giocatore oggi se facesse un simile saluto alle autorità

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    Ramirez

    Ottobre 12, 2018 at 6:35 pm

    Strano, si ricordano solo e soltanto i ribelli ai regimi di destra (fascismo, nazismo, ecc.)ma mai e poi mai i ribelli dei paesi cosiddetti comunisti… eppure anche là ci sono stati dei ribelli!!!

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    Remo Rapino

    Ottobre 12, 2018 at 7:39 pm

    In Esercizi di ribellione, Carabba Edizioni – Lanciano, c’è un racconto, Alla terra venimmo come angeli, dedicato alla storia di Bruno Neri. Dal racconto anche una lettura teatrale in quel di Faenza durante il festival della letteratura, organizzato dal compianto Guido Leotta e Moby Dick. Chi scrive ne è l’autore. Bello riscoprire questi sentieri di libertà. Oggi soprattutto. Mi auguro che qualcuno avverta la curiosità di leggere. Grazie

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    Marco

    Ottobre 14, 2018 at 2:55 am

    Interessante, bisogna pure considerare che aveva solo 21 anni (poco più che un ragazzo) quando scelse di non salutare…

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    Stefano

    Ottobre 16, 2018 at 4:48 pm

    Sono un tifoso Viola e non conoscevo la storia di Bruno Neri, ringrazio la redazione per l’articolo e ringrazio soprattutto il Neri per aver onorato la maglia Viola quel giorno allo stadio.

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