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Slotmob, il movimento che vuole fermare le multinazionali dell’azzardo

Come un moderno Robin Hood alla rovescia, accumula ricchezze togliendo ai più bisognosi. È questa la brutale similitudine con cui si apre il “Manifesto di democrazia economica” presentato lo scorso 12 aprile dai rappresentanti di Slotmob nella sala stampa della Camera dei Deputati per lanciare la giornata di mobilitazione nazionale del 7 maggio. Il documento – scaricabile da qui – avanza richieste tanto semplici quanto radicali.

Ma innanzitutto: che cos’è Slotmob? Non è un’organizzazione costituita, ma un movimento trasversale di cittadini che nasce nel 2013 con l’obiettivo di fermare il dilagare del fenomeno dell’azzardo, in costante espansione nel nostro paese. Ad esso aderiscono associazioni, esponenti del Terzo Settore, accademici, enti locali, comunità religiose, esercizi commerciali e singoli cittadini.

Fino ad oggi, si sono organizzati più di centoventi Slotmob su tutto il territorio italiano. Sono azioni colorate in cui la cittadinanza festeggia l’esercizio commerciale che ha deciso di eliminare le slot machines e altri giochi d’azzardo. La pratica è semplice e positiva: piuttosto che fare pressioni sui baristi affinché levino le slot, si mettono in risalto le storie di chi, estenuato dal vedere le persone rovinarsi la vita nel proprio locale, ha deciso di darci un taglio. Durante gli Slotmob si praticano giochi, da quelli da tavolo a quelli sportivi, creando una vera e propria opposizione: il gioco, attività che tradizionalmente crea legami sociali, contro l’azzardo, pratica alienante che riduce gli individui alla solitudine.

L’azzardo ha pervaso così tanto la nostra società, che quasi non ce ne accorgiamo più. Intere pagine di giornale, pubblicità per strada, nuovi punti gioco dietro l’angolo, banner sui siti, sponsor sulle maglie di calcio, spazi dedicati nei principali notiziari sportivi, spot di famosi testimonial che ci invitano a giocare e addirittura squadre e campionati che hanno venduto il proprio nome a una multinazionale del gambling.

Nell’ultimo decennio, specialmente durante il periodo di crisi economica, l’oligopolio delle società transnazionali che gestiscono il mondo dell’azzardo ha visto crescere il proprio giro di denaro in maniera esponenziale: come riporta Carlo Cefaloni, giornalista di Città Nuova e rappresentante di Slotmob, dal 2000 al 2012 il gioco d’azzardo legale è passato da 14 a 88 miliardi di euro di raccolta all’anno.

L’azzardo è un Monopolio di Stato perché è pericoloso. Come descritto dalla Caritas di Roma su un pamphlet distribuito durante l’evento, per mezzo dell’AAMS lo Stato è titolare esclusivo della regolamentazione e dell’offerta di gioco, che infatti viene definito “gioco pubblico”. A differenza del tabacco, però, lo Stato non vieta la pubblicità alle multinazionali dell’azzardo. Anzi, è lo Stato stesso ad imporre alle società di fare pubblicità, per aumentare i propri introiti. Viene dunque da chiedersi: quanto è grande la fetta che lo Stato ottiene dalla grande torta dell’azzardo? Molto poco: degli 88 miliardi spesi dagli italiani nel 2015, solo 9 sono entrati nelle casse dello Stato.

Eppure quella dell’azzardo come indispensabile fonte di entrate per lo Stato è un’argomentazione spesso utilizzata da chi ne difende la condizione attuale. Sul loro Manifesto, invece, gli attivisti di Slotmob sostengono: “L’erario non ci guadagna. Anzi, i proventi fiscali sull’azzardo scompaiono se mettiamo sul piatto della bilancia le tasse non percepite sui mancati consumi dei soldi persi nell’azzardo, i costi della spesa sanitaria per contrastare le dipendenze patologiche, i costi economici della caduta nel vortice dell’indebitamento”. Insomma, i soldi che lo Stato guadagna in azzardo verrebbero ampiamente spesi nel riparare ai danni che l’azzardo crea.

Inoltre, come sottolinea Gabriele Mandolesi di Economia Felicità, alcune delle multinazionali a cui lo Stato italiano affida la gestione dell’azzardo sono molto poco trasparenti perché hanno la sede in paradisi fiscali. In tempi di Panama Papers è bene saperlo: non solo non si riesce a capire chi vi sia veramente dietro, ma inoltre pagano le tasse all’estero. Quali sono queste società? La Caritas elenca “tredici sorelle” operanti in Italia: Gtech, Sisal, Cogetech, Snai, Gamenet, Codere, Cirsa, Bplus, Hbg, Novomatic, Netwin, Intralot, NTS Network. Dietro questi nomi si nascondono tutti i principali marchi di gioco d’azzardo disponibili sul suolo italiano, dalle slot alle scommesse sportive, dal videopoker al Lotto.

Queste enormi società, potentissime nella comunicazione, sono riuscite a fare dell’azzardo un prodotto del tutto rispettabile. E così, non solo grazie a personalità d’eccezione rendono appetibili giochi d’azzardo anche ai più giovani (basti pensare all’influenza che può avere Francesco Totti come testimonial di 10eLotto), ma depurano la propria immagine pubblica sponsorizzando iniziative sociali e culturali. Iniziative che a volte, come nel caso del progetto Vincere da grandi siglato Coni e Lottomatica, si rivolgono proprio alle fasce giovanili, tra le più colpite dagli effetti collaterali del gioco d’azzardo.

Che l’azzardo colpisca gli elementi più esposti della popolazione non è in dubbio. In primis i giovani, che bombardati dalla pubblicità e facilitati dal gioco online si avvicinano precocemente a questo mondo. Il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, sostiene che “su 1000 genitori, il 90% non conosce il problema”. Inoltre come sottolinea Flavia Cerino, avvocato del movimento Slotmob Sicilia, anche i migranti sono tra i più colpiti dalla piaga della ludopatia. Non è difficile vedere persone residenti nei centri di accoglienza che sperperano nelle sale slot il poco denaro che ricevono a settimana. A loro, così come ai giovani, si vende un’idea sbagliata di successo: quella fondata sulla fortuna, sulla scorciatoia, invece che quella costruita con la pazienza e l’utilizzo della propria intelligenza.

Sulla base di tutte queste motivazioni, e di molte altre che per motivi di spazio sono rimaste fuori, nel Manifesto di Slotmob si richiede principalmente un semplice, grande provvedimento: che lo Stato metta in discussione l’affidamento del settore dell’azzardo a società commerciali, in gran parte transnazionali, che sono interessate a farne profitto”. Leggasi come: sia lo Stato stesso a gestire l’azzardo, o lo affidi ad enti senza scopo di lucro che lo possano gestire in maniera trasparente e responsabile.

Per sensibilizzare maggiormente il mondo della politica su questo e altri temi (come il divieto di pubblicità e maggior potere agli enti locali), gli attivisti di Slotmob hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica. È lui che, a tutela della Costituzione, deve garantire che l’attività economica non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, come recita l’articolo 41.

Senza dimenticare, però, che alla base del movimento Slotmob vi è l’attivazione spontanea e dal basso, e che la più grande arma di cambiamento in questo senso è il cosiddetto “voto col portafoglio”, ovvero il consumo responsabile e consapevole. La giornata del 7 maggio, con decine di eventi Slotmob in tutta Italia, vuole proprio agire in questo senso.

Concludiamo con un’ultima nota sulla sport. Al giorno d’oggi è facile vedere grandi campioni prestarsi a fare da testimonial alle multinazionali del gioco d’azzardo. Ce ne sarà almeno uno che avrà il coraggio di prendere le parti di un movimento di cittadini che, a tutela dei più deboli, lottano per un gioco che sia davvero responsabile?

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0 Comments

  1. Avatar

    Francesco Naso

    Aprile 23, 2016 at 12:45 am

    Complimenti è uno degli articoli meglio scritti da quando abbiamo iniziato Slotmob

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