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Nell’animo del giovane calciatore

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a cura del Dott. Gianluca Panella, Psicologo Psicoterapeuta e consulente in Psicologia dello Sport

Ciò che è accaduto ormai mesi fa in materia di Calcio-scommesse (perché sembrerebbe sia una disciplina portatrice di competenze raffinate), ma che è sempre molto attuale, credo rappresenti un vero e proprio scossone mediatico, anzi una turbolenza emotiva per tutti. Torniamo indietro nel tempo, 2006, Calciopoli, il calcio truccato e le giuste sentenze; all’opposto, quello seriamente giocato che ci ha fatto ammirare il rientro miracoloso di Francesco Totti post-infortunio e la conquista della Coppa del Mondo.

2020, Covid-19, le conseguenze di varie entità che contaminano, seppur con intensità minore, anche il mondo calcistico, ma nell’ultimo capitolo del libro azzurro l’Italia diviene Campione d’Europa. 2023, nel mio ultimo libro, “Nell’animo del calciatore”, ho voluto intenzionalmente toccare il tema dell’emotività dello stesso, il quale viene spesso paragonato narcisisticamente ad una figura sempre efficiente e vigorosa, metafora della salute psico-fisica. Ma l’uomo calciatore può permettersi di mostrare al mondo esterno le proprie fragilità, le proprie debolezze ed incertezza? La piaga del calcio-scommesse è sempre esistita ed in questi giorni ho appreso dai media notizie relative al tema della ludopatia. Il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), definisce il disturbo da gioco d’azzardo come un comportamento problematico persistente e ricorrente legato all’impulso del gioco d’azzardo, compromettendo significativamente lo stile di vita del soggetto e viene annoverato tra le dipendenze comportamentali.

Come per qualsiasi patologia, è sicuramente da chiarire, per i calciatori in questione, la durata e la persistenza dei sintomi e la tipologia di riabilitazione. Purtroppo, mi sconvolge, da professionista del settore, l’idea riabilitativa proposta-imposta agli uomini-calciatori, attraverso la quale dovrebbero presenziare nelle scuole e parlare ai giovani, oppure divenire testimonials contro la ludopatia. Tutto ciò lo trovo assurdo ed offensivo nei confronti dell’animo del calciatore.

Come se noi psicologi-psicoterapeuti, iniziassimo a lavorare con la patologia subito dopo il conseguimento del diploma, senza aver svolto nemmeno un’ora di tirocinio o di analisi personale. Siamo sicuri che i ragazzi coinvolti siano talmente sereni ed equilibrati da poter fornire un’immagine di sé non-distorta ed autentica? In Psicoterapia, spesso accade che, il giovane soggetto negando il proprio problema interiore, per fornire al mondo esterno un’immagine di sè vittoriosa, mette in atto un meccanismo psichico chiamato Falso-Sè.

Si ipotizza il trattamento psicoterapico per i giovani calciatori; ciò sottolinea il fatto che non bisogna assolutamente trascurare il fenomeno del gioco d’azzardo in termini di vulnerabilità del soggetto dal punto di vista del controllo degli impulsi. Il lavoro di riabilitazione dev’essere svolto gradualmente, necessitando di tempo, invece, in Italia vige troppo spesso la regola del tutto e subito, delle soluzioni miracolistiche ed imminenti. Un attento osservatore, sia all’interno che all’esterno del centro sportivo di appartenenza, sarebbe potuto intervenire prima? La risposta è…sì, perché il comportamento ansiogeno e non-verbale del giocatore d’azzardo è talmente evidente ed invalidante, a tal punto da influire sulle prestazioni calcistiche e non.

In conclusione, in Italia, la figura dello Psicologo dello Sport, troppo spesso viene impiegata in seguito all’espressione di un disagio o comportamento-problema. E’ possibile, allora poter prevenire alcune tipologia di disfunzionalità emotivo-comportamentali dei calciatori?

I giovani calciatori hanno sbagliato e senz’altro hanno messo in cattiva luce la loro carriera manifestando disorientamento e smarrimento. E’ chiaro quanto si siano sentiti soli in quei momenti di “sbandamento”?

All’interno di un’ottica non curativa-occasionale, bensì preventiva-continuativa, credo fermamente da anni sia possibile poter accompagnare questi atleti in un processo di maggiore riflessione e conoscenza di sè utile a rintracciare gli elementi-problema e tentare di trasformarli, una volta digeriti e metabolizzati, in risorse utili a favorire il Benessere dell’Animo.

Da anni mi permetto di consigliare alle figure dirigenziali nel mondo calcistico il lavoro in campo con lo Psicologo dello Sport, altresì di interrogarsi e valorizzare un po’ di più tale professionista, all’interno dell’organigramma di fatto delle società sportive calcistiche.

Probabilmente, eviteremmo molte altre forme di disagio!

Dott. Gianluca Panella, Psicologo Psicoterapeuta e consulente in Psicologia dello Sport

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