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Milano – Sanremo: le origini del Mito

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Milano – Sanremo: le origini del Mito

Nel weekend appena trascorso si sarebbe dovuta correre l’edizione 2020 della Milano-Sanremo, una delle leggendarie classiche monumento, rinviata a causa dell’emergenza Coronavirus. Per resistere a questo delicato momento, vi raccontiamo le origini della Classica di Primavera o Classicissima.

“Nel 1905 all’alba dello sviluppo industriale automobilistico, accanto alle macchine da corsa e a quelle turistiche di grossa cilindrata, venivano costruite da ditte minori modeste vetturette che si fregiavano dell’allettante nome di utilitarie. Allo scopo di propagandare il nuovo popolare mezzo di locomozione “La Gazzetta dello Sport” allora diretta da Costamagna ed amministrata dal sottoscritto, in accordo con l’Unione Sportiva Sanremese nelle persone dei dirigenti signori Ameglio, Capoduro, Rubino, e ing. Francesco Sghirla, organizzò la corsa per vetturette: Milano-Acqui-Sanremo. La corsa fu un solenne fiasco. Le utilitarie impiegarono due giorni per compiere il tragitto, arrivarono al traguardo in pochissimi esemplari e in non buone condizioni.
Fu allora che sorse la proposta di trasformare la corsa da automobilistica in ciclistica. L’idea, fugato qualche dubbio, fu subito accolta. Si aprì semplicemente la carta del Touring Club al 200.000 e si tracciò il percorso che in meno di trecento chilometri congiungeva Milano a Sanremo attraverso Ovada e Voltri col Passo del Turchino, e nella primavera del 1907 lanciammo il bando internazionale della prima Corsa al Sole.”

Così Armando Cougnet, nato a Nizza nel 1880, famoso giornalista e organizzatore di gare ciclistiche, fu tra i padri del Giro d’Italia, spiega in un articolo scritto negli anni Cinquanta del Novecento come nacque un’altra sua creatura, la Milano – Sanremo appunto, che sabato potremo seguire in occasione della sua edizione numero 109, e che, come ogni anni inaugura la serie delle classiche monumento, le cinque corse ciclistiche di un giorno più importanti, famose e leggendarie del mondo. Sono solo cinque, una in più dei tornei del Grande Slam, e dopo la Sanremo che si disputa, in un calendario immutabile da decenni, nel sabato di marzo più vicino al giorno di San Giuseppe, si proseguirà nel nord Europa, la prima domenica di aprile con il Giro delle Fiandre, seguito una settimana dopo dalla più mitica di tutte, la Parigi – Roubaix, e la quarta domenica di aprile dalla Liegi – Bastogne – Liegi. Una pausa di oltre cinque mesi, in cui la parte del leone nel mondo del ciclismo la faranno i tre grandi giri a tappe, le classiche monumento vivranno il loro epilogo nuovamente in Italia, la prima domenica di ottobre col Giro di Lombardia.

Nel 1907, prima edizione corse a metà aprile, il celebre campione francese Lucien Petit-Breton ci mise 11 ore 4 minuti e 15 secondi a portare a termine i 286 chilometri del percorso, precedendo sul traguardo di San Remo di soli 35” l’italiano Giovanni Gerbi e l’altro francese Gustave Garrigou in un epilogo piuttosto violento, così lo descrive Carlo Delfino nel suo libro “C’era una volta la Milano-Sanremo” edito nel 1999 da Grafica DGS di Varazze:

“Il terzetto dei battistrada parlotta tentando ripetutamente un accordo per dividere i premi ma la cosa si capisce subito che è impossibile. Petit Breton e Gerbi allora fanno il gioco di squadra con scatti alternati ma un Garrigou in formissima annulla sul nascere tutti i tentativi. Agli ottocento metri, fuori dalla vista dei più, Gerbi, ormai sicuro della divisione del premio con il suo coequipier dal quale aveva ricevuto precise garanzie, non trova altra soluzione che cercare il contatto e la rissa con Garrigou che non può far a meno di essere sorpreso da questo atto banditesco. L’ovvio reclamo presentato dal danneggiato trova ascolto presso la giuria ma non può togliere la vittoria a Petit Breton.”

Nel 1909 arriverà la prima vittoria italiana grazie a Luigi Ganna, varesino, muratore di professione fino a pochi anni prima, che avrà la meglio  sul francese Georget con un vantaggio di 3 minuti, ma anche in questa occasione non mancheranno le polemiche, visto che Georget, rimasto solo al comando aveva sbagliato strada sulla salita del Miramare prima di Savona, per errore suo secondo alcuni, per una voluta errata segnalazione da parte di un addetto al percorso che voleva favorire Ganna secondo altri.

Nel 1910 il maltempo contribuirà a creare una volta per sempre la leggenda della SanRemo. La pioggia battente non abbandonerà mai i concorrenti, che in  sul Passo del Turchino incontreranno anche la neve, uno strato bianco di 20 centimetri renderà tremenda la discesa, e alla fine saranno solo quattro i ciclisti ad essere classificati, col francese Eugene Christope a precedere sul traguardo  tre italiani: Giovanni Cocchi staccato di 1 ora e 1 minuto, Giovanni Marchesi di 1 ora e 17′ ed Enrico Sala di oltre 2 ore. Per secondo a dire il vero era transitato Ganna, ma la giuria aveva provveduto senza indugio  a squalificarlo, il motivo ce lo spiega ancora Carlo Delfino:

“…Ganna fu giustamente squalificato perché pare abbia fatto una breve porzione di percorso sulla vettura del Commendator Ferrari, che per questo episodio fu severamente redarguito.
Pierre Chany, francese, noto scrittore di cose di ciclismo, aggiunge che Christophe, a seguito dello sfinimento riportato nell’impresa, passò alcuni giorni in clinica prima di rimettersi completamente.”

 

Certo ora è passato un secolo, e la Sanremo tra le cinque classiche monumento è quella riservata ai velocisti, l’hanno vinta Demare, Cavendhis, Kristoff, Petacchi, Cipollini, ma il mito rimane. Non più tardi di sette anni fa, edizione 2013, la neve tornò sui corridori come nel 1910, la differenza fu che a Ovada, prima dell’inizio dell’ascesa del Turchino, i ciclisti furono caricati su degli autobus e fatti ripartire da Cogoleto, ma si sa i tempi cambiano e dopo la famosa tappa del Gavia nel Giro del 1988 la sensibilità nei confronti dei ciclisti, di quanto sia lecito fargli rischiare, si è molto evoluta.

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Francesco Beltrami

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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