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Mi chiamo Bruno, gioco a pallone

Mi chiamo Bruno, gioco a pallone

Il 24 Marzo 2018 ci salutava a soli 26 anni Bruno Boban, un calciatore di terza divisione croata la cui storia è passata quasi inosservata. Una vicenda che ha accomunato tanti calciatori per i quali il destino aveva scritto inesorabilmente il triste epilogo. 

Io mi chiamo Bruno, Bruno Boban. Una volta di me avrebbero detto che ero ala destra, adesso li chiamano esterni. Perchè corrono praticamente per tutto il campo. Non sono un fenomeno, ma ci metto l’anima. Già perchè il calcio, come la scrittura, come ogni altra forma di arte, accoglie la passione, poi se sei bravo e se hai un santo in paradiso, magari fai strada. Ma a ventisei anni credo che la mia carriera si fermerà in terza divisione.

Sì, mi chiamo Boban di cognome. A molti di voi questo nome sembrerà evocativo, esatto. Il grande campione che ha giocato nel Milan e che tanti bellissimi ricordi ha lasciato nei solai rossoneri. Era mio cugino alla lontana e voi ve lo ricordate per le coppe e gli scudetti, noi lo avevamo eletto un eroe nazionale quando si giocò i mondiali del 1990. Era successo che a Zagabria si giocava una partita infuocata, non solo perchè ci fosse il sole di maggio. La Stella Rossa, squadra serba, affrontava la Dinamo Zagabria, croata e fiera di esserlo.

La partita non iniziò nemmeno perchè la tifoseria della Stella Rossa iniziò una caccia all’uomo contro i tifosi croati. Provarono a rifugiarsi in campo, ma la polizia che vigilava era a maggioranza serba, prese le difese degli ospiti e picchiò i locali. Boban diede un calcio volante a un poliziotto che stava picchiando un tifoso, per difenderlo e che provò a picchiare pure lui. Era poco più che un ragazzino ma faceva già magie in campo. Lo dovettero portare fuori scortato e fu squalificato per sei mesi, di lì a poco la Jugoslavia sarebbe stata un ricordo. Abbiamo cuore noi Boban. Anche se la classe non si trasmette per sangue. Ma bisogna crederci, io su Instagram scrivevo “non sognate la vostra vita, vivete i vostri sogni”.

A proposito di cuore, mi ricordo quanto ci commosse la vicenda di quel giocatore italiano, Davide Astori, rimanemmo a pensarci tanto, il cuore di un atleta che smette di battere nel sonno. Io sono caduto in servizio invece, ma cadendo non ho fatto lo stesso rumore di Davide. Sarà che in terza divisione l’eco arriva più tardi. Mi ricordo di aver ricevuto una pallonata sul petto durante una partita dopo un quarto d’ora, ho domato il pallone e l’ho passato ad un compagno. Poi più nulla. Prima di andarmene sentivo i medici che urlavano qualcosa come “arresto cardiaco”. Mi è successo tre settimane dopo la morte di Astori.

Giocavo nel Marsonia, una squadra croata di terza divisione. Ma secondo me per noi calciatori, l’arresto cardiaco equivale ad un trasferimento. Come al calcio mercato. Infatti ora sono qui. Mi ha accolto il capitano della Fiorentina, mi ha detto “ciao sono Davide, benvenuto”. Lo fanno fare a lui perchè tutti dicono che lo facesse anche prima, accoglieva sempre i nuovi, una sorta di San Pietro sulla traversa, se vogliamo fare una battuta. Infatti l’ha fatta lui. Molto spiritoso, Davide, mi è simpatico. E poi mi ha fatto conoscere gli altri, alcuni già erano miei miti, dicono che giocherò con loro, ma ve lo immaginate? Qui si sfida il grande Torino e Valentino ancora si rimbocca le maniche, E c’è Sivori, con i calzettoni alla cacaiola, e quelli della Chape, che fanno squadra con tutti, sorridenti e solari, poi Cruijff, sempre musone.

Ma ci sono anche giocatori che grattano appena la mia memoria ma che sono qui, tutti insieme, Puerta, Feher, Foè, Curi. Si dice che faranno un grande torneo e prima però ognuno di loro mi verrà a salutare. A me. Loro. Già perchè sapete, voi sulla terra fate distinzioni tra morti di serie a e b, vi accapigliate, trovate il pelo nell’uovo, qui si gioca. Si prende un pallone e non esiste “quello scarso”, qui, ci si impegna tutti e basta. Forse non avevo tanto talento, ma qui sopra, è come essere in Champions. A proposito, vado a dire a Davide che vorrei giocare con lui. Mi è proprio simpatico quel ragazzo.

Ettore Zanca
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