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Yvonne de Ligne: Omicidio sul Ghiaccio

Yvonne de Ligne: Omicidio sul Ghiaccio

Le storie olimpiche  a volte si intersecano con vicende di altro genere, non ultime quelle della cronaca nera. Ricordiamo tutti quelle legate alla rivalità tra le pattinatrice statunitensi Tonya Harding e Nancy Kerrigan, con la prima che, pur di essere presente ai Giochi di Lillehammer del 1994 arrivò a mandare dei sicari ad aggredire la Kerrigan onde procurarle ferite tali da impedirle di partecipare ai Campionati Nazionali e dunque di conquistare il posto in squadra per le Olimpiadi. Diversi decenni prima però, in piena Seconda Guerra Mondiale, un’altra pattinatrice di artistico, sia pure ritiratasi dalle competizioni già da diverse stagioni, era stata protagonista di un caso ben più grave.

Yvonne de Ligne, nata Geurts il 19 settembre 1907 a Bruxelles  difese due volte i colori del suo paese, il Belgio, alle Olimpiadi. Nel 1932 a Lake Placid e quattro anni più tardi a Garmisch. Ai giochi americani si disimpegnò molto bene chiudendo al sesto posto, mentre a Berlino fu meno competitiva e fu solo diciottesima. Fu anche sesta ai Mondiali nel 1929 e nel 1932 e quinta agli europei nel 1933. Smise di competere ad alto livello dopo le gare di Garmisch, in vista dei trent’anni.

Yvonne però era anche una bellissima donna e nel suo ambiente aveva fatto girare molte teste. Si era sposata con un collega della nazionale belga, Charles De Ligne di cui aveva assunto il cognome.  Charles, classe 1895, era uno specialista del pattinaggio veloce, dove gareggiava un po’ su tutte le distanze, dai 500 ai 10.000 metri e fu attivo fino a oltre 40 anni, riuscendo proprio a quell’età nel 1936 a partecipare a un’edizione dei Giochi. In precedenza, era stato ufficiale dell’esercito, aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale, ricevendo encomi e decorazioni, poi, oltre che pattinatore era anche diventato un ricco uomo d’affari. Durante la Seconda Guerra Mondiale era entrato nella Resistenza belga e si occupava di far fuggire dal paese i piloti degli aerei inglesi e americani abbattuti che non erano stati subito catturati dai tedeschi dopo essersi paracadutati.

Nel 1944 però Charles scopre che la moglie ha una relazione con un uomo più giovane,  il pattinatore  olandese Jacob Hartog. Un giorno finge di uscire  di casa ma non si allontana, sorveglia l’uscio e sorprende gli amanti sul fatto. Caccia Hartog in malo modo ma non la bellissima Yvonne che continua a tenere al suo fianco. Lei però è furiosa per aver dovuto rinunciare al suo nuovo amore, e medita vendetta. Ne elaborerà una terribile. Circuisce un altro uomo, un compagno di lotta partigiana del marito, Armand Michiels e lo convince che Charles sia un informatore dei tedeschi. Insieme lo raggiungono e Michiels gli spara con una pistola uguale a quelle utilizzate dalla Gestapo, per far credere sia stato eliminato a causa della sua militanza nella Resistenza. E’ il 14 novembre 1944.

Finita la guerra però la verità viene a galla e nel ’45 Yvonne e Armand vengono arrestati, processati e condannati. La sentenza però sarà molto mite, Michiels viene creduto in buona fede, e condannato a soli 3 anni, e anche i 15 inflitti all’olimpionica sembrano pochi per un omicidio tanto efferato. Yvonne De Ligne ha 38 anni quando viene trasferita in un’umida cella del carcere della capitale belga. Si ammalerà di tubercolosi e sarà rilasciata in ampio anticipo, dopo aver scontato circa 6 anni di pena, nel 1951. Le restano però pochi mesi di vita, morirà devastata dalla tisi nel 1952 a 45 anni.

A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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