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Winter Olympics: tutto quello che c’è da sapere nella storia delle Olimpiadi del Freddo

E’ ormai tutto pronto a Pyeongchang per la cerimonia di apertura dei ventiquattresimi Giochi Olimpici Invernali, prevista per oggi, ma visto che dell’attualità parlano già tutti, andiamo a vedere velocemente come la “parte fredda” della Olimpiadi si è sviluppata ed evoluta negli anni.

I Giochi invernali sono arrivati sulla scena con 28 anni di ritardo rispetto a quelli estivi partiti con l’edizione di Atene del 1896. La prima rassegna olimpica invernale data infatti 1924 e fu organizzata a Chamonix come una sorta di appendice, meglio un prologo, dell’edizione estiva di Parigi. Durò una decina di giorni, dal 25 gennaio al 5 febbraio, 258 gli atleti in rappresentanza di 16 nazioni. Settimana internazionale degli sport invernali il nome, e solo nel 1925 il CIO la riconobbe come una vera e propria Olimpiade. Quattro anni più tardi a Sankt Moritz in Svizzera le nazioni erano già diventate 25 e gli atleti 464, mentre nel 1932 in tanti dall’Europa non affrontarono la lunga trasferta americana e a Lake Placid si tornò su numeri simili a quelli del 1924, 17 nazioni e 252 atleti. Nel 1936 i Giochi arrivarono nella Germania nazista, a Garmisch, al pari di quelli estivi che si sarebbero tenuti qualche mese dopo a Berlino, con 646 atleti in rappresentanza di 28 nazioni, il nuovo record.

I Giochi del  1940 cambiarono sede ripetutamente, assegnati in un primo momento al Giappone, sarebbe stata la prima volta dei cinque cerchi in Asia, vennero successivamente spostati nuovamente a Sankt Moritz per via della guerra tra Cina e Giappone. La Federazione Svizzera però rinunciò a sua volta dopo che il CIO decise di impedire la partecipazione alle gare ai maestri di sci e il 9 giugno 1939 a otto mesi dalla data prevista per l’inizio, si decise di farli disputare nuovamente e consecutivamente a Garmisch che aveva già pronte le strutture. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fece sì che fossero del tutto annullati già nel novembre del 1939. Ugualmente annullata fu l’edizione prevista a Cortina nel 1944.

Si riprese in Svizzera, nuovamente a Sankt Moritz nel 1948, i primi Giochi in assoluto dopo la tragedia della guerra. Sulla famosa pista Cresta Run di Celerina nello skeleton il fruttivendolo originario della Valtellina Nino Bibbia, andando contro ogni pronostico, regalò all’Italia il primo oro olimpico invernale della storia.


Nel 1952 ci fu la prima edizione nordica, a Oslo, poi Cortina organizzò una bellissima edizione nel 1956 portando per la prima volta la fiamma olimpica ad ardere in Italia con 4 anni di anticipo sui fastosi Giochi estivi romani. Nazioni e atleti erano sempre di più, e con essi anche le discipline e le medaglie assegnate continuarono a crescere, a Cortina 821 per 32 nazioni.. Dopo Squaw Valley nel 1960, Innsbruck 1964 e Grenoble 1968 le Olimpiadi invernali arrivarono finalmente in Asia con l’edizione giapponese di Sapporo nel 1972. Nel 1976 si sarebbe dovuti tornare per la terza volta negli Stati Uniti, ma la sede scelta, Denver, rinunciò a causa di un referendum popolare che non li volle e si ripiegò nuovamente su Innsbruck, già pronta a riutilizzare gli impianti del ’64. Negli Usa si tornò quattro anni dopo con Lake Placid 1980, mentre nel 1984 Sarajevo ospitò la quattordicesima edizione appena otto anni primi di essere completamente devastata da un assedio durante la guerra di Bosnia.

Calgary 1988 fu la prima volta del continente americano fuori dagli Stati Uniti. Albertville 1992 segnò l’ultima volta in cui la rassegna invernale si svolse nello stesso anno di quella estiva. Nel 1994 infatti venne organizzata a Lillehammer in Norvegia una Olimpiade dopo soli due anni dalla precedente per spostare la cadenza dei Giochi Invernali nell’anno pari non bisestile. Quattro anni dopo si tornò in Giappone a Nagano e si sfondò il muro dei 2000 atleti: 2302 per 72 nazioni.

Nel 2002 toccò di nuovo agli Stati Uniti con Salt Lake City, mentre nel 2006 i cinque cerchi tornarono per la terza volta, la seconda invernale, in Italia con la stupenda edizione di Torino, mentre Vancouver per il Canada ospitò gli atleti nel 2010. L’ultima volta prima di quella che sta per iniziare fu russa, a Sochi, alla corte dello Zar Putin, grande appassionato di hockey oltre che di judo, che non badò a spese ospitando 2860 atleti di 88 nazioni con 98 medaglie d’oro assegnati, tutti record fino ad oggi, anche se destinati ad essere abbattuti tra pochi giorni visto che le medaglie d’oro in palio a Pyeongchang saranno 102.

A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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