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Da waiting closing a water closed: le speranze naufragate di chi il Palermo lo vive tutti i giorni

Inattesa fuori dalle mura panormite, purtroppo invece messa in conto dalla tifoseria palermitana, la mancata cessione societaria del Palermo, è realtà. Paul Baccaglini non ha offerto, stando a quanto comunica il patron Zamparini, le necessarie garanzie per un corretto closing. In una ideale raccolta di opinioni cittadine, abbiamo chiesto a giornalisti e tifosi, di definirci il colore del futuro del Palermo calcio, per ora poco rosa e molto nero.

Fulvio Viviano, voce siciliana di Sky tg24, è tra quelli che avrebbero accolto la ventata di rinnovo societario con molto ottimismo: “era tempo di cedere il passo, Zamparini ha regalato al Palermo bei momenti di calcio, ma alternati a gestioni societarie incomprensibili, il sindaco credeva in Baccaglini, tanto da esporsi direttamente nella questione del nuovo stadio e sappiamo che non è che si sia sbilanciato tanto, ho anche il timore delle ingiunzioni di pagamento dei debitori del Palermo, finora tranquilli in attesa delle definizioni e ora ovviamente pronti a rifarsi avanti”.

Enzo Mignosi, firma del Giornale di Sicilia, auspica la cessione societaria come unica soluzione possibile e non prevede una buona reazione della città: “la mancata cessione comporta una reazione cittadina, il tifoso è rassegnato alle variabili di Zamparini, quindi la mancata cessione può sfociare in una risposta civile, ma temo inevitabile, ovvero il silenzio contornato dal deserto allo stadio. Questa gestione ha spento l’entusiasmo toccando vette di difficile spiegazione.”.

Salvatore Ferro, giornalista, vede nella permanenza di Zamparini un effetto su cui riflettere: “vorrei capire principalmente come molti, anche il suo periodo di interregno, prima di arrivare a questo finale non edificante, Zamparini non lasciava nessuna iniziativa alla società entrante e metteva e mette bocca sulla struttura della rosa. Gli acquisti nel periodo in cui si attendeva il closing erano chiaramente opera sua e del suo gruppo, però la gente aveva visto un segnale positivo, o almeno una presa di posizione, nelle parole del sindaco Orlando a favore di Baccaglini. Il punto dolente credo sia oltre che nella gestione di Zamparini, anche forse nel fatto che avrebbe voluto mettere anche la sua firma sul nuovo stadio, invece era diventata la questione opposta, o se ne andava o niente stadio.”.

Giuseppe D’Agostino, voce radiofonica e giornalista: “il problema è stato che in realtà dall’esterno di questo closing se ne è capito poco. La città è stata spaccata in due, se eri ottimista e vedevi di buon occhio la cessione eri un illuso, se ipotizzavi cambi improvvisi eri un complottista, aggiungi che in società non hanno detto veramente cose concrete ed ecco che il quadro era di attesa”. Purtroppo delusa.

Claudio Scibona, tifoso e innamorato dei colori rosanero, invece cerca di andare oltre, un appello che sicuramente andrebbe quantomeno ascoltato, per una questione di storia e colori: “siamo delusi, ma lasciare sola la squadra mai, questo penso, chi ama il Palermo lo faccia a prescindere dalla gestione societaria, mai come ora, non è un momento facile”. Non possiamo dargli torto.

Tra le altre voci di curva raccogliamo quelle di tifosi storici e che hanno davvero speso energie e non solo per stare vicini ai rosanero.

Fabio Cocchiara, un passato da Ultrà Rosanero: “non vedo bene la situazione societaria a questo punto, Zamparini con questa mossa, ha temo sancito il definitivo scollamento tra società e tifoseria, ma la cosa più grave è che la situazione societaria sembra l’immagine dell’evoluzione cittadina, si spera in qualcosa, ma il problema è che ci piaccia o no, una vera alternativa, adesso, a Zamparini, non c’è”.

Vito Discrede, tifoso da sempre abbonato in curva da 18 anni: “ci è voluto uno stomaco d’acciaio per sopportare questa vicenda, e ci è voluta buona volontà per dare un significato concreto alle parole di Baccaglini che spesso erano fumose e confuse, sarà una stagione velenosa, il connubio tra questo e la B non promette bene.”.

Dario Pezzino, gemello di curva di Vito, innamorato anche lui della squadra e dei suoi fasti passati: “la cessione era l’unica cosa auspicabile, ora c’è solo delusione, ma bisogna pensare anche ad un progetto tecnico serio, levandoci dalla testa una pronta risalita, che se ci fosse sarebbe sorprendente, un progetto fatto di giovani e di risorse tenute strette, a meno di cifre valide per cedere.”.

Infine Pippo Tranchina, altro tifoso storico, che si fa alcune domande molto precise e che fanno riflettere: ”Perché nominare Presidente uno, che a tuo dire, dopo risulterà essere il primo che passa, mentre prima è stato considerato una sorta di Re Mida, senza essere sicuro che l’affare vada in porto?”

Perché all’offerta totale di 70 milioni di € (ripartita in 40 milioni per il ripianamento dei debiti certificati, 20 milioni per il valore della squadra e 10 milioni per l’eventuale risalita nella massima serie, subito al primo anno), Zamparini dichiara che l’offerta non è congrua e che VUOLE far parte di eventuali profitti futuri, legati alla costruzione del nuovo stadio? E’ un po’ come dire che io vendo un appartamento e al nuovo acquirente dico che pretendo, dopo la ristrutturazione,  nell’eventuale rivendita, una percentuale sul suo guadagno.

Siamo sicuri che Zamparini, volesse realmente vendere il Palermo e non volesse solamente distogliere l’attenzione della tifoseria dalla discesa in serie B, prendendo un ottimo comunicatore e abilissimo burattino senza fili?

IO propendo per l’ultima ipotesi.

Come si vede, le voci non sono di chi spera, ma teme. Anche se non molla, come si fa nelle belle storie d’amore.

L’unica cosa che si può pensare è che da un waiting closing, sperato, siamo passati al water closed, ovvero il bagno. E speriamo che il futuro del Palermo non sia di un colore poco gradevole, che ci viene in mente per associazione di idee.

Redazione
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