Chi vinceva il Pallone d’Oro al posto di Maradona?
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Quest’anno torna il Pallone d’Oro, dopo l’anno di pausa a causa della pandemia di Covid19. Tolta una stagione interlocutoria, in cui il trofeo di France Football è finito nelle mani del croato Luka Modric, Campione d’Europa con il Real Madrid e vice-campione del Mondo con la Croazia nel 2018, il premio individuale è tornato nel 2019 a Lionel Messi, che ha sorpassato Cristiano Ronaldo, fermo a quota 5, sollevando non poche polemiche tra chi avrebbe voluto uno dei Reds del Liverpool, ai tempi Campione d’Europa. Un riconoscimento che nella sua storia, per molto tempo, ha visto esclusi tutti quei calciatori non europei ma che per qualità potevano davvero farne collezione. Un nome su tutti, Diego Armando Maradona.
Ma chi vinceva il Pallone d’oro ai tempi del Diez?
Chi vinceva al posto di Maradona?
Tra i fenomeni senza Pallone d’Oro c’è sicuramente Diego Armando Maradona, che gli argentini ricordano oggi e ricorderanno ancora, come un simbolo, più che un calciatore. Il più grande di tutti i tempi. L’unico, da quando esiste l’Albiceleste (la nazionale argentina), ad aver vinto un campionato del mondo (quello disputato in Messico nel 1986) “da solo”. Con buona pace di Leo Messi, infatti, sono in tanti a pensare ancora che Maradona, nonostante tutto, sia ineguagliabile; che nessuno potrà mai rappresentare per l’Argentina, quello che è stato lui. E fino a quando Messi non vincerà il Mondiale “come ha fatto Diego”, tra i due, non potrà esserci alcun paragone, malgrado la recente conquista della Copa America la scorsa estate. Eppure, tra quarant’anni, quando i bambini argentini sfoglieranno gli almanacchi del calcio leggeranno che Messi, e non Diego, è stato uno dei pochi calciatori argentini, se non l’unico, a vincere 6 volte, se non di più (chissà quanti potrà vincerne ancora), il “Pallone d’Oro”. A quel punto, con la bocca aperta e gli occhi spalancati, guarderanno i loro padri e domanderanno loro: “Papà, ma perché Messi ha vinto tante volte e Maradona neanche una?”.
Già perché? “Bisognerebbe domandarlo a quelli che lo assegnano”, sarebbe allora la risposta probabile del padre di turno. Eh già, proprio così. Bisognerebbe chiederlo a loro. A quelli della nota rivista francese France Football, i quali, nel 1956, vollero inventarsi il premio (che all’epoca si chiamava infatti “Calciatore europeo dell’anno”) per lasciarlo vincere, solo e soltanto ai calciatori nati nel Vecchio Continente. Un premio per pochi intimi che non premiava il merito ma la provenienza. Discriminazione? Forse no, forse sì ma non è questo il punto. Il punto è invece che quelli come Maradona, che nel Vecchio Continente non erano nati ma giocavano a calcio, il premio non potevano vincerlo. Erano tagliati fuori.
Gli “sconosciuti” del Pallone d’Oro
Nel 1986, tanto per fare un esempio, nell’edizione successiva ai Mondiali messicani (che Maradona vinse praticamente da solo), a vincere fu infatti Ihor Belanov, un calciatore ucraino della Dinamo Kiev, che oggi probabilmente nessuno, tra i bambini di tutto il mondo, ricorda per averlo mai sentito nominare. Il quale, nonostante tutto, in quell’anno riuscì a vincere il Pallone d’Oro piazzandosi davanti a gente del calibro di Emilio Butragueno o Gary Lineker. Ma Belanov non è l’unico caso di calciatori poco conosciuti che sono stati premiati. Altri ce ne furono. E soprattutto provenienti dall’allora Unione Sovietica, una terra famosa per aver dato i natali a ben altre personalità che non a giocatori di pallone. Eppure, dall’Unione Sovietica, e sempre da Kiev arrivava anche Oleg Blochin, ex allenatore della Dinamo Kiev, che vinse l’edizione del 1975. Un attaccante considerato un talento puro, di classe cristallina, forse il migliore della sua generazione, del quale si ricorda la splendida doppietta realizzata contro il Bayern Monaco nelle finali di Supercoppa Europea del 1975.
Sempre dall’Est, ma questa volta dall’Ungheria, proveniva invece l’attaccante Florian Albert, che nella sua carriera ha vestito soltanto una maglia, quella del Ferencvaros, realizzando 258 gol in 350 partite. Oggi di Albert si potrebbe dire, che da questo punto di vista, è certamente stato più fortunato di gente come Francesco Totti il quale, vestendo anch’egli soltanto la maglia della Roma, e meritando probabilmente di vincere il premio, non è invece mai riuscito a vincerlo.
E poi, che dire di Allan Simonsen? Centravanti danese, vincitore del premio nel 1977, quando vestiva la maglia della squadra tedesca del Borussia Moenchengladbach. Un “folletto”, alto 1,66 che seppe strappare il titolo a gente come Johann Cruijff, non a caso soprannominato il “Pelè bianco”.
Belanov, Blochin, Albert, Simonsen, tutti protagonisti di un altro calcio che non esiste più. Come non esiste più il “Pallone d’Oro” che loro riuscirono a vincere. Dal 1994 è stato infatti concesso anche a calciatori non europei di gareggiare per l’assegnazione del premio. E i vari Belanov, Blochin, Albert e Simonsen sono diventati i vari Ronaldo, Ronaldinho, Messi, Kaka’ che hanno vinto quello che non poterono vincere Maradona e Pelè. Per questo, qualcuno si sarà domandato:
Ma quelli di France Football, non potevano pensarci prima?


