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Verso Tokyo2020: Le medaglie dimenticate delle vecchie Olimpiadi

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Verso Tokyo2020: Le medaglie dimenticate delle vecchie Olimpiadi

Il 2020 è anno olimpico per quel che concerne le discipline estive. Quella di Tokyo sarà la trentatreesima edizione dei Giochi, anche se in realtà sarà solo la trentesima che gli atleti si confronteranno sui campi di gara visto che Berlino 1916, proprio Tokyo 1940 e Londra 1944 non si disputarono a causa dei due conflitti mondiali.

Le Olimpiadi sono ricche di storie, leggende e curiosità, molte raccontate infinite volte, altre quasi sconosciute. Nell’attesa dell’inizio dell’edizione giapponese vorremmo raccontarvene qualcuna, senza seguire criteri cronologici o di altro genere, semplicemente girovagando per quel che narrano gli annali.

Nei 124 anni della storia dei Giochi estivi moderni ben cinquanta discipline hanno avuto spazio almeno una volta nel programma. Alcune di loro in una sola occasione. Tra esse una, l’Aeronautica, non solo si disputò in una sola occasione, Berlino 1936,  ma ebbe un solo partecipante, lo svizzero Hermann Schreiber, un ventiseienne che nemmeno gareggiò, ma si recò in Germania solo per la premiazione. Il 7 settembre 1935 aveva vinto un raduno cui avevano preso parte piloti di alianti  svizzeri, austriaci, tedeschi e jugoslavi, volando da Thun a Bellinzona per 5 ore e mezza e 90 chilometri in linea retta, divenendo anche il primo al mondo ad attraversare le Alpi a bordo di un aliante. La Federazione Aeronautica Internazionale lo propose così al CIO per l’attribuzione dell’oro olimpico di Berlino e il suggerimento fu accettato. Schreiber quindi in terra tedesca ritirò la sua medaglia e si limitò a prendere parte ad un’esibizione di volo a vela che si tenne all’aeroporto di Staaken il 4 agosto 1936 cui parteciparono quattordici piloti di sette paesi: Bulgaria, Italia, Germania, Svizzera, Ungheria, Jugoslavia e Austria.

Ingegnere e tecnico aeronautico Hermann lavorò molti anni come istruttore dei piloti dell’aviazione militare svizzera, ed esperto  per i casi di incidenti aerei. Dopo il pensionamento, incapace di ritornare a una vita normale, iniziò a volare a bordo di aerei destinati a missioni di soccorso nei più remoti angoli del mondo. Fu operativo sull’Himalaya, in Sudafrica, Corea e Nigeria. Settantenne si ritirò sulle Alpi dove abitò in varie residenze solitarie fino alla morte. Non tutti sono d’accordo di considerare la sua medaglia come effettiva, visto che lo sport a Berlino era nell’elenco di quelli dimostrativi. Il volo a vela  avrebbe dovuto entrare nel programma olimpico ufficiale quattro anni dopo a Tokyo, ma la Seconda Guerra Mondiale bloccò tutto e in seguito non se ne parlò più.

Nel 1900 a Parigi figurava invece nel programma la Pelota Basca a coppie. Due sole quelle iscritte, una spagnola e una francese, che però non si presentò all’unica partita in calendario prevista per il 14 giugno per protestare contro il regolamento scelto dall’organizzazione che a loro dire non era quello corretto. Così, anche loro senza sforzo, Francisco Villota e Josè de Amézola si poterono fregiare dell’alloro olimpico. La medaglia non fu però riconosciuta dal CIO fino al 2004. Nel 2008 Fernando Arrechea, giornalista e storico dello sport, dedicò addirittura un libro a questa competizione in realtà mai nemmeno iniziata.

Nel 1908 a Londra invece aveva avuto dignità olimpica la Pallacorda, l’antesignano del moderno tennis, che aveva raccolto la partecipazione di undici atleti, nove britannici e due statunitensi, e causato polemiche per la mancata partecipazione degli specialisti francesi che aveano snobbato l’evento. Uno dei due americani presenti, Charles Sands, aveva 42 anni e fu eliminato al primo turno tre set a zero dalla futura medaglia d’argento Eustace Miles. Al collo però aveva già un oro olimpico: quello del Golf di Parigi 1900.

L’altro statunitense, Jay Gould, vincendo tutte le partite 3-0 invece si laureò campione a soli 19 anni. In realtà era Jay Gould II, suo nonno il primo Jay Gold era un magnate nel campo delle ferrovie, e grazie a lui Jay II fu talmente ricco da potersi dedicare a lungo a ogni possibile sport con la racchetta, vinse oltre che nella pallacorda anche nel tennis e nello squash. Si dice che nella sua carriera da tennista perse una sola partita di singolare e una di doppio. Fu campione statunitense tra i dilettanti ininterrottamente dal 1905 al 1925. Quando si ritirò  nel 1926 a 38 anni si dedicò ad amministrare le enormi fortune di famiglia. Morì però molto giovane, nel 1935.

E tante altre storie simili scopriremo nelle prossime settimane guardando tra le pieghe dell’album olimpico…

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Francesco Beltrami
A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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