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VenTo: ben più di una ciclovia, un’infrastruttura per il nostro Paese

Dall’1 all’11 giugno si è svolta la quinta edizione del VenTo bici tour, per la prima volta aperto al pubblico: una pedalata attraverso le bellezze paesaggistiche del Po, durante i primi due weekend di giugno. Nel primo appuntamento, il percorso ha tracciato un itinerario dal Lido di Venezia, passando per il Delta del Po, Ferrara, sino al Mantovano, con destinazione finale a San Benedetto Po, riconosciuto tra i Borghi più belli d’Italia. Nel secondo weekend, dall’8 all’11 giugno, il tour è ripreso da Pavia, attraversando poi tutta la parte piemontese del Po, con l’arrivo a Torino, nella cornice del Parco di Valentino, a completamento di un percorso che non mette in mostra solo le bellezze – spesso sottovalutate – delle aree interne adiacenti al fiume più lungo d’Italia, ma anche le tipicità culinarie dei diversi luoghi, dove non è mancato il supporto di importanti organizzazioni come Slow Food. Tra i due weekend aperti al pubblico, nella giornata di mercoledì 7 giugno si è svolto il VentoDay, nei pressi Cremona, con la presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, che si è anche concesso una pedalata assieme al VentoTeam, capitanato da Paolo Pileri, Professore ordinario di progettazione e pianificazione urbanistica presso il Politecnico di Milano, e dai suoi collaboratori Diana Giudici, urbanista, Alessandro Giacomel, architetto, e le giovani Camilla Munno, pianificatrice ambientale e territoriale, e Rossella Moscarelli, architetto. A questo team, si è anche aggiunto Witoor, associazione sportiva e gruppo di lavoro specializzato in cicloturismo. Ma il progetto non è semplicemente un bici tour; è molto di più. La pedalata rappresenta un’iniziativa di sensibilizzazione al Progetto VenTo, infrastruttura che impegna il gruppo di ricerca da diversi anni.

COS’E’ VENTO? – E’ una dorsale cicloturistica che va da Venezia a Torino, con una ramificazione da Pavia verso Milano, della lunghezza complessiva di 679 km. Ad oggi, dell’intera tratta individuata dai progettatori, solo il 15% è ciclabile in sicurezza, mentre la restante parte richiede interventi di trasformazione o di costruzione ex novo. Il progetto non è la sommatoria di tante piste ciclabili, termine assolutamente inadatto per spiegare Vento, ma rappresenta un’infrastruttura rivolta al cicloturismo nelle aree interne, ovvero i territori non metropolitani, aggregati di piccole-medie dimensioni finiti ormai fuori dai radar e marginalizzati, scavalcati dalle grandi reti autostradali e dalle alte velocità sui binari. Ritrovare il capitale territoriale e sociale di questi territori, è fra gli obiettivi della ciclovia, finalizzata a connettere, con un percorso da percorrere in sicurezza, le piccole realtà bagnate dal Po, dove una realtà di 121 comuni e 242 località possiede un patrimonio che il nostro Paese rischia di disperdere mentre focalizza la sua attenzione sullo sviluppo (sostenibile?) delle aree metropolitane. La Strategia Nazionale delle Aree Interne 2014-2020 concentra la sua attenzione su questi luoghi dell’abbandono, chiamati a ricostruirsi con opere di quella che oggi si ama chiamare resilienza, per riappropriarsi della propria identità. Il Progetto Vento, che incidendo sulle aree interne crea una connessione infrastrutturale tra Alpi e mar Adriatico, è entrato nella Legge di Stabilità n. 208, del 18 dicembre 2015, e da luglio 2016 ha visto diversi accordi e intese inter-istituzionali cui fa capo il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. Dopo i quattro workshop tecnici del febbraio scorso, tenutisi a Venezia, Ferrara, Cremona e Trino (uno per ognuna delle quattro regioni attraversate dalla ciclovia), il bike tour è stato l’ultimo tassello per un progetto che ha ormai preso slancio verso una rete unificata di attori locali e di cittadini. A parere di chi scrive, Vento rappresenta la progettazione più importante per il Nord Italia (e non solo) non tanto per la sua caratteristica ecosostenibile e bike-friendly, quanto piuttosto per la sua capacità di ri-trasformazione non invasiva del territorio del Po attraverso il cicloturismo. Oggi, gli argini del Po sono un coacervo di aree interne dimenticate, dove i fascini di Ferrara e Cremona fanno da contraltare. Vento opera per connettere questi contesti locali, rendendo possibile lo sviluppo di un nuovo turismo in luoghi di cui, sono certo, buona parte dei cittadini italiani ignora le bellezze paesaggistiche e culturali. Chi di voi ha mangiato il Tiròt mantovano? Chi di voi ha mai visitato il parco del Delta o il Castello di Chignolo Po? Il turismo va ben oltre i last-minute verso l’estero, verso atolli, paradisi tropicali o indocinesi o capitali europee, e all’interno dell’Italia, non si ferma a Venezia, Roma, Firenze o le torri di San Gimignano.

NARRAZIONE – La decisione di scrivere del Progetto Vento non nasce da un semplice interesse di stampo giornalistico, ma prende forma da un’attività di supporto svolta empiricamente sul campo, lungo il tracciato del ciclovia, che mi ha lasciato non solo la soddisfazione di dare un contributo fattivo all’iniziativa, ma anche il riconoscimento della grande importanza di un progetto nato dall’ateneo in cui, ad oggi, lavoro. Per quattro giorni, durante il primo weekend del bici tour, da venerdì 2 a lunedì 5 giugno, ho svolto attività di supporto alla logistica. In tutte le piazze attraversate dal tour ciclistico, il professor Pileri, responsabile scientifico di Vento, ha sempre presentato e introdotto finalità e obiettivi del progetto con una passione encomiabile, davanti a platee composte da partecipanti al tour, cittadini e istituzioni locali, sindaci compresi, da Rosolina Mare (area nord del Delta del Po) a Papozze (nel Polesine), dal bici-grill Il Mulino di Ro Ferrarese alla darsena di Ferrara, dall’Agriturismo Corte Nigella di Felonica, l’ultimo comune del mantovano verso il ferrarese, alla suggestiva piazza di San Benedetto Po. Concluso il primo weekend di tour aperto al pubblico, dove la carovana ha raggiunto più di 40 adesioni, il Vento Team ha proseguito il suo viaggio verso il Vento Day di Cremona, passando per Luzzara, comune del reggiano al confine con la Provincia di Mantova, che ha dato i natali a Cesare Zavattini, storico regista del secolo scorso, la cui memoria è oggi tenuta viva dal Centro Culturale Zavattini, polo culturale del piccolo paese. Un gioiello. Quest’ultima visita è stata il lampo finale di una quattro giorni di grandi paesaggi e incontri dove il Vento Team ha, ancora una volta, «ricucito la bellezza» del Po e delle aree circostanti. Il patrimonio conoscitivo che mi ha lasciato questa esperienza di supporto, è riduttivo per raccontarlo in poche righe. I pedali, con Vento, assumono un valore che va ben oltre l’attività ciclistica lungo l’argine maestro del Po, ben oltre la pista ciclabile che costantemente diventa mezzo di promozione politico-elettorale, ben oltre un progetto di unione fra regioni e contesti territoriali ancora oggi agresti. Vento è l’occasione di rilancio nel contesto delle politiche e progettazioni finalizzate a rilanciare le aree interne, attorno al Po. Una ciclovia, che unisce persone, territori e partnerships, dalle biciclette Cinelli alla A2A, azienda lombarda di erogazione di energia, da Slow Food al MIUR. Vento non è un infrastruttura per chi ama la bicicletta, è un bene per il nostro Paese.

 

Immagini per Gentile Concessione del gruppo di ricerca Vento ©

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