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Velokhaya: i pedali d’oro dell’Accademia che toglie i bambini dalle strade del Sudafrica

Velokhaya: i pedali d’oro dell’Accademia che toglie i bambini dalle strade del Sudafrica

Khayelitsha. Sudafrica. Anno 2003. In pochi possono immaginare che la Velokhaya Life Cycling Academy, o, più semplicemente, Velokhaya, un’organizzazione no-profit che ha appena visto la luce, si attesterà nel corso degli anni a seguire come una delle realtà più belle, sportivamente e socialmente parlando, all’interno del ‘Continente Nero’.

Ma che cos’è la Velokhaya? Si tratta di un’accademia di ciclismo che utilizza i propri programmi per coinvolgere i giovani (principalmente i meno abbienti) in un’attività positiva al termine della giornata scolastica.

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L’obiettivo dell’organizzazione è quello di fornire ai bambini delle comunità svantaggiate le competenze e le opportunità di cui hanno bisogno per ottenere successo nella loro vita, nonostante le difficoltà in cui sono costretti a vivere e crescere.

Lo sport, in questo caso, come detto, il ciclismo, viene usato come strumento per insegnare ai giovani valori fondamentali quali la disciplina, la determinazione, la dedizione, il lavoro di squadra oppure come saper vincere (e perdere) nel modo corretto.

Resilienza e perseveranza sono altre parole chiave inerenti al mondo Velokhaya; tutto ciò conferisce ai ragazzi dell’accademia l’opportunità di diventare più forti tanto fisicamente quanto emotivamente e insegna loro anche a lottare per raggiungere livelli di eccellenza, per essere sportivi nella vittoria e non demoralizzati nella sconfitta.

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In altre parole, Velokhaya si pone come scopo quello di formare campioni sia dentro che fuori dal mondo del ciclismo.

In Sudafrica, infatti, circa un terzo della popolazione è sotto i 15 anni (oltre il 50%, invece, sotto i 25 anni) e una grande percentuale di questi giovani vive in zone colpite da alti livelli di povertà e disoccupazione; tutto ciò, ovviamente, rende i giovani particolarmente vulnerabili a mali sociali come la criminalità e l’abuso di sostanze stupefacenti.

Velokhaya, pertanto, nasce con l’intenzione di utilizzare lo sport per unire e far divertire i tanti bambini che vivono in queste povere comunità.

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Perché, tuttavia, proprio il ciclismo? I motivi sono principalmente due. Il primo riguarda il fatto che gli stessi giovani dei quartieri nei pressi della città di Khayelitsha hanno fortemente caldeggiato l’ipotesi di praticare sport in bicicletta mentre l’altro è riconducibile a un dato piuttosto singolare: fino alla formazione dell’accademia, infatti, il ciclismo era sostanzialmente ignorato in tali zone e ciò aveva escluso ad una grande percentuale della popolazione del Sudafrica di mettersi in sella ad una bici e vagare per il proprio quartiere.

Attualmente, Velokhaya conta tra i 60 e gli 80 membri. Un ottimo risultato se si pensa al modo in cui si era partiti ed alla difficoltà della sfida lanciata con la fondazione di tale accademia. Il numero di membri attivi, tuttavia, è sostanzialmente determinato da un fattore che ai nostri occhi sembra quasi impossibile da poter immaginare: il numero di biciclette disponibili.

Nonostante tutte le peripezie, ad ogni modo, i successi ottenuti da Velokhaya nel corso degli anni sono stati multipli e davvero straordinari. Eccone alcuni esempi.

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Luthando Kakà è stato il primo ciclista sudafricano nero a competere a livello internazionale come membro permanente di un team europeo professionistico. Nel 2013, Luthando Kakà è diventato, inoltre, il primo ciclista nero a capitanare una squadra ‘pro’ a livello nazionale (è accaduto quando questi è stato nominato capitano del team Bonitas).

Kakà oggi è un membro del consiglio Velokhaya e la sua storia è stata descritta, nel gennaio 2014, anche presso la CNN African Voices.

L’ex pilota Velokhaya Songezo Jim, invece, unitosi all’accademia dopo essere rimasto orfano ed essersi trasferito a Città del Capo per vivere con la zia, è attualmente un ciclista professionista con il team MTN-Qhubeka p/b Samsung, la prima squadra africana di ciclismo su strada in assoluto.

Un altro ex membro dell’accademia, Luthando Gqamana, non ha raggiunto risultati significativi in sella ma al di fuori del mondo del ciclismo. Grazie alla formazione ricevuta, infatti, si è laureato in legge nel marzo 2013. Ha completato il suo percorso in Giurisprudenza in 4 anni ed è diventato a sua volta un esempio per tutti i giovani africani di Khayelitsha.

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Con l’augurio di tanti altri anni di grandi successi (sia in bici che nella vita) per i ragazzi di Velokhaya, ricordiamo ai lettori i modi in cui poter entrare in contatto con questo eccellente progetto.

E’ possibile iscriversi alla newsletter riempiendo un semplice modulo sul portale dell’accademia (http://velokhaya.com/) oppure seguire Velokhaya attraverso i suoi canali presenti sui principali social media.

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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