Valerio Ranaldi: “In Italia, con il pugilato non si campa”

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Per la Rubrica “Vita da…”, abbiamo intervistato i pugili Valerio Ranaldi, neo campione italiano della Categoria Super Medi, e Alessandro Lozzi, aspirante al titolo dei Pesi Piuma. Con loro, abbiamo scoperto quali sono i fattori determinanti per un atleta che vuole raggiungere obiettivi importanti e lo stile di vita che bisogna avere dentro e fuori dal ring.

 

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3 Comments

  1. Per forza se il pugilato come altri sport che non sono seguiti da un gran numero di spettatori non ricevano soldi dalle tv.
    Quindi gli atleti non possono ricevere uno stipendio da calciatore di serie A

  2. Il pugilato è lo sport più paradossale di oggi, per iniziare non serve quasi niente in termini economici, ma anche il ritorno è assurdo, incontri di tre riprese che vengono pagati 50€ ad atleta (dlilettanti pesi medi, e prendi comunque delle mazzate sostenendo un enorme fatica sia fisica che psicologica, non riconcorri mica un pallone o simuli una pacca sulla spalla come se ti avessero sparato) e anche se arrivi al professionistico, se non ti fai notare o non accumuli esperienza, verrai pagato meno di un operaio. Però poi ci sono gli atleti sponsorizzati, ben pubblicizzati che guadagnano cifre incredibili, eppure, non danno sempre un degno spettacolo. Io ho visto incontri di dilettanti e professionisti che non sono famosi, almeno per chi non è dell’ambiente, oppure hanno un ranking bassissimo, ma alcuni incontri sono veramente ottimi, danno emozione, e vedi delle ottime “giocate”.

    Il problema principale, io credo, sta nel chi gestisce gli incontri, perchè non sono gli atleti a scegliere (nel stragande maggioranza dei casi) ma le palestre dei rispettivi atleti e le associazioni pugilistiche interessate, e tutti devono trovarsi d’accordo perchè sennò niente incontro e niente opportunità per il pugile. Solo quando chi decide vede un giusto (per lui) ritorno economico (piccola parentesi, giusto che ci devono guadagnare, ma per come vedo l’ambiente io, c’è troppa ipocrisia e arroganza, che soffoca con la sua burocrazia uno sport nobile come il pugilato) allora ti fanno combattere ma ti lasciano comunque le briciole.

    Altro problema, l’Italia, qui in italia non si parla altro che di calcio non si riesce a vedere altro, e il pugilato può essere definito quasi sport di nicchia, e cosi vengano date poco possibilità ai pugili Italiani perchè se non ci sono soldi (per tutti) non li fanno combattere, mentre altri si sono ritrovati in un ambiente squallido e ora sono a fare carriera in altri paesi dove hanno più opportunità.

    PS: Mayweather Vs. Pacquiao pagliacciata del secolo.

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