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Valentino Mazzola, la leggenda di Tulèn

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Valentino Mazzola, la leggenda di Tulèn

Tra le vittime di quel maledetto 4 Maggio 1949 sulla collina di Superga in cui il Grande Torino fu affidato alla storia e alla memoria di tutti, c’era ovviamente anche lui, Valentino Mazzola, capitano di quella squadra leggendaria. Vi raccontiamo la sua storia.

Tulèn, in dialetto settentrionale, è colui che prende a calci le latte. Nella Cassano D’Adda degli anni ’30, la pratica di prendere a calci qualsiasi cosa, perché il pallone non era economicamente accessibile a tutti, era particolarmente in voga.

Tulèn però, etimologicamente, non era solo un termine dialettale, ma anche un soprannome, quello dato ad un certo Valentino Mazzola che, a Cassano d’Adda appunto, ci viveva.

Dieci anni, capelli biondi e ricci, Tulèn, non si fa apprezzare solo per il fatto di prendere a calci qualcosa, ma soprattutto per come prende a calci qualcosa, il pallone, in particolare.

E infatti, il viaggio da Cassano a Venezia fu breve, come quello dalle latte ad uno stadio vero, in Serie A, dopo essere stato notato, pensate un po’, durante il servizio di leva in una partitella durante la quale giocò a piedi scalzi e con un peso corporeo che oscillava sui 90 chili.

Rimase poco a Venezia, Tulèn. Un paio d’anni, una sessantina di presenze e dodici goal. Quanto basta per volare da un’altra parte, a Torino. Dove Ferruccio Novo, presidente dei granata, lo strappò per 250.000 lire alla concorrenza della rivale storica, la Juventus.

Qui,  Valentino Mazzola, che di anni nel frattempo di anni ne ha ventitré, incontra la potenza di una città, di una maglia, di un colore: il granata.

Nascerà un rapporto di amore che non avrà fine, anche se la fine, di Tulèn e degli altri, quelli là, quelli del Grande Torino, arriverà da lì a sette anni, il 4 Maggio 1949, quando, il volo Fiat G.212  della compagnia aerea ALI, siglato I-ELCE, con a bordo tutta la squadra granata, andrà a schiantarsi sul muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga.

Tanti furono gli episodi che, prima di quell’ultimo e tragico sussulto, portarono il Torino di Valentino Mazzola a non essere più una semplice squadra, ma la squadra più forte del mondo. Eppure se tu chiedi ad un tifoso del Torino in che cosa può essere riassunto lo spirito granata, oltre al tremendismo, lui ti parlerà di qualcosa che va oltre il calcio, qualcosa di intimo, una di quelle leggende che si raccontano ai bambini nei pomeriggi d’estate, per farli stare buoni e magari, farli sognare un po’.

Il quarto d’ora granata. L’attimo in cui, Oreste Bolmida, umile ferroviere tifoso del Toro, suonava la sua tromba dagli spalti del Filadelfia e Valentino Mazzola, Tulèn, il capitano, si rimboccava le maniche. E il Torino, pardon, il Grande Torino, diventava imbattibile.

101 anni fa, nasceva Valentino Mazzola, Tulèn, il capitano degli Invincibili.

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