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Val Susa: Adolfo Kind e i pionieri dello Sci in Italia

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Val Susa: Adolfo Kind e i pionieri dello Sci in Italia

Pochi giorni fa il premier italiano Giuseppe Conte ha annunciato che la TAV, il famoso treno ad alta velocità che collegherà Torino alla città francese di Lione, si farà. Essa è una di quelle grandi opere del Belpaese che viene contestata da una parte dei cittadini italiani.

Questa ferrovia attraverserà una zona d’Italia in particolare: la Val Susa. Questa è una valle alpina che si trova nella zona occidentale della regione del Piemonte, a ovest della città di di Torino, e che confina con la Francia.

Tale zona è conosciuta sotto numerosi punti di vista: proprio qui infatti si producono molte tome, uno dei più conosciuti formaggi piemontesi. Inoltre durante il secondo conflitto mondiale, tra questi monti, ci fu una strenua lotta partigiana contro l’invasore nazi-fascista.

La Val Susa, però, ha dato un suo contributo fondamentale anche per quel che riguarda lo sviluppo di uno sport nazionale. In questo pezzo, noi di Io Gioco pulito, vorremmo raccontarvi proprio questo lato visto che, proprio qui, si è sviluppata una delle pratiche sportive più praticate nell’Italia attuale: lo sci.

Questo sviluppo ha una data d’inizio ben precisa: il 1896. Proprio in quell’anno, infatti, l’ingegnere ed industriale di origine svizzera Adolfo Kind si fece spedire un paio di sci in frassino dalla lontana Scandinavia: zona in cui, per ovvie ragioni, lo sci era praticato da parecchio tempo.

Alcuni amici dell’ingegnere rimasero entusiasti da questi nuovi attrezzi e si lasciarono facilmente influenzare dallo stesso Kind che riuscì a impartirli le prime lezioni sciistiche. Il tutto avvenne nella cornice della collina di Parco del Valentino, una delle più famose aree verdi torinesi lungo le rive  del fiume Po.

Dopo circa due anni di allenamenti il gruppo decise di compiere il grande passo e provare la nuova attrezzatura in zona alpina. Come meta fu scelto il comune di Giaveno, vicino a cui si trova il Monte Cugno dell’Alpet.

Proprio qui, nel 1898, si tenne prima escursione sci-alpinistica avvenuta in Italia. L’anno successivo si decise di andare ancora più in alto e ci si spinse fino ai 3 mila metri del monte Tomba, sopra il lago del Moncenisio.

Per la svolta “burocratica” si dovette attendere il 1901 quando Adolfo Kind e i suoi amici, col il supporto fondamentale del CAI (Club Alpino Italiano), diedero vita allo Ski Club Torino: il primo del Belpaese. Tale decisione venne presa con una finalità ben precisa: aiutare le persone interessate “all’allenamento nel pattinaggio e nelle escursioni sciistiche”.

Data la mancanza di neve nella zona però, nel gennaio del 1906, si decise di trasferirsi nel vicino al comune di Oulx, facente parte dell’Alta Val di Susa. Proprio qui venne inaugurata la prima stazione sciistica italiana nella zona delle Alpi.

Un mese dopo a Sauze d’Oulx, piccolo comune confinante con Oulx, partì il primo corso di sci della storia d’Italia condotto dal famoso sciatore norvegese Harald Smith. Tra I partecipanti ricordiamo alcuni importanti ufficiali dei reggimenti alpini.

Adolfo Kind diede il massimo in questo sviluppo dello sci in Italia. Purtroppo però non riuscì a completare la sua opera visto che morì, nell’estate del 1907, in un incidente in montagna nella zona del Pizzo Bernina.

Il testimone passò al figlio Paolo che portò avanti l’operazione cominciata dal padre. Nel 1908 grazie anche all’aiuto dello stesso Harald fu realizzato, presso la località di Bardonecchia, il primo trampolino di salto con gli sci.

La consacrazione definitiva dello sci italiano avvenne nel febbraio 1909. Proprio allora si svolse il primo Campionato Italiano Assoluto nelle discipline di salto, fondo e discesa, a cui assistettero oltre tremila persone.

Per la cronaca, nella gara di salto, il titolo italiano fu vinto dallo stesso Paolo Kind. Nel concorso internazionale, invece, Harald Smith ottenne il record del mondo, rendendosi protagonista di un salto di ben 43 metri.

Oggi, la Val Susa, ci viene rappresentata unicamente come una zona periferica in cui a farla  da padrone sono solo dei violenti che fanno di tutto per impedire “lo sviluppo del Paese”. Speriamo che questa storia, come molte altre, faccia cambiare idea al maggior numero di persone possibili.

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