Connect with us

Cerca articoli

Basket

Conrad McRae, “Icaro Mangiafuoco” della palla a spicchi

[themoneytizer id=”27127-1″]

Conrad McRae, “Icaro Mangiafuoco” della palla a spicchi

Avrebbe compiuto oggi 48 anni Conrad McRae, lo sfortunato cestista che nel Basket Europeo ha lasciato un’impronta indelebile e che solo un destino infame poteva fermare. Vi raccontiamo la sua storia.

Lo sport di oggi è sempre più avaro di favole. Esibisce campioni famosi ed imprese eclatanti, è vero, ma non sembra avere storie da vedere e da ascoltare come le vorrebbe vedere un bambino con gli occhi sognanti e la bocca spalancata. Storie di uomini che sanno divertire ed emozionare, storie cosi, si possono trovare soltanto rovistando nella soffitta della memoria sportiva. Una di queste favole, senza il lieto fine eppur degna di essere raccontata, a suo modo tramandata ai ragazzi di oggi, è quella di Conrad Bastien McRae, professionista cestista. Lo chiamavano “Mangiafuoco” e lui quel personaggio del Pinocchio di Collodi lo ha rivisitato sino a farlo diventare un moderno Mangiafuoco del basket, travestito da Icaro in canottina e pantaloncini, in volo tra i canestri d’Europa sino al sogno della Nba accarezzato per 10 giorni.
Nato a New York il 13 gennaio 1972, cresciuto al college della Syracuse Orange, “Mangiafuoco” Mcrae ha incantato per 11 anni le platee di Turchia (Efes Pilsen e Fenerbahce), Italia (Fortitudo Bologna e Telit Trieste), Grecia (Paok Salonicco) e Francia (Pau Orthez) sino alla breve parentesi nell’iperbasket con la maglia dei Denver Nuggets. Sul campo ha vinto poco, uno scudetto e una Korac con l’Efes Pilsen, eppure Conrad McRae è stato uno di quei rari e indelebili sportivi che negli occhi della gente, di chi lo ha visto nei palazzetti o in tv, ha portato e lasciato qualcosa di speciale. Questa è la storia di un uomo divenuto mito nei playground newyorkesi, l’illusionista consacratosi “Mangiafuoco” quando un bel giorno, all’All Star Game di Valencia, riuscì a saltare un muro di tre persone, schiacciando con un pallone infuocato tra le mani. Dicevano sapesse fare solo quello, schiacciare, eppure si è consegnato alla storia come uno dei più elettrizzanti e spettacolari atleti dello sport moderno, formidabile giocoliere d’area capace di ripagarti del prezzo di un biglietto con il suo atletismo da “actor-studio”, come fosse in un set hollywoodiano. Conrad era uno che si è fatto amare come pochi altri dal tifo fortitudino, strepitoso protagonista nella stagione 1996-97 al fianco di Carlton Myers in una stagione che vide l’Aquila arrivare ad un passo dallo scudetto. McRae era uno che è sempre andato sempre di corsa e ti faceva sognare che per volare l’uomo non avesse bisogno delle ali ma solo di una palla a spicchi fra le mani.

 

Prodezze da funambolo per un’intera carriera, sino al giorno dello stop obbligato per problemi cardiaci, amara anticamera del cinico sipario che già si affacciava all’orizzonte. Conrad aveva un segreto: sapeva che ogni partita poteva essere per lui l’ultima, camminava su un filo sospeso tra la vita. Soffriva di una forma congenita di tachicardia ventricolare (il padre è morto anche lui stroncato da un infarto). Era il suo segreto. Non lo avevano smascherato nemmeno gli esami medici ai quali si era sottoposto ogni stagione, cambiando sempre squadra e città. Uno svenimento a Denver nel 1999, quindi un test sotto sforzo e perse di nuovo conoscenza. Gli dissero di chiudere con il basket ma Conrad rispose che non era ancora pronto a lasciare tutto. Sapeva bene a cosa stava andando incontro, lo sapeva sin da quando anni alla Syracuse University, a 17 anni, il medico del team rilevò il suo battito cardiaco irregolare. Conrad McRae, da ragazzino, aveva stretto un patto col diavolo. Non ha mai smesso di giocare e non ha mai smesso di sorridere e far divertire la gente.

Per amore dello sport e dello show-time ha messo la sua vita nella mani del destino. La morte gli camminava a fianco e lui, noncurante, gli ha sorriso vivendo senza paura e come meglio ha potuto il tempo che gli è stato concesso. Un attimo, un canestro, poi l’ultima schiacciata e tutto si compie: la fine è arrivata proprio lì, su un campo da basket, il suo habitat naturale, al training camp degli Orlando Magic, il 10 luglio 2000. Aveva 28 anni, doveva sposarsi quell’estate con l’amata Erika, ma non ce l’ha fatta. Forse l’Icaro Mangiafuoco che volava senza ali aveva già mostrato sin troppo ai comuni mortali, e lassù qualcuno ha deciso che per lui fosse giunto il tempo di andare a saltare ancora più in alto, nel giardino dell’eternità.

[themoneytizer id=”27127-1″]

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Pugilato

Hector Macho Camacho: Commediante, eccentrico, imprevedibile, volubile Il 24 Novembre 2012 a seguito di una sparatoria moriva Hector Camacho, un pugile unico nel suo...

Calcio

Mistero Bergamini: Cronaca di un suicidio che non è mai accaduto Il 19 Novembre 1989 l’Italia del calcio e non solo si svegliava con...

Basket

La Legge Len Bias: quando per cambiare le regole ci deve scappare il morto Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e infine all’età adulta è lastricato...

Altri Sport

Jonah Lomu, più forte del suo destino Il 18 novembre 2015 ci lasciava, nella città neozelandese di Auckland, Siona Tali “Jonah” Lomu, da tutti...

Motori

Nuvolari, quel giorno d’agosto Il 16 novembre 1892 nasceva Tazio Nuvolari, il leggendario pilota automobilistico che correva negli anni in cui salire su una...

Altri Sport

Johann Kastenberger: il maratoneta che scappava dalla polizia Il 15 novembre 1988 finiva tragicamente la fuga di Johann Kastenberger, un atleta sconosciuto nel mondo,...

Calcio

Jake Livermore, che non ha mai cercato scuse Testo: Ettore Zanca Illustrazione: Enrico Natoli Compie oggi 31 anni Jake Livermore, il calciatore inglese che...

Altri Sport

Nadia Comăneci: una farfalla in cerca della felicità Compie oggi 59 anni Nadia Comaneci, fenomenale ginnasta rumena che alle Olimpiadi 1976 mandò in tilt...

Motori

Vittorio Brambilla, un pilota da film Sbucano sempre da qualche parte, i ricordi più rari. Quando meno te lo aspetti, sembrano materializzarsi dal nulla,...

Altri Sport

Quando i Re del Rugby curarono le ferite della Grande Guerra L’11 novembre 1918 il primo conflitto mondiale giunse finalmente al termine con la...

Altri Sport

Stefania Belmondo: a tu per tu con la “Trapulin d’oro” dello sci italiano Il mondo dello sport riparte con fatica tra la seconda ondata...

Calcio

La storia di Alec Stock, esonerato due volte dall’irriconoscenza Da sempre in bilico e perennemente aggrappato al risultato, la vita dell’allenatore di calcio è...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro