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Agosto 4, 2025

Un microfono nel destino: intervista al radiocronista storico del Bari Michele Salomone

La radio e un microfono nel destino. Michele Salomone è la voce storica del Bari, le vibrazioni che hanno accompagnato ogni tifoso biancorosso in qualsiasi luogo, dalle scuole alle fabbriche o, semplicemente, a casa durante la domenica pomeriggio dopo pranzo come da tradizione tutta italiana.

La redazione di Gioco Pulito ha incontrato Michele Salomone, giornalista sportivo e autore di diversi libri. Un tuffo nel passato giungendo sino alla primissima radiocronaca di Trapani, all’incontro che ha cambiato tutto nel ’75 e all’aneddoto dell’ottavo di finale di Coppa Italia con la Juventus. Salomone si appresta a tagliare il traguardo dei cinquant’anni di radio in biancorosso, un record storico. Più di una semplice voce, un’icona del giornalismo sportivo a Bari.

Trapani – Bari del 21 marzo 1976 è l’inizio di tutto, l’alba di una grande e lunga carriera. Ci racconti quel giorno?

Tutto ha inizio in quel novembre 1975 quando andavo al vecchio stadio della Vittoria con mio padre. Devi sapere che allo stadio della Vittoria c’erano due settori: la tribuna centrale e la gradinata che comprendeva le due curve. un unico settore. Non c’erano  le barriere che troviamo oggi negli stadi. Durante il secondo tempo, molti, si spostavano verso la curva dove attaccava il Bari per vedere meglio le azioni offensive. Io e mio padre, invece, ci posizionavamo di fronte tribuna centrale senza spostarci. Una domenica, in una circostanza che non sono mai riuscito a ricostruire, mio padre non venne allo stadio e, dunque, proposi ad un mio amico di andare allo stadio con lui con la possibilità di migrare durante il secondo tempo dietro la porta dove attaccava il Bari, come facevano altri. Così fu e ci spostammo verso la curva sud e notammo delle persone che avevano un registratore. Era l’anno in cui decisero di aprire una radio in città – Bari Canale 100 – nella quale inserirono nel palinsesto la radiocronaca di calcio del Bari che militava in Serie C. In pratica stavano facendo quello che oggi e’ un casting per cercare potenziali radiocronisti essendoci all’epoca solo quelli della Rai.  Chiesi di provare. Da piccolo ero balbuziente, devo farti questo appunto, ma non ci davo mai troppo peso. Decisi di prendere uno dei tre microfoni e iniziai a descrivere tutto ciò che vedevo. Questi spezzoni furono passati ad un giornalista della Rai della sede di Bari, il quale apprezzò molto il modo in cui descrivevo gli eventi. Da quel momento in poi, dunque, feci dei provini. Inizialmente ero preoccupato per la balbuzie, ma notai pian piano che scompariva con il microfono davanti e il 21 marzo del 1976 mi mandarono a Trapani a fare la prima di duemilatrecento quarantaquattro radiocronache. Il prossimo anno saranno cinquant’anni, un traguardo che rappresenta un motivo di orgoglio. Per questo, ci tengo a dirti che credo molto nel destino perche’ se mio padre quella domenica fosse venuto allo stadio non sarei andato in curva e non starei qui a raccontare nulla. Ricordo ancora tutto di quella giornata e della partita.  

Considerando la tua lunga carriera, quali sono stati i cambiamenti principali nel racconto radiofonico?

Non credo che sia cambiato tanto anche perché lo scopo del radiocronista è sempre lo stesso, ossia raccontare quello che sta accadendo trasferendo le emozioni. Ognuno può avere il proprio stile. Ti dirò che da autodidatta ho imparato ad evitare alcuni errori che inevitabilmente in passato commettevo compreso quello di  mangiare nelle  tre ore prima della partita. Negli anni ho cambiato la qualità del linguaggio, ti faccio degli esempi. Non mi sentirai mai dire “il Bari gioca contro il Milan”, uso l’espressione “gioca con”, perché quando si gioca, si gioca con l’altra squadra. Non mi sentirai mai parlare di “calciatore di colore” considerando che, il pensiero comune, porta ad identificare attraverso questa espressione un qualcuno di diverso. Identifico il calciatore con la sua nazionalità. Non parlo mai di “calciatori utilizzati dagli allenatori” perché si utilizzano gli utensili e uso l’espressione “calciatore che viene schierato o impiegato sulla destra o sulla sinistra”. “Calciomercato” per me non esiste, perché i calciatori non possono essere oggetto di mercato, sono i cartellini dei giocatori che diventano oggetto di mercato, quindi l’aspetto è diverso. Dunque, parlo di “campagna trasferimenti”. Il linguaggio aiuta molto e va utilizzano nella maniera corretta.

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento giornalistici?

Il radiocronista a cui mi sono ispirato è stato Enrico Ameri, come telecronista ti cito Nando Martellini anche perché erano molto essenziali. Ci tengo a sottolineare che Martellini aveva grande rispetto del telespettatore non influenzando la partita, aspetto che accade spesso nel racconto di oggi. Il telecronista non deve influenzare il racconto, le immagini vengono trasmesse anche al fruitore che a sua volta ascolta, osserva e si crea un proprio pensiero. Martellini aiutava sempre con grandissimo rispetto a riconoscere il calciatore. Sia nelle emittenti pubbliche che private ci sono stati e ci sono bravi colleghi, ti cito anche Sandro Piccinini. Le generazioni future sono state condizionate anche dalle seconde voci, utili se aggiungono informazioni al racconto senza essere ripetitive.

Michele, sei molto attivo sui social network come Instagram e Facebook. Quale è il tuo rapporto con gli utenti? Considerando che informi spesso e volentieri su notizie dal mondo Bari e non solo, esprimendo un attento e preciso pensiero.

I social network hanno rivoluzionato, senza ombra di dubbio, il mondo dell’informazione. Rappresentano uno strumento essenziale per tutti gli operatori e bisogna saperli gestire. Dedico  un’ora e mezza al giorno senza esagerare, rispondendo a tutta la posta privata. Diventa un modo per interagire in maniera sana, i social hanno sostituito la piazza, l’agorà. È evidente che, come tutte le cose, abbiano anche un aspetto negativo a causa dei cosiddetti leoni da tastiera che alimentano odio anziché commentare in maniera intelligente generando spunti su cui porre una riflessione. Tutto sommato, ho sempre avuto la fortuna di interagire in maniera educata e sana, ricevendo sempre ottime interazioni. I social, per me, sono anche uno strumento di lavoro, considerando che faccio anche delle trasmissioni e dirette.

Con tantissimi strumenti a disposizione, cosa senti di consigliare ad un giornalista emergente?

Non ho avuto la possibilità di confrontarmi e studiare come accade oggi. Attualmente ci sono le università e i corsi per giornalisti. All’epoca, negli anni ’70 e ’80, noi della radio venivamo visti come fenomeni da baraccone che si sarebbero sciolti di lì a poco. Non eravamo accolti bene dai colleghi della carta stampata. Oggi si ha la fortuna di frequentare tantissimi corsi e scegliere la strada più opportuna. C’è la possibilità di approfondire materie legate alla comunicazione. Tuttavia, noto nelle nuove generazioni poca voglia di studiare e imparare. Con i tanti strumenti a disposizione, invece, dovrebbe esserci maggiore propensione all’approfondimento analizzando i fatti. Bisogna avere la capacità di scavare in profondità, commentare un determinato avvenimento, avere una buona capacità di sintesi ed essere autorevoli. Per far ciò conosco solo una strada: studiare ed applicarsi.

Ti ringrazio Michele, in chiusura ti faccio un’ultimissima domanda. Porti con te tantissime radiocronache, tante trasferte, tanti avvenimenti. Ecco, quale rappresenta l’evento che porti più a cuore?

Posso raccontarti un episodio legato a un Juventus – Bari 1984, Coppa Italia. Il Bari era in Serie C, campionato che poi vincerà, e la Juventus di Platini, di Scirea, di Tardelli, squadra che vinceva in Europa. Il Bari a sorpresa vinse 2-1 con goal Lopez, rete che raccontai in diretta. Considera che iniziai la radiocronaca con molto scetticismo, sai il Bari che affrontava una compagine fortissima come la Juventus, poi invece più passavano i minuti e più cresceva la consapevolezza che si potesse ottenere un risultato positivo. A distanza di anni, grazie ai social network, ho scoperto tanti aneddoti legati a quella partita, di tifosi che ascoltavano la radiocronaca nelle scuole, nelle fabbriche, da una coppia in riva al mare. Bari si fermò ad ascoltare gli ultimi minuti di quella partita. Al 90esimo gridai “goal” alla rete di Lopez, talmente forte che quasi non si udì ma si intuì. Alla fine della partita invitai tutti i radioascoltatori, la sera, ad accogliere la squadra al rientro. Spinto dall’emozione e dall’adrenalina. Era un’impresa storica. Oltre tremila persone accolsero la squadra all’aeroporto, in un periodo in cui non c’erano tanti controlli di sicurezza. I tifosi si riversarono sulla pista e ricordo che mentre atterravo, vedevo fumogeni, bandiere che aspettavano la squadra. Il giorno dopo mi telefonò il Questore che, con aria poco serena, mi chiese spiegazioni al riguardo esponendomi tutti i rischi del caso. Io risposi, sottolineando, che l’invito l’avevo fatto ingenuamente e che mai avrei pensato di scatenare una situazione del genere. In un primo momento avevo la sensazione che il Questore prendesse seri provvedimenti e, dunque, gli risposi rassicurandolo per le volte successive. Lui, si fermò e mi rispose “però ha fatto una grande radiocronaca”. L’aveva ascoltata anche lui. Devo dirti che rappresenta l’episodio più bello delle mie tante avventure davanti ad un microfono. 

Agostino D'Angelo

Agostino D'Angelo è un giornalista pugliese con una forte passione per il mondo dello sport, di cui è telecronista. È Direttore della testata giornalistica Best of Puglia, progetto editoriale digitale di proprietà della Linking Agency dedicato alla valorizzazione del territorio pugliese, oltre che autore presso Influent People e Gioco Pulito. Si occupa inoltre di ufficio stampa, affiancando aziende e professionisti nella gestione della comunicazione e della presenza mediatica.