Un dribbling non è mai di troppo

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Spesso si sente dire, soprattutto da chi di calcio giovanile poco s’intende – e, ahinoi, in giro ce ne sono ad iosa.. -, che “un dribbling va bene, ma due sono troppi”.. Il calcio cosiddetto “moderno”, fa timbrare il cartellino agli illusionisti de “il bel gioco è quando circola la palla“, proprietari – a loro dire – di quell’unica “verità” chiamata “un tocco e passala..”. A Claudio Sala verrebbe l’orticaria e chissà a quanti altri ancora che, di dribbling – prima sotto casa e poi nei campetti di periferia -, hanno sbalordito compagni e tifosi. Il “dogma” del “calcio moderno” viene preso come esempio nelle Scuole Calcio: realtà, oramai, sempre più catalogate ed ego-canalizzate in “S.p.A.” – a riprova che del bimbo, agli adulti, poco interessi -, dove il risultato conta più del divertimento di un singolo “ometto”. L’analisi andrebbe fatta a monte, scomodando – una risata (di tanti bambini) vi seppellirà!.. – magari anche qualche filosofo del periodo storico che, spesso, in maniera scherzosa, ricordiamo come “calende greche“.., tanto tempo fa.. Ossia, all’insegnamento che, da secoli e secoli, ci viene donato dai libri: Aria e volo, nei sogni, li hanno inventati i nostri figli.

Oggigiorno, invece, si è deciso – unilateralismo dei “grandi” – di dare soltanto spazio all’“individualismo di gruppo”, ossimoro inquietante – ben diverso dall’individualismo tout court.. Che è quello, tanto per intenderci, capace di far trasvolare il giovane verso l’orizzonte del proprio istinto. “Un tocco e passala..” è la morte della creatività – un po’ come obbligare un pittore a non dipingere col cuore -, soprattutto quando lo si chiede (impone) ad un bambino che, invece, proprio grazie al suo straordinario modo di essere creativo – e scoprirne tutti i “misteri” che la sua giovanissima età ancora gli nasconde.. – riesce a viaggiare insieme a bellissime fate ed eroi invisibili; perché è nella sua natura di bimbo creare – appunto – spensieratezza, superando ogni piccolo ostacolo da solo. Il dribbling non è altro che scoprire il posto segreto dell’amichetto quando si gioca a nascondino: Il “mistero” finalmente svelato.. Gli “schemi” – di gioco, ma soprattutto mentali di tantissimi allenatori – distruggono la fantasia dei più piccini, obbligandoli ad ascoltare ore e ore di noiosissime elaborazioni tattiche che con il calcio – divertimento, serenità, risate e voglia di vivere il gioco (ebbene sì, trattasi di un gioco..o almeno, così dovrebbe essere..) – nulla hanno a che vedere.

“Se rifai un dribbling ti caccio via!” è quanto di più devastante e dannoso si possa fare nello sviluppo psichico / emotivo / creativo – e non solo – di una giovane creatura. L’emozione di un dribbling supera di gran lunga ogni altr’emozione – anche quella per la vittoria di una partita -, perché nell'”uno contro uno” il bimbo scavalca il dubbio, lasciandoselo alle spalle – che poi, nient’altro è che quella sanissima e genuina “paura” di non sapere se riuscirà a superare il suo avversario; immensa e meravigliosa sfida con se stesso che nessun gioco collettivo può insegnargli. Nelle tante illusionistiche – l’imitazione è, da sempre, sinonimo di  fallimento – “mini S.p.A. calcistiche”, non si gioca più. Il dribbling è severamente vietato ai minori di un’età compresa tra il “voglio divertirmi” e “amo da morire il pallone incollato al piede”, mentre a nessun allenatore – o pseudo tale – viene impedito di fare danni. Pensatevi farfalla – chiudendo gli occhi l’immagine è più chiara – e ponetevi la domanda se amereste “sentire” due dita chiudere le vostre ali.. No, la risposta è no. Eppure in tantissime S.p.A., cosiddette “Scuole Calcio”.., questo avviene: Il declassamento del (bel) calcio che fu, a favore della modernità collettiva e schematizzata (o schiavizzata?..) dei giorni d’oggi. Claudio Sala, nel 2016, verrebbe rimproverato; Claudio Sala, bimbo, verrebbe scartato. Invece nelle “S.p.A. calcistiche moderne” gli interessi maggiori sono il potere, i soldi, “due coppe” e qualche titolo in prima pagina – mica la crescita interiore del bambino. Ed è così che si costruiscono dei robot, soldatini “belli e bravi” ma senza un briciolo di favola all’interno del cuore. E un bimbo senza l’invenzione della sua fiaba – privo di un’anima creativa e “ribelle” – è l’ennesimo numero freddo fra tanti. Bisognerebbe buttare al secchio tante “Academy” e spruzzare di nuova vernice colorata il respiro d’ogni singola “Scuola Calcio”.

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  1. Si certo. D’accordo su molte cose. Però bisognerebbe considerare che il calcio è uno sport di squadra. E quando la palla ce l’hai tu gli altri dieci non ce l’hanno. Allora per esprimere la propria creatività non si può distruggere quella degli altri. Come in tante cose ci vuole un punto di equilibrio. Tanto allenamento in uno contro uno e tanto altruismo quando si gioca con i compagni. Mi va bene se cerchi sempre di superare l’avversario. Ma al momento giusto servi il compagno meglio piazzato invece di voler far gol a tutti i costi.

  2. Si certo. D’accordo su molte cose. Però bisognerebbe considerare che il calcio è uno sport di squadra. E quando la palla ce l’hai tu gli altri dieci non ce l’hanno. Allora per esprimere la propria creatività non si può distruggere quella degli altri. Come in tante cose ci vuole un punto di equilibrio. Tanto allenamento in uno contro uno e tanto altruismo quando si gioca con i compagni. Mi va bene se cerchi sempre di superare l’avversario. Ma al momento giusto servi il compagno meglio piazzato invece di voler far gol a tutti i costi.

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