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Un calcio (quasi) per tutti: il problema della Premier League e i suoi tifosi disabili

Ci risiamo.

Soltanto alcuni mesi fa, infatti, veniva presentato in questo spazio il grave problema della mancanza di cura, da parte di diverse società del massimo campionato inglese, riguardo ai fan disabili e alla loro difficoltà nel poter assistere dal vivo alle gare della propria squadra del cuore.

La situazione pareva essere migliorata ma, a quanto pare, così non è stato.

Un gruppo di club della Premier League è stato recentemente accusato di non essere stato finora in grado di adottare le misure idonee nei confronti dei propri tifosi con disabilità ed è ora coinvolto in un dibattito con la Commissione per l’Uguaglianza e la Tutela dei Diritti Umani, al fine di evitare azioni legali a proprio carico.

Ciò accade a seguito di una relazione ufficiale, rilasciata dagli organi competenti, che ha confermato come le società coinvolte non abbiano rispettato neppure le linee guida minime necessarie per permettere ad un disabile di recarsi allo stadio.

Nonostante l’aggiunta negli impianti, da parte di tutti i club di Premier, di 1.000 nuovi spazi per sedie a rotelle negli ultimi due anni, l’impegno preso collettivamente nel 2015 per soddisfare tutti gli standard e i numeri indicati nella Guida di Accesso allo Stadio entro agosto del 2017 non è stato rispettato.

Soltanto 11 club (sui 20 totali impegnati nel massimo campionato inglese) attualmente rispettano pienamente le norme presenti nella suddetta guida.

Un numero sconcertante per quello che ormai è quasi unanimemente riconosciuto come il campionato nazionale più spettacolare e seguito nel mondo.

Una delle società più ricche della Premier (basti pensare alle sterline spese solo nelle ultime due sessioni estive di calciomercato), il Manchester United dello ‘Special One’ José Mourinho, ad esempio, ha completato i lavori di costruzione per soddisfare i numeri proposti nella guida, ma non ha ancora sistemato presso tutti gli spazi disponibili i propri appassionati affetti da disabilità.

I motivi addotti? Considerazioni varie sulla sicurezza e la volontà di non spostare troppo velocemente coloro che hanno già acquistato i biglietti per assistere alle partite interne della squadra.

Altri casi riguardano: il Bournemouth, che comunque ha affermato di voler risolvere questo problema con la costruzione del nuovo stadio, il Chelsea, il Watford, il Crystal Palace e l’Everton.

Il board della Premier League sta spingendo i propri club ad affrontare questo problema in modo decisamente più approfondito e ha sottolineato, in una riunione delle scorse settimane, quanto lavoro ancora sia necessario fare. “Questa relazione fornisce dettagli sui progressi compiuti fino a un certo punto, ovvero oggi, ma non può essere considerata la fine del processo, altrimenti avremmo tutti fallito”, ha dichiarato Bill Bush, direttore esecutivo della Premier League.

Parole di sconcerto arrivano, infine, da Tony Taylor, presidente dell’organizzazione benefica Level Playing Field, che ha particolarmente a cuore tale problematica: “Siamo delusi che un certo numero di club non sia riuscito a soddisfare i requisiti necessari e che abbia dimenticato così una parte della propria fan base”.


 

 

Redazione
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