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Tutto il mondo è paese: minacce di morte e razzismo a chi sbaglia con la Nazionale

Il Mondiale di calcio, più delle altre competizioni internazionali vista la portata sconfinata, è l’occasione per celebrare popoli e culture diverse. Tra le tante cose belle però una, ridondante e comune a quasi tutti, nord-sud, bianchi o neri, è stata quella di episodi di razzismo e financo minacce di morte ai calciatori ed alle loro famiglie.

Il primo ad essere stato colpito da questa ondata di odio è stato Jimmy Durmaz della nazionale svedese. La sua colpa? in primis le sue origini aramaiche che nell’aspetto non lo fanno rientrare nello stereotipo dello svedese medio ed in secundis, forse ancora più grave, l’aver commesso appena entrato in campo un fallo stupido su Toni Kroos della Germania che proprio da quella punizione all’ultimo minuto ha regalato la vittoria ai tedeschi. Nel post partita, sui social del calciatore, tantissimi messaggi razzisti, xenofobi conditi da minacce di morte.

Si passa poi in Colombia, uscita ai rigori contro l’Inghilterra a causa degli errori dal dischetto di Uribe e Bacca. I due, rei di aver infranto i sogni di gloria di un paese intero, sono stati vittime di insulti pesanti, spesso omofobi, anche qui conditi da promesse di morte al ritorno in patria. Proprio la Colombia si macchiò nel 1994 di un episodio agghiacciante ovvero l’assassinio di Andres Escobar, ordinato dal cartello di Calì, per colpa di un suo autogoal contro gli Stati Uniti che costò l’eliminazione dal mondiale americano alla nazionale colombiana di cui era capitano. Oltre all’autogoal, preso come mero pretesto, la sua colpa fu quella di giocare in patria in una delle squadre controllate dal cartello rivale a quello di Calì, Medellin, di cui il capo era Pablo Escobar.

Si arriverà al mondiale di Qatar 2022 che saranno 20 anni che non vince una squadra sudamericana, 20 anni che il Brasile non alza al cielo la Coppa del Mondo. Troppi anni per chi vive di calcio ed ha visto molto spesso i propri connazionali impartire lezioni di questo gioco in giro per il mondo Ecco perché all’indomani della cocente eliminazione per 2-1 contro il Belgio, il mondo social, come suo solito, si è scagliato in modo feroce e rabbioso puntando il dito nei confronti del capro espiatorio. Fernandinho, autore di un’autorete sfortunata è stato insultato per il colore della sua pelle e con lui anche moglie e figli. Sua moglie, Glaucia Rosa, è stata costretta a chiudere il suo account Instagram .

Anche la federazione calcistica brasiliana ha diramato un comunicato ripugnando quanto letto in rete e stando vicino al calciatore. Anche il sito Mundo Negro, specializzato in cultura black, ha postato la foto del calciatore con la didascalia: “La sconfitta del Brasile e l’autogoal non giustificano il razzismo. Nulla giustifica il razzismo. Siamo con te Fernandinho”.

Redazione
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