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Tutti gli animali di Augustus Kargbo

I proverbi in Italia dicono che tutte le strade portano a Roma. E il detto dovrebbe essere ulteriormente vero se ti chiami Augusto, come Ottaviano. Ma l’altro adagio dice che le vie del calcio sono infinite e così finisci più a nord, nella Reggio Emilia di Marco Emilio Lepido. E non c’entra l’antica Roma, la mitologia classica o le strade di basalto a lastre squadrate. C’entra solamente il fatto che ti chiamerai anche Augustus, ma sei nato a Freetown, la stessa città di Mohammed Kallon, e allora devi per forza finire alla Reggiana, che oggi si chiama Reggio Audace. “Ero piccolo quando giocava nell’Inter o nel Monaco ma in Sierra Leone è un idolo e ne sentivo sempre parlare, poi gli ho visto giocare una partita con la nazionale. Per noi è una leggenda, tutti i bambini sognano di diventare come lui, anch’io”.

L’Augustus che ha fatto impazzire i granata e che, soprattutto, li ha riportati in Serie B dopo ventun anni, di cognome fa Kargbo e prima di prendere la via Emilia ha dovuto fare altre strade, a sud d’Italia e a sud del Mediterraneo. Classe 1999, ala sinistra o seconda punta poco importa, in 21 presenze ha messo a segno 8 reti e 6 assist.

Un leone

La sua storia inizia in uno spicchio di terra tra la Guinea e l’Oceano Atlantico. Il portoghese Pedro de Cintra, nel 1462, chiamò questa terra Serra Leoa, ovvero Monti Leonessa. Da qui partivano le navi cariche di schiavi, dirette verso le piantagioni d’America. Nel sangue di Kargbo, però, non scorre sangue di schiavitù. La città dove è nato è il “Paese della Libertà”, fondato sul finire del Settecento da un’organizzazione caritatevole britannica. Kargbo è un leone libero, non da zoo, né tantomeno da circo. La sua savana è la strada, dove gioca a piedi scalzi come tanti bambini nel mondo. La sua prateria è un campo da calcio. Tra i palazzi di Freetown Augustus con i piedi fa quello che vuole e le voci su di lui arrivano fino alla scrivania di Numukeh Tunkara, il grande stratega calcistico di questa parte d’Africa. Da oltre vent’anni si occupa di scovare talenti: lo ha fatto con François Kamano, ala del 1996 oggi al Bordeaux, e con Amadou Diawara, centrocampista che dopo Bologna e Napoli adesso gioca nella Roma. Tunkara parla con la famiglia, li convince ad iscrivere il ragazzo, che all’epoca ha solo 13 anni, nella sua accademia, in Guinea. Da lì il leone Kargbo prenderà presto il volo verso l’Italia.

Un lupo

“Sono andato via troppo presto da lì – racconta Augustus – mi mancano tanto prima di tutto la famiglia, poi gli amici, la capitale Freetown e il mio paese Grassfield dove sono nato e cresciuto. Non vedo l’ora di tornare e abbracciare tutti”. La nostalgia si fa forte, il pensiero va a mamma Fatmata, ai fratelli Idrissa e Michael, soprattutto perché gli inizi sono difficili e Augustus, quando arriva nella nostra penisola, è costretto a vivere in una casa famiglia. La prima squadra in Italia che decide di puntare su di lui è il Campobasso, in Serie D. Sullo stemma dei molisani c’è un lupo e da queste parti le leggende su questo animale si rincorrono dall’alba dei tempi. In provincia si dice che chi nasce la notte di Natale, “s’è nasce mascure è lupe menare, s’è femmena è streia”. Anche Augustus Kargbo è nato la notte del 24, ma per fortuna non di dicembre. Eppure anche lui sembra trasformarsi. In campo corre come un tarantolato, morde la palla quando gli capita tra i piedi e quando punta i difensori sembra gli si drizzano i peli sulla schiena. Il lupo Kargbo segna e incanta: 20 presenze e 6 reti. Letale e feroce in mezzo campo, umile e timido fuori. I suoi ululati riecheggiano tra le categorie provinciali e le sue scorrazzate non passano inosservate.

Uno squalo

Arrivano infatti ancora più a sud, precisamente al Crotone, che gioca in serie B, lo acquista e decide di mandarlo in prestito al Roccella. Torna alla base nel gennaio 2019, giusto il tempo per esordire contro il Cittadella e assaggiare il Torneo di Viareggio. Gli avversari iniziano a essere più forti, i difensori più esperti e rocciosi, rudi e selvaggi. Kargbo deve cambiare ancora. Non può più essere un leone, pronto a correre nelle praterie della metà campo avversaria, non può più essere nemmeno un lupo, abile ad aspettare la preda, a mordere quando l’occasione si presenta. Nella serie cadetta l’occasione te la devi creare, soprattutto se hai 18 anni e giochi in attacco. Così Kargbo diventa uno squalo, lo stesso dello stemma dei pitagorici, lo stesso che volle il presidente Raffaele Vrenna, lo stesso che i tifosi crotonesi esposero nel ’76, in occasione del derby col Cosenza. Diventa ancora più rapido, migliora il dribbling, sviluppa fantasia e coraggio, doti fondamentali per scardinare le roccaforti avversarie.

È con questo bagaglio di esperienza, di denti e fauci, di squame e criniere, che Kargbo approda a Reggio Emilia. “Ho cercato informazioni su Google sulla città. Ho visto che qui hanno giocato Martins e Taffarel: mi piace molto”. Ed è subito amore: 21 presenze, 8 reti, tra cui quello decisivo nel play off per la Serie B, contro il Bari.

Un grifone o un toro

E adesso? Adesso il suo nome è un po’ ovunque, online e sulla carta stampata. A una televisione locale, qualche anno fa, Kargbo abbassava gli occhi, quasi intimorito, alla domanda: “Hai voglia di arrivare in Serie A?”. Ecco allora che la strana metamorfosi di Augustus Kargbo non è certo finita. I numeri sono dalla sua parte, sia quelli della carta d’identità che quelli delle statistiche. E il Crotone potrebbe decidere di fare subito cassa. Su di lui ci sono anche club di Serie A, la valutazione per ora è di 5 milioni. Il Genoa, tra le squadre della massima serie che investe di più nei campionati minori, ha già mandato diversi osservatori per studiare l’attaccante africano. I report, ovviamente, sono solo positivi. Oppure il Torino, che sarebbe disposto a lasciarlo un anno in prestito in Calabria. Oltre a loro ci sono Sassuolo e Udinese, ma c’è chi dice che su di lui ci siano anche gli occhi di Igli Tare, DS della Lazio. L’asta su Kargbo, insomma, è aperta. Lui a cambiare pelle è abituato. E non vede l’ora di farlo di nuovo.

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