QUADARELLA Simona ITA Bronze Medal 800m Freestyle Women Swimming, Nuoto Tokyo2020 Olympic Games Tokyo Aquatics Centre 21731 Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto
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A tu per tu con Simona Quadarella, il presente e il futuro del nuoto italiano

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A tu per tu con Simona Quadarella, il presente e il futuro del nuoto italiano

Archiviati i Giochi Olimpici di Pechino la stagione invernale volge al termine con gli ultimi impegni in calendario per poi lasciare spazio alle kermesse che, con la primavera, daranno il via ad una serie di appuntamenti tra i quali spiccano di sicuro i Mondiali di Budapest e gli Europei di Roma di nuoto che in due mesi ci diranno qual è lo stato dell’arte azzurro in una disciplina dove la continuità di risultati è uno dei marchi di fabbrica su cui può contare da sempre lo sport azzurro. Occasione da non perdere per Simona Quadarella, talento indiscusso dello stile libero che si è imposta da giovanissima a livello juniores nazionale e mondiale, per spiccare, bruciando le tappe, subito dopo il volo ai pani alti dove i giochi cominciano a farsi duri. La ventitreenne romana approccia la vasca sin da bambina seguendo le orme della sorella Erika, si tessera a circa dodici anni per Il Circolo Canottieri Aniene e viene presa in carico dall’Ex campione Christian Minotti, nuotatore medagliato nello stile libero a inizi duemila, e nel 2016 entra a far parte del Corpo del Vigili del Fuoco che lascerà tre anni dopo.

Dopo quattro ori e un argento giovanili raggiunti tra europei, mondiali e olimpiadi Simona è pronta nel 2017 a debuttare ai Mondiali di Budapest dai quali inizierà una cavalcata inarrestabile a suon di record e risultati. Bronzo nei 1.500 sl e seconda prestazione italiana assoluta con 15’53’’86 a soli nove secondi dal record italiano di Alessia Filippi, e terzo gradino del podio anche negli Europei dello stesso anno in vasca corta negli 800 sl in cui con 8’16’’53 migliora il suo record personale ottenendo il terzo tempo italiano di tutti i tempi. A diciotto anni il nuoto azzurro scopre una nuova campionessa che con classe, caparbia e tenacia, unita ad una sana ambizione e alla voglia di migliorarsi consoliderà il suo dominio europeo in un 2018 tutto da incorniciare. Dopo due ori – 400 e 800 – ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona di giugno, negli Europei di Glasgow dal 3 al 12 agosto Simona si concederà un triplete da urlo conquistando l’oro in tutte e tre le sue specialità, nei 1.500 otterrà la sua migliore prestazione di sempre abbassando l’asticella di oltre due secondi, negli 800 stabilirà il record italiano di tutti i tempi con 8’16’’45 superando di oltre mezzo secondo quello della sua concittadina Alessia Flilppi, e come ciliegina sulla torta completerà la sua tripletta dorata con un rush finale nei 400 in cui batterà in volata l’ungherese Kesely. Il tempo indispensabile per gioire e realizzare le imprese raggiunte ed è già tempo di preparare i mondiali cinesi in vasca corta a dicembre ad Hangzhou in cui riuscirà ad ottenere un argento negli ottocento con un fantastico 8’08’’03, suo ennesimo record personale e undicesima prestazione di tutti i tempi. L’anno successivo la ventenne romana deve consolidare gli exploit continentali a livello mondiale, cosa che avverrà puntualmente a Gwangju in Corea del Sud dove arriverà il suo primo oro iridato nei 1.500 col suo nuovo record italiano di 15’40’’89, al quale farà seguito un argento, dopo uno sprint mozzafiato perso con la statunitense Ledecky, negli 800 con un altro tempone, 8’14’’99 che migliorerà il suo primato precedente di Glasgow. Altri due ori agli Europei di Glasgow in vasca corta, nei 400 e 800 sanciscono il suo dominio incontrastato nel Vecchio Continente e suggellano un’altra stagione, l’ultima pre-covid in cui Simona guarderà con enorme fiducia a Tokyo 2020.

Sappiamo tutti come è andata, il 2020 rimarrà un buco nero per lo sport mondiale che cancellerà di fatto tutte le manifestazioni programmate, non resta che ricaricare lentamente le batterie, dopo gli estenuanti lockdown, e ripartire nel 2021 dove saranno in programma ben quattro eventi. Si comincia con gli Europei di Budapest e anche qui la campionessa azzurra si concederà un meraviglioso triplete bis con tempi un po’ più alti di quelli precedenti e la sua prima medaglia nella 4×200 in cui l’Italia si siederà sul terzo gradino del podio. Dopo questi ennesimi tre ori la prova del nove di Tokyo è alle porte, Simona arriverà non in perfette condizioni alla kermesse e dovrà accontentarsi di un quinto posto nei 1.500 in cui la benzina comincerà a scarseggiare dopo i mille e il suo primo bronzo olimpico negli ottocento, grande prova di forza, di coraggio e determinazione. Due argenti negli Europei di novembre in vasca corta di Kazan, negli 800 e nei 1.500 uniti ad un bronzo nei Mondiali di dicembre ad Abu Dhabi chiudono questo ennesimo Tour de Force dal quale la nostra è uscita ancora più forte e consapevole dei propri mezzi, pronta ad affrontare questa stagione in cui potrà godersi il privilegio di gareggiare nella sua Roma per difendere i suoi consecutivi ori Europei. Abbiamo avuto il piacere di incontrarla per discutere con lei i suoi obiettivi stagionali e per confrontarci sulle problematiche che tutti gli atleti hanno vissuto, e stanno tutt’ora vivendo, legate a questa maledetta pandemia.

Simona buongiorno, partiamo da questa stagione che è alle porte. Mondiali a Budapest ed Europei a Roma, appuntamenti importanti che affronterai da protagonista. Come ti avvicinerai a questi due eventi? I tuoi step di preparazione?

Abbiamo saputo in questi giorni dell’inserimento dei mondiali di Budapest in calendario quest’estate ed ovviamente la nostra preparazione non potrà non tenerne conto. In questa fase stiamo lavorando in vasca, stiamo mettendo su chilometri di lavoro che ci torneranno utili a cominciare da aprile dove avremo gli assoluti italiani. Lì capiremo a che punto siamo e probabilmente ci dedicheremo a qualche collegiale in altura che affrontiamo di solito prima di eventi importanti, e quest’anno ne avremo due veramente ravvicinati.

Facciamo un passo indietro e torniamo a Tokyo. Ricordi e sensazioni della scorsa Olimpiade? Che tipo di esperienza è stata? Bilancio positivo o ti aspettavi qualcosa in più?

E’ stata di sicuro un’Olimpiade strana, ci sono andata per vincere una medaglia nei 1.500 che era il mio vero obiettivo, ma due settimane prima sono stata male a causa di una gastroenterite che mi ha fatto perdere quattro chili. Ho posticipato la mia partenza e sono arrivata alla finale senza le forze necessarie per una distanza così lunga, arrivata ai mille metri ho completamente mollato ed ho chiuso quinta, una grande delusione. Ho avuto un giorno per recuperare e giocarmi le mie chances negli ottocento in cui la benzina in corpo era più che sufficiente per arrivare in fondo. E’ arrivato un bronzo che per me è valso molto di più per come è arrivato. Di sicuro le Olimpiadi hanno un fascino diverso e suscitano emozioni molto più forti di tutte le altre competizioni, spero di arrivare a Parigi ancora più agguerrita per giocarmi alla pari le mie carte.

La complicata gestione del Covid per voi atleti. Bolle, tamponi e la paura di un’improvvisa positività quanto influisce sula vostra serenità? Gareggiare senza pubblico toglie tanto alle vostre performances?

Il covid ci sta togliendo tante cose belle, a cominciare dal pubblico che è mancato a Tokyo, e sin dal primo lockdown che ci ha tolto due mesi di attività la ripresa è stata molto lenta e difficile. La paura di essere positiva e i continui controlli ci hanno tolto quella serenità facendo precipitare nel terrore della quarantena e dell’ulteriore stop negli allenamenti. Ho avuto il Covid a Livigno durante un training, sono stata ferma venti giorni che hanno pesato tantissimo sulla mia preparazione e ho faticato tanto a raggiungere la forma ottimale, conviverci per noi atleti è estremamente complicato e decisamente stressante perché per un niente si possono vanificare mesi di lavoro e sacrifici.

I tuoi inizi, tua sorella Erica e coach Christian Minotti. Riferimenti importanti per la tua crescita? Quali sono stati gli aspetti fondamentali su cui hai lavorato per arrivare al top?

Il punto di riferimento è stata di sicuro mio sorella che mi ha spinto ad intraprendere questo percorso, poi ho avuto la fortuna di incontrare Christian che da ex nuotatore che faceva le mie stesse gare sapeva benissimo cosa fare in vasca, dal punto di vista tecnico lui sa come e dove agire per migliorare le mie prestazioni. Gli aspetti su cui ho lavorato sin da piccola sono quelli di volersi mettere in gioco per competere, è un qualcosa che ogni atleta che aspira al top deve avere dentro, senza quella molla è difficile andare lontano.

Numerosi record italiani e ottimi tempi a livello mondiale nelle tre distanze in cui gareggi. Differenze e metodologie di preparazione per i 400, 800 e 1500? Quale di queste tre senti più nelle tue corde?

Hanno ovviamente metodologie di preparazione diverse, di sicuro gli 800 e i 1.500 sono più nelle mie corde, mentre i 400 vengono da sé visto che con Christian lavoriamo principalmente sulle distanze più lunghe. I quattrocento sono una gara di mezzofondo che in questi ultimi anni si sono senz’altro velocizzati tanto per cui ogni tipo di allenamento è propedeutico ad ogni distanza in cui cerco di competere. Diciamo che gli ottocento sono il giusto compromesso tra le tre distanze, ma farle bene tutte e tre di sicuro ha aumentato nel tempo le mie prestazioni.

Il movimento azzurro del nuoto è sempre all’altezza della situazione, il ricambio generazionale è sempre di altissimo livello, cosa che non accade in molte altre discipline. Perché secondo te?

E’ vero che nel nuoto ogni anno emergono dei giovani molto forti e non so dirti se c’è un perché specifico, ma è un dato di fatto che l’altissima competitività spinge ognuno di noi ad avere nuovi stimoli e a dare il massimo perché i punti di riferimento di certo non mancano. Ci condizioniamo a vicenda e sappiamo che per emergere in un  settore così tradizionalmente vincente ognuno di noi deve andare oltre e raggiungere un certo livello agonistico, credo che in sostanza sia questo uno dei punti di forza del nuoto azzurro dove l’asticella è sempre più alta e dove se si rimane indietro c’è sempre qualcuno pronto ad emergere.

L’ aspetto mentale è un altro degli aspetti su cui lavorate? In uno sport come il vostro dove si lotta perennemente con se stessi per migliorare le prestazione quanto è importante l’aiuto di figure specifiche per gestire le pressioni?

Molti atleti si rivolgono ad un mental coach per migliorare la gestione mentale delle gare, io fino ad ora non ne ho avuto bisogno e preferisco fare due chiacchiere col mio allenatore confrontandomi con lui sugli aspetti su cui lavorare. Ho la consapevolezza di parlare la sua stessa lingua e di riuscire a trasmettergli i miei problemi o le mie aspettative semplicemente discutendone, poi ogni atleta com’è giusto che sia ha il suo modo di vivere e convivere con le inevitabili pressioni che ogni sport ad alto livello porta con sé.

Tracciare un bilancio a soli ventitrè anni è ovviamente prematuro, ma tra gli obiettivi che hai raggiunto finora c’è qualcosa che ti porti dentro più degli altri? Qualche delusione che non sei riuscita a mandar giù?

Difficile fare una classifica, mi porto dentro tante gare e per fortuna diversi risultati a cominciare dai 1.500 al mio debutto mondiale in cui ho vinto la prima medaglia internazionale, un trampolino di lancio che ricordo sempre con gioia. Anche il primo oro mondiale nel 2019 è stato incredibile, non pensavo di poter essere la numero uno del mondo nei 1.500 a soli ventun’anni e poi di sicuro Tokyo per tutto quello che ha rappresentato, la delusione dei 1.500 in cui ero consapevole di non poter fare miracoli e la risalita negli 800, poi ci metto anche la mancata qualificazione alle Olimpiadi di Rio perché avevo diciassette anni e mi avrebbe fatto davvero piacere parteciparci.

In una disciplina come lo stile libero quali sono gli aspetti che differenziano un buon atleta da un campione vincente? Su cosa pensi di poter lavorare per migliorare ancora?

Credo di avere ancora tanti margini di miglioramento dal punto di vista tecnico, sia nelle virate che nella partenza c’è ancora tanto lavoro d fare che può tradursi in decimi e secondi preziosi. La perfezione assoluta non esiste, ogni atleta ha i suoi punti di forza su cui può e deve agire per ottimizzare i propri tempi, sono ancora giovane e credo di poter alzare ancora un po’ di più l’asticella della mia competitività perché la concorrenza mondiale è altissima e ripetersi ad alti livelli richiede il massimo impegno lavorando sui punti deboli.

Chiuderei con un messaggio generazionale. Siamo in una fase di riaperture che ci fanno ben sperare per il futuro e in più abbiamo il PNNR che di sicuro investirà delle risorse anche sullo sport. In che cosa a tuo avviso bisognerebbe agire per migliorare la nostra competitività nelle discipline acquatiche?

Basterebbe essere presi un po’ più in considerazione, per esempio nel secondo lockdown le prime strutture a chiudere sono state le piscine e le palestre con tutto quello che ne ha conseguito sull’attività sportiva di base sono di sicuro la persona meno titolata a trattare argomenti così complessi, ma l’impressione che percepisco che il mondo dello sport in generale non abbia quell’attenzione e quel rispetto che dovrebbe avere, la speranza che la fine della pandemia e l’adeguato utilizzo di risorse possano permetterci una vera ripartenza, tutti noi abbiamo bisogno di normalità.  

 

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