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A Tu per Tu con Massimo Bulleri, il “Bullo” del Basket italiano

A Tu per Tu con Massimo Bulleri, il “Bullo” del Basket italiano

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Massimo Bulleri, ex cestista italiano e attuale allenatore del Varese in Serie A. Massimo, che ha chiuso la carriera proprio a Varese il 7 Maggio 2017, lo ricordiamo come playmaker nella Benetton Treviso con la quale ha conquistato 2 scudetti, 4 coppe Italia, 2 supercoppe e una coppa Saporta, ma anche nell’Olimpia Milano e nella Virtus Bologna e in altri team di Serie A e delle serie minori ad inizio carriera. È stato anche protagonista in Nazionale, infatti “Bullo” era presente all’Olimpiade di Atene del 2004 quando l’Italia conseguì uno splendido Argento e agli Europei di Svezia 2003, conquistando il bronzo. Ecco cosa ci ha raccontato.
Buongiorno Massimo, cosa rappresenta il basket per te?
Il basket per me rappresenta tutto, poiché è un percorso con tante tappe, correlate da momenti meno belli e più belli che hanno portato alla realizzazione di un sogno. 
Hai vinto tanto in carriera a livello di club e anche in Nazionale con la prestigiosa medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene. Quale è stato il momento più bello e quale il meno bello della tua carriera da cestista?
Sono soddisfatto per quanto fatto in carriera e se devo citare due momenti belli e brutti per quanto riguarda il momento più bello è senza dubbio l’argento di Atene 2004, mentre il più brutto è la rottura del legamento crociato del ginocchio nel febbraio 2014.
Tra tutte le partite disputate se avessi la possibilità c’è una partita che vorresti rigiocare? 
Per fortuna nella mia carriera ho avuto la possibilità di disputare tante partite e la sconfitta fa parte del gioco e ti aiuta a crescere, ma sicuramente vorrei rigiocare gara 5 valida per la semifinale del 2005 tra la Benetton Treviso in cui militavo e AJ Milano. 
Hai terminato la carriera in un club che ha fatto la storia come Varese e subito dopo hai ricoperto prima il ruolo di vice allenatore e attualmente sei l’allenatore del Varese in Serie A. Già mentre giocavi ti sentivi allenatore in campo?
No, in realtà mentre giocavo pensavo solo a fare del mio meglio senza pensare troppo al futuro prossimo, ma sicuramente il ruolo dell’allenatore mi ha sempre affascinato e per questo motivo ho deciso di intraprendere questa carriera terminata quella da cestista. 
Restando in tema Varese attualmente le cose non stanno andando nel migliori dei modi ma, lo sappiamo, nel basket così come negli altri sport ci sono momenti positivi e momenti negativi. Pensi che questo momento negativo della tua squadra sia frutto della situazione Coronavirus con i palazzetti vuoti soprattutto quando si gioca in casa?
Il Coronavirus è un problema purtroppo inevitabile che ha colpito tutti i settori compreso il nostro. La nostra stagione è finora viziata da un po’ di sfortuna e da qualche infortunio di troppo, ma l’assenza del pubblico di Varese è stata una grande mancanza e ha influito ancora di più sui nostri risultati. 
Prima giocatore ora allenatore. Quali sono le differenze e quale dei due ruoli è il più “semplice”?
Premesso che entrambi i ruoli sono impegnativi, il ruolo del cestista è sicuramente più facile di quello dell’allenatore perché vai in campo e giochi con la mente libera pensando a vincere e a fare canestro. Da allenatore invece le responsabilità sono maggiori e spesso a causa di qualche partita negativa il primo a pagarne le conseguenze in prima persona è proprio l’allenatore. 
Ora chiudi per un attimo gli occhi e pensa a Massimo Bulleri tra 10 anni. Dove ti vedi? Magari allenatore della nazionale e sempre nel mondo del basket o altrove? 
Tra 10 anni vorrei essere una persona soddisfatta e apprezzata per ciò che faccio e il mio augurio è che possa ancora essere un allenatore di basket. 
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