/

A tu per tu Gilberto Simoni, sempre in vetta

Inizia la lettura
/
5 mins read

A tu per tu Gilberto Simoni, sempre in vetta

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Gilberto Simoni, campione di ciclismo. “Gibo” che ha trionfato per ben due volte al Giro D’Italia nel 2001 e nel 2003, ha collezionato cinque podi ed ha vinto tappe in tutti i grandi giri. Nato a Palù di Giovo, paese che ha dato i natali al grande Francesco Moser, Gilberto è stato un grande scalatore e ha militato in squadre di grande importanza quali la Saeco, la Lampre ed è rimasto nel cuore dei tifosi per le sue imprese. Ecco cosa ci ha raccontato.

Come e quando ti sei avvicinato al mondo del ciclismo?

Abito nel paese di Francesco Moser e come tutti i ragazzi da piccolo mi piaceva giocare a calcio, ma muoversi con la bici nel paese era facile. Poi Moser ha vinto il Giro D’Italia e noi ragazzini iniziammo ad appassionarci al ciclismo e iniziai con la squadra di un paese vicino al mio da esordiente. Da lì iniziò tutto.

Tra il ciclismo attuale e quello che hai vissuto da corridore cosa c’è di diverso?

Come ti dicevo prima, nasco ciclisticamente quando nella disciplina c’era più attenzione alla bici, alla preparazione ed ho vissuto questo arco di 25 anni smettendo proprio nel momento in cui sono arrivate le bici con il cambio elettrico e, ancora oggi, non sono finite le innovazioni, come ad esempio il freno a disco. Son salito in bici guardando Moser e sognavo questa festa “rosa” che mi ha letteralmente stregato.

Nella tua carriera hai trionfato per due volte al Giro D’Italia oltre ai 5 podi che ne fanno di te un grande campione e grande scalatore. Quale è stato il momento nel quale hai capito di essere uno scalatore?

Si vedeva subito che ero uno scalatore poiché prima correvo nella corsa campestre. Facevo fatica a vincere fino a quando, con determinazione, riuscii a capire la mia forza in salita, cercando di giocarmi al meglio le mie possibilità: da Juniores riuscii a dominare quasi tutte le gare in salita. Anche lì però non mi accontentavo e volevo qualcosa in più, magari riuscire a vincere in volata dato che essendo scalatore partivo da sfavorito.

Nel 2003 hai trionfato al Giro D’Italia bissando il successo del 2001 e simbolica è stata la vittoria della 12esima tappa sullo Zoncolan. Mi puoi descrivere cosa si prova a trionfare in questa tappa così mitica e storica e cosa senti in quei momenti in cui la strada si fa sempre più in salita e sei accompagnato dall’incitamento dei tifosi?

Aver vinto due volte il Giro D’Italia è una bella cosa e fa parte di una carriera, non di un sogno. Sullo Zoncolan ho piacevoli ricordi ed è una salita dura. Ho vinto in altre tappe regine e ho anche il record della “Bocchetta” al Giro dell’Appennino.  Ho sempre vinto in salita sia al Giro D’Italia che al Tour De France che alla Vuelta. Quando arrivavano le montagne ero tranquillo, dormivo senza pensieri e sapevo che quando arrivava la salita era il mio momento.

Quando hai smesso di gareggiare hai mai pensato di fare il Direttore Sportivo o avere altri ruoli nel mondo del ciclismo?

Dopo 2000 gare ho smesso ma il ciclismo è ancora la mia passione e ho capito che per rimanere tale non deve essere più un lavoro perché da ragazzo mi piaceva, da professionista oltre a piacermi mi faceva anche guadagnare ma era molto impegnativo e mettevo sulla bilancia quasi il 100% della mia vita ed era molto stressante. Adesso sono tornato alle mie origini perché mi piace pedalare, mi piace viaggiare.

In ultimo se dovessi dare un consiglio ad un giovane ciclista che si affaccia per la prima volta a questo sport bellissimo ma durissimo cosa gli diresti?

Intanto devo dire che il ciclismo italiano è un po’ altalenante, un po’ in crisi e i giovani vanno subito alla ribalta ma alla fine arrivano le responsabilità e le conferme e tanti pagano questo. Tutti ti guardano, tutti ti ammirano, tutti ti criticano e non si ha più il coltello dalla parte del manico ma c’è solo il coltello senza il manico e quello che puoi fare è vincere.

Articoli recenti a cura di