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Tra i tre litiganti il quarto gode: Malagò con i suoi fedelissimi pronto a prendersi il Calcio Italiano

Buon febbraio, calcio italiano. Fuori come va a tre mesi dall’eliminazione dal Mondiale?  Non malissimo: di più. Federazione è senza Presidente. La Lega Calcio, la confindustria del pallone, la stella polare e il traino economico del sistema calcio, non ha una guida. E la Nazionale? Ancora priva del Commissario Tecnico. Come si dice? Potrebbe piovere. Occhio, ché nessuno ha intenzione di fungere da ombrello e parafulmine.



Le elezioni FIGC lasciano in eredità un profondo imbarazzo. Gravina, Sibilia e Tommasi, al netto delle parole, di fronte alla poltrona non sono arretrati di un centimetro. Nessuno ha voluto cedere qualcosa, anzi, le trattative sono andate avanti a metà fra il Risiko e il tresette a perdere. Secondo i bene informati, è (sarebbe) andata più o meno cosi: Tommasi, quando è finto fuori dai giochi, è avvicinato da Gravina che gli ha promesso la vice presidenza e il club Italia. Rispedito al mittente. E allora è stato il turno di Sibilia che ha provato a convincere il presidente della Lega di serie C. Ti lascio la FIGC, ma in Lega mi metti Lotito e Tavecchio. Fosse vero, sarebbe da sagra dell’inciucio. E l’elezione del Presidente della Repubblica (delle banane) del Calcio è naufragata in un mare di schede bianche o nulle.  L’unica certezza è che tutti abbiano preferito rinunciare a vincere, piuttosto che favorire il rivale. E il calcio, che doveva essere messo al di sopra degli interessi personali? E il pallone che doveva tornare al centro del campo? Per ora resta a bordo.

La vicenda ha premiato Giovanni Malagò. Il Presidente del CONI ha avuto ragione: era meglio non votare, considerando l’impossibilità di trovare un accordo piuttosto che esporsi all’ennesima figuraccia, di cui nessuno sentiva il bisogno. E adesso? Il futuro è molto semplice. L’appuntamento è fissato oggi quando si riunirà la Giunta Straordinaria del CONI, ma i giochi sono pressoché fatti. Malagò ha costruito la propria fortuna circondandosi di persone fidate e tessendo rapporti politici all’interno della sua roccaforte: il Circolo dell’Aniene. Ecco perché le voci che provengono dal Lungotevere sono le più affidabili. E il futuro qual è? Un triumvirato di fidatissimi: il grande favorito come Commissario FIGC è (qualora non fosse lo stesso presidente del CONI a prendersi carico della situazione) il fidatissimo Chimenti, a capo della Federazione del Golf e promotore della Ryder Cup 2022 a Roma. Accanto a lui un ex calciatore: e tutto lascia credere che possa essere Demetrio Albertini. Ha già maturato esperienze di politiche sportive ed è un volto apprezzato all’estero. Resta la nomina del Commissario Tecnico: favorito a questo punto, Roberto Mancini.  Si è esposto e anche con una certa fiducia di poter sciogliere il legame triennale con lo Zenit San Pietroburgo.

Generato il triumvirato, resta l’impresa più difficile, quasi impossibile: resistere in sella il tempo necessario per formulare e far accettare le riforme. Perché una cosa è proporle, ben altra farle accettare da un’assemblea che è composta dagli stessi aventi diritti al voto che non sono stati capaci di eleggere un presidente. Ecco perché il compito è quanto mai complesso.  Quasi impossibile far firmare ai dilettanti uno statuto che ne ridimensioni il “peso” specifico in sede elettorale. Impresa quasi disperata, invece, convincere le grandi del calcio a sedersi allo stesso tavolo delle piccole. Molto difficile anche trovare un’intesa fra la B e la C e la gestione del club Italia. Malagò è un dirigente esperto, ma servirà tutta la sua diplomazia. E, se possibile, ancor più pazienza per mettere insieme i pezzi di un puzzle difficilmente incastrabili.

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