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Tragedia Greca: una Storia di calcio, pistole, mafia e droga

Viaggio nel mio violento e corrotto campionato greco, fra politica, banche, troika, dracme, rubli, albe dorate, euro, oligarchi e pistole. Il calcio ellenico vive una crisi senza precedenti, figlia della devastante situazione economica in cui versano le casse dello stato. Botte da orbi e combine paralizzano un calcio che solo una decina di anni fa si arrampicava sul tetto d’Europa. Una generazione buttata via, in campo e fuori. E un calcio senza futuro.

Chi è Savvidis

L’ultimo protagonista della tragedia greca è Ivan Savvidis, proprietario del Paok. La mimesi è riassunta nell’epifania da far west. Il presidente di una squadra di calcio che scende in campo accompagnato da due guardie del corpo e con la pistola nella fondina effettivamente ci mancava. Ed è più che sufficiente per chiedere l’ennesimo stop del campionato. E siamo già a quota cinque, in altrettanti anni. Una decisione che assume connotati politici, anche perché Savvidis non è un greco qualsiasi. È di origine russa, oligarca legato alla Duma e molto vicino a Putin. Per la modica cifra di 760 milioni di euro si è comprato quasi tutta Salonicco: gestisce aziende di carne, agricoltura, pesca. Due alberghi, un gruppo editoriale (una tv e alcuni giornali) e il porto della città. Possiede inoltre una fondazione di beneficenza che investe nella restaurazione di santuari ortodossi e nello sviluppo di progetti culturali, educativi, scientifici e di ricerca. Insomma, un filantropo con la pistola.

 

Un calcio immune agli illeciti e soffocato dai debiti

Oltre a personaggi pittoreschi, il calcio greco si concede anche agli illeciti. La nuova legislazione, forse legata all’incendio appiccato alla sede degli arbitri, ma a voler pensar male è un peccato, prevede che per penalizzare un club occorre che almeno tre calciatori siano coinvolti. Risultato? Sportradar, agenzia incaricata di monitorare i flussi di scommesse anomali, va quasi in tilt per le segnalazioni. Ovviamente archiviate. Non passano inosservate, invece, le crisi finanziarie che soffocano sino a uccidere i piccoli club. Basti pensare al caso dell’OFI Creta e alla crisi dell’AEK Atene, scivolato in terza divisione prima di una faticosissima risalita. Il pallone, sebbene rotoli a fatica, resta comunque una risorsa fondamentale: l’attività ha un impatto quantificabile in circa 2 miliardi di euro e consente di lavorare a quaranta mila famiglie. È altrettanto innegabile che il torneo dell’Ellade sia poco competitivo anche perché i migliori giovani tendono subito a cercare fortuna e milioni in club e campionati più ricchi. Doppiamente giustificate da ingaggi che gli permettono una vita da nababbi a fine carriera, e un’enorme sicurezza rispetto alle compagini locali dove percepire regolarmente gli emolumenti è già un piccolo miracolo. Basta pensare che la FifPro ha inserito la Grecia al terzultimo posto tra i paesi a rischio insolvenza.

L’Agòn: il bagaglio culturale degenerato in Hooliganismo

L’ultima metastasi che sta divorando il calcio è legata alla violenza. I greci sono un popolo particolare, che ha insito nel millenario bagaglio culturale l’Agòn. La passione spinta a livelli eccessivi, viaggia sulle onde di un mare di violenza e corruzione. Gorghi che risucchiano tensioni. Molte scene sono legate a gruppi ultras incendiati a dovere da uomini senza scrupoli. In alcune intercettazioni telefoniche emergono particolari inquietanti. Ancora una volta, c’è di mezzo l’Olympiakos e i suoi ultras, che si recano, su ordinazione ad “assistere” a match in cui la squadra del Pireo non è impegnata. Poco importa. La fotografia della situazione è nella partita di serie B, dove milita l’Ilioupoli. Il presidente Giorgos Tsakogiannis ha concordato con Evangelos Marinakis dei disordini e ha concesso il bis in un’altra conversazione nel derby con il  Panathinaikos citando anche il coinvolgimento del movimento ultranazionalista Alba Dorata. In questo senso, vi sono dei dubbi legittimi. L’elezione di Marinakis risale al maggio 2014 . Il rivale è Vassili Michaloliakos, che aveva affermato l’esistenza di legami tra Marinakis e Alba Dorata aggiungendo come l’armatore finanziasse le attività del movimento. Una situazione molto scomoda, vista l’origine storica del club (il porto del Pireo e la posizione della curva Θρύλος (Thrulos) da sempre schierata  con l’estrema sinistra, dunque opposta…

Luigi Pellicone
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