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Tra Etica e Competizione, l’impegno di Aci nell’automobilismo

“L’automobilismo sportivo da sempre è stato una grande sfida tra l’uomo e la macchina: per l’uomo si è trattato di gestire automobili sempre più veloci e performanti e di sfruttare la tecnologia fino al limite di sopportazione”: a parlare è Angelo Sticchi Damiani, dal 2012 presidente dell’Aci, che ha raccontato a ‘Io gioco pulito’ la sua passione per il mondo delle corse.

Cosa significa giocare pulito nell’automobilsmo?

“E’ la cosa più importante. Come in tutti gli sport dove l’uomo non è da solo, ma è l’uomo più qualche altra cosa come una macchina o una bici, c’è la possibilità di abusare e di commettere delle truffe dal punto di vista sportivo. Una federazione deve fare in modo che ciò non possa accadere.

Può raccontarci il progetto Aci Team Italia?

E’ noto come ormai da anni non abbiamo un italiano in Formula 1, e che non abbiamo piloti italiani nel campionato del mondo rally in grado di vincere qualche gara o il mondiale. Abbiamo avuto lo scorso anno lo straordinario risultato di Antonio Giovinazzi, che è stato a un passo dal vincere il GP2 e che ha trovato oggi posto nella Scuderia Ferrari, di cui sarà la terza guida. Speriamo che ci possa essere la possibilità a brevissimo di avere un sedile in F1. Lui è la punta di diamante di Aci Team Italia: l’anno scorso correva con il logo dell’Aci sulla tuta e dell’auto. Tutto ciò parte da lontano, da quando Michele Alboreto, all’epoca vicepresidente della commissione sportiva automobilistica italiana, disse che bisognava attuare una politica per i giovani per superare il vuoto che si stava creando. I risultati sono arrivati dopo un po’ di tempo: siamo partiti dal carting e siamo arrivati in F1 con Giovinazzi. Nei rally abbiamo grande fiducia su Fabio Andolfi, che ha dimostrato di avere i numeri e che correrà con la Hyundai. Anche con lui stiamo facendo un grande sforzo economico per sostenerne la sfida”.

Quanto è importante per l’Italia continuare a organizzare corse storiche come il GP di Monza o la Mille Miglia?

E’ importantissimo, a Monza abbiamo investito cifre veramente importanti. E’ il più antico circuito dove si svolge un GP di Formula 1. E’ il santuario dell’automobilismo sportivo. Monza è vicino a Milano, una delle città più importanti d’Europa che ha avuto grandissima capacità di organizzare Expo 2015. Da quest’anno il Gp lo organizzerà l’Aci, e siamo convinti che possa diventare una grandissima occasione di visibilità per la Lombardia e l’Italia. La Mille Miglia è un museo su strada: oltre ad avere una grande storia è un brand fortissimo. Ho rapporti con gli Automobile club stranieri e ogni anno ho richieste di partecipazione da tutto il mondo. L’interesse c’è, è un modo di visitare l’Italia: io ne ho corse tre ed è un fiore all’occhiello dell’Automobile Club di Brescia”.

Nel 2016 avete rilanciato il magazine ‘L’Automobile’: può fare un bilancio di questa esperienza?

“E’ stato un parto difficilissimo. Avevamo un house organ distribuito gratuitamente a tutti i soci: era un buon giornale ma come tutte le cose gratuite a volte non si distingue dalla pubblicità e si cestina. Abbiamo capito che era un prodotto ormai obsoleto per gli automobilisti italiani. Siamo andati oltre: abbiamo chiamato un importante direttore, che aveva maturato significative esperienze nella direzione di mensili italiani. Il risultato mi sembra molto buono, ma il giudizio va lasciato ai lettori”.

In collaborazione con il Coni a Vallelunga avete aperto la scuola federale Michele Alboreto. Cosa significa per voi e per il vostro movimento?

E’ molto importante avere questa scuola federale: viene insegnato ai giovani a correre, ma viene data importanza anche all’altra formazione come quella etica. Gli viene data la possibilità di imparare le lingue: chi vuole correre in automobile avrà rapporti con costruttori, sponsor e multinazionali, e serve quindi la conoscenza della lingua inglese. Poi è importante saper parlare in pubblico, per avere il giusto approccio con la stampa e per gli altri impegni. L’esempio è quello di Giovinazzi, che parla bene le lingue e fa anche il commentatore televisivo durante i Gp: bisogna avere queste caratteristiche se si vuole diventare un leader”.

Come si è avvicinato al mondo dell’auto e a quello delle corse?

Sono vicino a questo mondo da quando sono nato, non ricordo il momento in cui mi sono reso conto del fatto che adoravo le automobili. Mio padre era socio Aci e a casa arrivava ‘L’Automobile’: è stata la mia prima lettura, poi sono passato a ‘Quattroruote’. Ho sempre adorato tutto questo, in seguito, subito dopo il mio matrimonio, con mia moglie abbiamo cominciato a correre i rally vivendo dall’interno la mia passione. Abbiamo corso per otto-nove anni insieme, prima di diventare presidente dell’Automobile Club di Lecce e poi ho proseguito fino alla presidenza dell’Aci”.

Qual è stato a suo avviso il personaggio più significativo per lei nella storia dell’automobilismo?

Ci sono stati tanti personaggi, quello che ho conosciuto più da vicino è stato Michael Schumacher. E’ stato un grandissimo pilota e una persona con cui era piacevole parlare. E’ stato componente della commissione circuiti della FIA, di cui faccio parte da quasi 20 anni, e lì ho avuto occasione di avvicinarlo. Aveva anche imparato l’italiano. Dico che è stato un campione e una persona che ha affascinato tutti coloro che amavano l’automobilismo. Poi c’è stato anche Ayrton Senna, che pure ho conosciuto, e altri personaggi, ma Michael secondo me è stato un pilota completo”.

 

Andrea Corti
A cura di

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