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Tony Pulis, l’inganno al Crystal Palace costa caro

Il Tribunale Arbitrale della Premier League ha stabilito, ad inizio anno, che l’ex allenatore del Crystal Palace Tony Pulis dovrà pagare 3,7 milioni di sterline di danni al club londinese. Il motivo? Il modo in cui il manager inglese piantò letteralmente in asso il Crystal Palace subito dopo aver richiesto ed ottenuto un bonus di 2 milioni di sterline per la salvezza raggiunta nella stagione 2013-14. Ora l’Alta Corte ha respinto il ricorso del manager inglese, confermando la condanna.

Inganno-  Tony Pulis fece credere al Palace che era perfettamente e completamente coinvolto nel progetto, salvo poi dimettersi all’improvviso il 15 Agosto 2014. All’epoca le sue dimissioni risultarono veramente inspiegabili, dato il grande lavoro fatto fino a quel punto con il Palace, con una salvezza raggiunta con diverse giornate di anticipo e il premio di Manager dell’anno messo nella propria bacheca personale. Le dimissioni di Pulis lasciarono il Palace in grande difficoltà e la società londinese decise di adire alle vie legali contro l’allenatore di Newport arrivando alla sentenza di inizio anno del Tribunale Arbitrale che condannava Pulis al risarcimento nei confronti del Crystal Palace di ben 3,7 milioni di sterline. Ovviamente l’attuale manager del WBA, decise immediatamente di fare ricorso presso l’Alta Corte, perdendo ancora un volta. La sentenza dell’Alta Corte, pubblicata da Sir Michael Burton, però ha aperto ulteriori scenari che prima erano sconosciuti ai più.

Occasione- Perché Pulis insistette tanto con la richiesta di ottenere nel minor tempo possibile il bonus salvezza? Nella sentenza c’è scritto tutto: Pulis aveva bisogno di quella cifra per  acquistare dei terreni da regalare ai suoi figli e quindi aveva un “urgente bisogno di soldi”. Certo il Palace, come da contratto, doveva versare i soldi del bonus salvezza nelle casse del tecnico, ma il contratto prevedeva che sarebbe dovuto rimanere con le Eagles almeno per un’altra stagione. Inoltre, secondo l’Alta Corte, non c’era nessun acquisto imminente di alcun terreno  ma Pulis decise di lasciare il Palace dopo una riunione con i giocatori del 12 Agosto: “Non c’era alcun imminente acquisto da parte di Pulis e quindi nessun bisogno imminente di soldi”, si legge nella sentenza dell’Alta Corte. Praticamente Pulis ha ingannato il presidente del Crystal Palace, Steve Parish, facendogli credere di essere ancora completamente immerso nella realtà delle Eagles e riuscendo così ad ottenere quel bonus, che con le sue dimissioni già pronte, non avrebbe mai ricevuto. Il Crystal Palace ha deciso di non commentare la notizia, mentre l’Alta Corte nella sentenza spara una bordata sul comportamento dell’cinquantottenne allenatore inglese: “La sua condotta, prima e durante il contenzioso legale è stata vergognosa”. Parole che pesano sulla reputazione di un allenatore che in patria viene considerato come il grande esperto delle salvezze, che ha sempre lavorato (bene) in realtà piccole del calcio britannico raggiungendo risultati insperati. Parole che forse, anche se è difficile crederlo, fanno più male di quei 3,7 milioni di sterline che ora Pulis dovrà versare al Crystal Palace.

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