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Independence Day: la svolta USA per l’evoluzione del soccer

Gli Stati Uniti, ormai, sanno cosa significhi (realmente) giocare a calcio. Bye bye, dunque, allo U.S. Soccer Residency Program.

Dopo essere riusciti a stabilire un progetto per creare un ambiente di formazione di successo ogni giorno, il suddetto programma, dedicato agli Under 17 statunitensi, completerà il suo ultimo semestre, dopo 18 anni di onorata attività, presso l’IMG Academy di Bradenton, in Florida. 33 calciatori passati in nazionale maggiore ed oltre 150 giocatori professionisti; questi i numeri del programma studiato nel 1999 per aumentare capacità ed interesse nei confronti del soccer in USA.

Una delle nostri principali speranze quando si stabilì il Residency Program era che arrivasse un momento in cui direttamente i club potessero pensare a far crescere i propri giovani e non dovesse pensarci la federazione. Bene, quel momento noi tutti crediamo che sia giunto”, queste le parole del presidente della federcalcio statunitense Sunil Gulati.

“Non solo il programma ha portato un gran numero di giocatori chiave alle nostre squadre Nazionali, ma è pure servito come modello da seguire per le accademie in tutto il paese”.

Creato nel 1999, il Residency Program ha creato un ambiente d’alta qualità per i migliori 20 giocatori cresciuti ogni anno nel paese, concentrandosi quotidianamente sulla loro formazione per migliorare lo sviluppo, sia tatticamente che tecnicamente. Otto anni più tardi, il successo del programma ha contribuito a guidare il lancio dell’Accademia di sviluppo del calcio statunitense, che ha condotto il modello Residency Program direttamente a livello di club, contribuendo alla creazione di un ambiente di sviluppo d’elite per più di 60 club.

 “E’ un momento agrodolce perché il programma è stato prezioso ed efficace per quasi due decenni; un pezzo fondamentale del processo di sviluppo per il nostro calcio”, ha detto il tecnico dell’Under 17 degli USA, John Hackworth. “La fine del Residency Program segna, comunque, il passo successivo nell’evoluzione dello sviluppo dei giocatori in questo paese”.

“Dal nostro punto di vista, però, cambia poco. Manterremo sempre una robusta e, speriamo, di valore programmazione per realizzare i nostri obiettivi, ovvero fornire giocatori con esperienza internazionale e con talento alla selezione maggiore”, ha detto Hackworth.

Ma quali sono stati i successi del Residency Program?

Innanzitutto, un cenno storico: il primo programma ebbe inizio il 17 gennaio del 1999.

Da allora, oltre 450 calciatori hanno sostenuto il Residency Program, e più di 150 atleti sono finiti nella Major League Soccer o in leghe professionistiche europee.

33 sono invece i giocatori che hanno raggiunto la nazionale maggiore degli USA dopo aver completato il programma. Alcuni esempi? Star come Landon Donovan, Jozy Altidore, DaMarcus Beasley, l’attuale capitano della nazionale Michael Bradley (compagno di Giovinco a Toronto ed ex Roma), oltre al gioiellino del Borussia Dortmund Christian Pulisic, che ‘rischia’ seriamente di diventare il più grande calciatore mai visto oltre Oceano (oltre che uno dei migliori del calcio europeo).

Gli altri ‘ex Residency Program’ giunti in nazionale sono: Kellyn Acosta, Freddy Adu, Gale Agbossoumonde, Juan Agudelo, Paul Arriola, Kyle Beckerman, Bobby Convey, Landon Donovan, Greg Garza, Eddie Gaven, Luis Gil, Omar Gonzalez, Joe Gyau, Eddie Johnson, Perry Kitchen, Eric Lichaj, Justin Mapp, Chad Marshall, Dax McCarty, Oguchi Onyewu, Heath Pearce, Santino Quaranta, Robbie Rogers, Rubio Rubin, Brek Shea, Jonathan Spector, Danny Szetela e Anthony Wallace.

A proposito di nostalgia, un termine oggi molto in voga nel web, appassionati di calcio ‘made in USA’, quanti di questi atleti ricordate?

 

Redazione
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