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The Buffer Partnership: quando la voce diventa marchio registrato

I fratelli Michael e Bruce Buffer hanno in comune, oltre al padre, sono infatti figli di madri diverse, di aver costruito le loro fortune sulla voce. Non sono però né tenori, né cantanti rock, ma ring announcer, salgono cioè sui ring dove sono in programma eventi di sport da combattimento per presentare al pubblico i protagonisti degli incontri che si susseguono nel programma.

Il primo a seguire questa strada fu Michael, classe 1944, tredici anni più vecchio del fratellastro. Dopo una vita avventurosa, tre anni volontario in Vietnam tra il 1964 e il ’67 e vari lavori tra cui il venditore di auto, nel 1976 Michael inizia una carriera da modello, e sei anni dopo approda al ruolo di ring announcer. Lui non lo sa ancora ma all’età di 38 anni anni ha finalmente trovato la sua strada. In breve, grazie anche al fatto di essere stato scelto dalla Top Rank di Bob Arum uno dei più celebri organizzatori americani di pugilato dell’epoca, come voce di tutti gli eventi organizzati, trasforma il ring announcer da ruolo affidato di volta in volta a personale locale a figura fissa della promotion con cui lavora. Non si limita ad occuparsi di boxe ma è attivissimo anche nel mondo del wrestling, si esibisce per le maggiori organizzazioni e la sua fama cresce, fino ad esser chiamato anche per presentare eventi al di fuori degli sport da ring, come la Stanley Cup, le finali dell’hockey professionistico nordamericano e la 500 miglia di Indianapolis. Oggi a 74 anni conserva una voce tonante e limpida ed è attivissimo sui ring di tutto il mondo. E’ noto anche come attore, visto che è dal 1988 che viene chiamato a comparire nei film, quasi sempre nel ruolo di uno speaker, e spesso di se stesso, come è accaduto in due film della saga di Rocky, Rocky V e Rocky Balboa, in Creed, in Creed 2 e in tantissime altre produzioni, ventisei quelle in cui è comparso finora.

Suo fratello Bruce invece gli sport da combattimento li ha anche praticati, prima judo, poi Tang Soo Do in cui è cintura nera secondo dan e la Kickboxing, che lasciò dopo aver subito due commozioni cerebrali. Nel 1989 il padre lo presentò al fratellastro che aveva contattato dopo averlo visto in televisione, non avendo con lui rapporti da tempo. I due legarono, Bruce divenne agente del fratello maggiore e successivamente, visto che anche lui era dotato di una voce adatta, iniziò con la professione di ring announcer. La sua strada fu però nelle arti marziali miste dove è il presentatore degli eventi UFC, la principale promotion del ramo, da molti anni, e dove i suoi salti nell’ottagono durante le presentazioni hanno fatto epoca. Salti che da qualche tempo però ha molto limitato per via di alcuni problemi fisici.

Entrambi hanno una frase manifesto che li contraddistingue, Michael lanciò la sua già nel 1984:

“Let’s get ready to rumble!” che dopo un lungo iter divenne marchio registrato nel 1992 e pare abbia già fruttato al suo autore 400 milioni di dollari. Se avete visto lo spot lancio della stagione della Premiership per Sky Italia avete un esempio di quanto siano noti e citati Michael Buffer e il suo marchio registrato, Paolo di Canio, al centro di un ring nel ruolo di announcer magnifica allenatori e giocatori della Premier, poi si rivolge ai telespettatori e li incita con un: “Let’s ready to rumble!” Bruce invece utilizza una formula più breve e di sicuro effetto prima dei match principali di ogni riunione: “It’s time!”: questo è il momento. Una società  di cui Bruce è CEO, gestisce le loro immagini e i loro interessi, la The Buffer Partnership. Storie che probabilmente possono avvenire solo in America dove a volte bastano la voce giusta e l’essere ready to rumble per diventare famosi.

 

 

 

 

 

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