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Teheran Marathon: in corsa tra discriminazioni di genere e automobilisti imbufaliti

E’ passata poco più di una settimana da quando si è disputata la prima Maratona di Teheran, un evento che ha richiamato l’attenzione del mondo intero, non tanto per la sua importanza sportiva, non c’erano certo atleti di grido alla partenza, quanto per la sua simbolica valenza di apertura del paese verso il resto del mondo. L’organizzatore è Sebastian Straten, di cui si sa che è europeo, tedesco secondo il nostro Corriere della Sera, olandese per il giornale di Singapore Straits Times, titolare di un’agenzia viaggi a Teheran e sposato a una donna iraniana dal 2005,  che dichiara di aver voluto mostrare a tutti che l’Iran vuole costruire ponti, non muri, e farne conosce l’ospitalità, visto anche che è lo stesso governo a puntare molto sul turismo, con l’obiettivo dei 20 milioni di visitatori l’anno entro il 2025. Già ora, a seguito di una recente decisione, i turisti provenienti da 180 nazioni, tra cui l’Italia, che volessero entrare nel paese non hanno più l’obbligo del visto preventivo, ma possono ottenerlo in aeroporto. Oltre che sul turismo dall’occidente si punta molto su quello dai paesi mussulmani, con la realizzazione di strutture ben separate tra uomini e donne, in modo da poter ospitare le famiglie osservanti.

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Proprio sulla presenza delle donne alla Maratona sono nati i primi problemi per la manifestazione, in quanto gli organizzatori hanno accettato iscrizioni femminili, sembra circa cinquanta su mille totali, senza indicare particolari limiti, ma le concorrenti, una volta giunte sul posto hanno scoperto che le autorità avevano loro vietato di prendere parte alla prova sui 42 chilometri sul percorso cittadino, e anche a quello di 21 della mezza maratona, obbligandole a disputare una prova di soli 10 chilometri, da svolgersi su strade secondarie nei pressi dello stadio Azadi e con partenza alle 16, ben otto ore dopo la gara principale, quando era ragionevole pensare che pubblico e telecamere se ne fossero già andati. In diverse hanno chiesto la restituzione della quota ma l’organizzazione avrebbe rifiutato.

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Pare, lo riferisce sul Corriere della Sera l’inviato Martino Spadari, che una signora cinese molto agguerrita si sia travestita da uomo e abbia comunque disputato in barba al divieto la mezza maratona. Sui media iraniani è stato il ministro dello sport, Massoud Soltanifar a spiegare personalmente che fin dall’inizio non era in discussione che la manifestazione sarebbe stata mista. Polemiche ci sono state anche sull’abbigliamento, infatti alle partecipanti alla prova femminile sarebbero state consegnate una lunga maglietta bianca e una hijab per coprire il capo, da indossare obbligatoriamente durante la corsa nonostante la calura incombente su Teheran alla quattro del pomeriggio. Gli uomini sono stati invece autorizzati a correre coi pantaloncini corti, una deroga visto che le norme ne vietano l’uso in strada, ma con la raccomandazione di non girare così per Teheran fuori dalla corsa.

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Dei mille iscritti attesi pare in realtà che alla partenza ce ne fossero poco più di 500, in rappresentanza di 42 nazioni. Una ventina i corridori italiani, dei 28 statunitensi annunciati nemmeno l’ombra, ad eccezione di un ragazzo con doppia nazionalità. Lungo il percorso, che ha bloccato la capitale iraniana già caotica in condizioni normali, ci sono stati svariati problemi, i posti di rifornimento dopo il passaggio dei primi sono stati abbandonati dagli addetti, e anche in alcune zone la Polizia ha smesso di presidiare gli accessi costringendo molti maratoneti a completare il percorso tra le auto, spesso puntati di proposito, come riferisce sempre Spadari che era in corsa e ha sperimentato personalmente la situazione, dagli autisti imbestialiti per le code.

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Il già citato Straits Times, da Singapore, fornisce invece numeri diversi, parlando di 600 iscritti di nazionalità iraniana, tra cui 156 donne e 160 atleti dal resto del mondo, 50 donne, affermando anche che sono state diverse le ragazze a correre camuffate insieme ai maschi, non la sola cinese Wu Juan, e che non è chiaro se ora subiranno delle conseguenze da parte delle autorità per questo loro gesto. Sono però gli stessi organizzatori, sul sito ufficiale, a dichiarare numeri più ridotti: 442 partenti, di cui 263 locali, in rappresentanza di 45 nazioni, mentre viene dato molto risalto al fatto che le donne, pur su percorso ridotto e separato, abbiano potuto correre su strade aperte e non all’interno di uno stadio chiuso al pubblico maschile come avviene di solito. Scorrendo le varie pagine del sito si trova anche una sezione fotografica con centinaia di immagini della gara, e molte informazioni, turistiche e comportamentali per conoscere Teheran e i suoi usi e costumi, nemmeno manca, del resto Sebastian Straten di mestiere è agente di viaggi, la possibilità di abbinare alla Maratona un tour organizzato dell’Iran in partenza il giorno dopo la gara. Totalmente assente invece è una classifica finale, per conoscere il nome del vincitore ci soccorre un sito canadese in lingua francese, Journaldemontreal.com, che ci informa che a tagliare per primo il traguardo è stato un corridore di casa, Mohammad Jafar Moradi.

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