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Tavecchio e Abodi: due modi diversi di intendere il calcio

Countdown iniziato. Fra 24 ore la FIGC avrà il suo nuovo presidente. Due candidati: sfida fra Carlo Tavecchio, presidente uscente, e Andrea Abodi, ex presidente (ha dato le dimissioni per concorrere alla poltrona della Federcalcio) della Lega serie B.

I piani di Tavecchio non prevedono riforme strutturali ma una rivisitazione, anche economica, dei campionati minori. La A attuale non si tocca, rimane il format a 20. Le crepe emerse sono risanabili, secondo Tavecchio, con la prosecuzione di questo canovaccio sino al 2021, modificando…il resto. L’idea, in tre stagioni, è di ridurre a due le retrocessioni in Serie B, snellendo la serie cadetta da 24 a 20 squadre. Cambia anche il meccanismo delle promozioni. Due promosse e tre retrocesse e una mutualità assestabile sul 7,5% dei diritti tv provenienti dalla A. Una cifra quantificabile in 90 milioni, che andrebbe a coprire il 40% dei costi medi di ogni società.

La vera “cura dimagrante” riguarda la Lega Pro. Tavecchio giudica eccessivi tre gironi da 20 squadre. L’obiettivo è ridurre le partecipanti a 40, divise in due blocchi da B, arrivando ad un regime di 3 promozioni e sei retrocessioni. Il calcio professionistico italiano si comporrebbe dunque di 80 compagini. (20 in A, altrettante in B, 40 in Lega Pro). Anche in questo caso la mutualità andrebbe a coprire il 40% dei costi medi di ogni società. Resta la Lega Nazionale Dilettanti. La Serie D, il vero “zoccolo duro” su cui poggia la rielezione di Tavecchio. L’idea è di sdoppiarla: una “D Élite” di 4 gironi con 18 squadre ciascuno. E la “vecchia” D con 8 gironi da 18 squadre. Infine il “sì” alle squadre “B” e una maggiore attenzione al calcio femminile.

Qui il programma nel dettaglio 

Andrea Abodi ha intitolato il suo programma “per il bene del calcio e di chi lo ama”. La ristrutturazione passa attraverso una via mirata a creare un sistema che sostituisca l’attuale “calcio disarticolato”. Il problema di fondo non risiede nel numero delle squadre professionistiche, ma nella distribuzione delle risorse economiche.

Abodi ritiene che l’attuale Serie A abbia una forbice troppo ampia fra chi è in testa (troppo forte perché troppo ricco) e chi è in coda e già condannato perché troppo debole povero. Passare da 20 a 18 squadre non è decisivo quanto lavorare sugli squilibri economici che rendono le squadre più o meno competitive. Un campionato più incerto è anche più appetibile in termini di diritti da rivendere all’estero a prezzi maggiorati. Un obiettivo raggiungibile attraverso una Serie A economicamente sostenibile. Il che non significa più povera. Anzi.

I soldi, in questo senso, saranno generati dal nuovo sistema calcio: più appetibile e usufruibile rispetto al passato. In questa ottica, fondamentali gli stadi. Abodi ritiene gli attuali vecchi e vuoti. Le società devono dunque lavorare su infrastrutture ecosostenibili e costruire bonificando areeabodi-programma depresse. La rigenerazione urbana è un modello e un motore per l’economia di ogni singola città e della società di calcio che la rappresenta. La Federazione, senza interferire, accompagnerà i processi e coordinerà le proposte provenienti dalle varie leghe cercando anche di snellire la burocrazia. Infine particolare attenzione per il calcio “minore”: femminile, calcio a 5 e beach soccer che dovranno trasformarsi in risorse da incanalare nel fatturato globale del prodotto calcio.

Qui il programma nel dettaglio

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