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Taranto: prestami un Euro che mi compro una squadra

AAA vendesi squadra di calcio a 1 euro. Chiamare solo se interessati. Negli annunci di Taranto, si vende anche il…Taranto. La società pugliese ha messo in vendita il 90% delle quote alla somma simbolica di un euro. C’è tempo sino al 6 agosto. Il comunicato recita testualmente: “Gli eventuali soggetti interessati a rilevare il 90% delle quote societarie, dovranno contattare i soci Zelatore e Bongiovanni entro e non oltre le ore 13 del 6 agosto 2017 all’indirizzo di posta elettronica presidenza@tarantofc.it’”

Protagonisti della vicenda, Elisabetta Zelatore e Antonio Bongiovanni

Zelatore acquisisce il Taranto nell’estate del 2012 dopo che il 20 luglio l’ASP Fondazione Taras 706 a.c. (una società composta da tifosi) riesce a scongiurarne il fallimento. La neonata società, fusasi con il “Taranto Football Club 1927 s.r.l”. restituisce il pallone alla città: due anni in  LND,  infine il passaggio di consegne a Domenico Campitello. Il nuovo presidente progetta una risalita immediata, ma la sua avventura dura appena un anno. Il 29 luglio 2015 la società torna nelle mani della Zelatore che, con il nuovo socio, sfiora due volte la promozione, poi la ottiene attraverso il ripescaggio: la Lega Pro, inseguita per quatro anni, diviene l’inizio della fine. Esperienza disastrosa, sotto tutti i punti di vista. Sportiva, perchè culmina con la retrocessione. Economica in quanto dissangua le casse della società. Mediatica perchè deteriora i rapporti con la tifoseria.

Un futuro da riscrivere su un tavolo… di “concertazione”

Leggendo fra le righe del comunicato emerge una sensazione: la società non vuole vendere il Taranto. In sette giorni (5 lavorativi) non c’è, proprio fisicamente, il tempo di trovare acquirenti, visionare le carte e trovare un notaio. Dai su, non scherziamo: il comunicato è una provocazione. Contro chi?

Nel mirino, secondo le cronache locali, i tifosi. Ingrati e rei di contestare una società che ha già rinnovato staff tecnico e parco giocatori. E in più, minacciano di disertare lo stadio.

E in curva, cosa ne dicono? Accusano la dirigenza di lucrare sulla loro passione alludendo persino a un premio salvezza legato alla presenza del pubblico sugli spalti.

Ovunque sia la verità, vendere il Taranto, adesso, non ha senso. Più logico agire a fine campionato. Dunque? Cosa si cela dietro l’annuncio?

Una presa di posizione. Non a caso la cifra è irrisoria. Per la serie: noi il Taranto lo vendiamo anche a un euro, ma chi se lo compra? Risultato: una guerra fredda che non giova a nessuno.

Taranto meriterebbe qualcosa di meglio

Taranto è una realtà particolare. Passionale, anche troppo: a volte si sfocia, come accaduto qualche mese fa, nella violenza quando i calciatori sono stati aggrediti e minacciati con mazze e coltelli da una minoranza. Ennesimo capitolo poco edificante di una storia costellata di sofferenze sportive, scandali, penalizzazioni e fallimenti. Eppure, aldilà delle facili conclusioni, la tifoseria del Taranto è sana. La curva dello Iacovone ha un primato: per ben due volte si è aggiudicata il titolo di migliore curva d’Italia. Forse perchè tifare Taranto è una scelta da missionari. Basti pensare che nonostante un campionato men che mediocre e la totale assenza di iniziativa pro-stadio, la presenza allo stadio, nelle prime dieci giornate, si assesta su una media di oltre 5.000 spettatori a partita. Numeri superiori anche rispetto a diverse realtà di serie B. Cifre indicative: Taranto e il Taranto meritano di meglio.

Redazione
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