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SuperCoppa e Polemiche: ma perché deve essere sempre il calcio a risolvere le cose?

SuperCoppa e Polemiche: ma perché deve essere sempre il calcio a risolvere le cose?

E’ così difficile rispettare usi, costumi e culture degli altri? 

Oggi al al King Abdullah Sports City Stadium di Gedda in Arabia Saudita si disputerà la SuperCoppa italiana tra Juventus e Milan. Competizione di secondo piano salita però alla ribalta nei giorni di avvicinamento all’evento perché le persone, colte tutto d’un tratto da un’epifania, hanno “addirittura” scoperto che le donne in Arabia Saudita non hanno gli stessi diritti degli uomini e che non possono accedere agli impianti sportivi se non accompagnate dagli stessi. (nel caso specifico della SuperCoppa questa regola non sarà in vigore tra l’altro). Che dire se non “Buongiorno, vi siete svegliati presto”.

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Anche la distribuzione dei biglietti non è stata ovviamente omogenea: posti più vicini al campo e quindi migliori per gli uomini, quelli più lontani e defilati disponibile anche per le donne.

Aperta la polemica, la sede è stata decisa il 5 dicembre ma a quel tempo evidentemente tutti stavano pensando al menù di Natale piuttosto che alle discriminazione delle donne, sono saliti sul carro mediatico tutti ma proprio tutti compresi il Ministro degli Interni Salvini che ha esteso il suo “prima gli italiani” anche sulla scelta degli stadi e delle sedi delle finali e Laura Boldrini che con un duro attacco ha affermato di non guardare la partita invitando gli altri a fare lo stesso in nome dei diritti delle donne barattati per denaro. Le donne italiane che andranno a Gedda, infatti, dovranno per forza indossare l’abaya il classico copriabito di colore nero. Il denaro in questione sono circa 7 milioni di euro che si intasca la Lega Calcio, il doppio rispetto alle passate edizioni giocate all’estero.

Ovvio che dal nostro punto di vista queste regole siano discriminatorie e retrograde ma la realtà ha sempre diversi punti di vista e allora che ne sappiamo noi e le donne italiane di cosa pensano e cosa provano le donne arabe? Magari per loro vivere così è la normalità e anzi al contrario pensano male della nostra cultura. Se siamo davvero avanguardisti come professiamo di essere la prima cosa da fare sarebbe quella di accettare le culture altrui e rispettarne gli usi ed i costumi. Si sa con largo anticipo dove si disputerà l’evento sportivo, se si è disposti ad accettare bene, altrimenti si può tranquillamente rinunciare e non muore nessuno.

Bisogna essere coerenti. Quando si visitano i luoghi di culto in Italia le donne con le gambe e spalle scoperte sono invitate a coprirsi pena il mancato ingresso. Eppure non mi sembra di vedere in giro proteste su questo tema, forse solo perché è la nostra religione più diffusa, la nostra nazione e la nostra normalità? Certo, nel caso dell’Arabia Saudita non si parla solo di luoghi di culto ma anche della vita di tutti i giorni, ma diffondere con arroganza la propria cultura considerandola più giusta e superiore ad un’altra non è a sua volta sintomo di retrogradismo e discriminazione? In merito a questo è intervenuto anche il principe ed ex pilota Abdul Aziz Bin Turki Al-Faisal che ha affermato che “La società si evolve davvero solo se la gente è pronta”. Un problema che anche noi in Italia stiamo toccando con mano perché non basta dire una cosa, anche se giusta, per cambiare il retaggio culturale di milioni di persone con uno schiocco di dita se queste non capiscono e comprendono il perché quella cosa sia giusta.

Questi problemi in Arabia Saudita ci sono da anni, l’Italia è un partner privilegiato di questo paese e ha un giro d’affari di miliardi di euro, quindi se non ci piace l’Arabia Saudita e i suoi usi, cosa che ci può stare benissimo, cominciamo in primis a stracciare i contratti e i contatti con questo paese a livello di Stato. Non si capisce sinceramente perché e come si possa solo immaginare che debba essere sempre il calcio, che è uno sport e un gioco, e soprattutto una singola partita di pallone, ad avere il fardello di dover risolvere una questione di disparità culturale millenaria, che dovrebbe essere di competenza quasi esclusiva della politica ma che per ovvie e “cospicue” ragioni non muove un passo in questa direzione. In ultimo, accettando anche il fatto che sia giusto boicottare sportivamente un paese perché ritenuto anni luce indietro su determinati temi, che dire dei Mondiali appena trascorsi in Russia o dei prossimi da disputare in Qatar, tanto per fare due esempi immediati? Dai su…

A cura di

Nato a Roma nel 1990, anno delle notti magiche. Ex giocatore di basket, nonostante gli studi in legge, dopo una lunga parentesi personale negli States, decide di seguire la sua passione per lo sport e per il giornalismo. Giornalista iscritto all'albo, da quattro anni vice caporedattore di GiocoPulito.it, speaker radiofonico a Tele Radio Stereo e co-conduttore a TeleRoma 56.

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