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Sunderland ‘til I Die: una storia di amore incondizionato

Sunderland ‘til I Die: una storia di amore incondizionato

Lo devo ammettere: se non mi fossi trovato in questa clausura causa Covid-19 probabilmente non avrei mai visto una serie televisa su Netflix, questo perchè non mi posso ritenere un grande appassionato di questo genere televisivo che, negli ultimi anni, sta spopolando sempre più.

Ma una sera, totalmente a caso, mi sono imbattuto in “Sunderland ‘til I Die” che, già dal semplice titolo, mi ha incuriosito e in un qualche modo affascinato. E così ho iniziato a vederla.

Il racconto in questione si svolge in una delle zone più povere del regno di sua maestà: quella parte dell’Inghilterra conosciuta con l’appellativo di “north-east”. Una parte del paese che non solo sta vivendo, da parecchi anni, una disastrosa crisi economica da cui non riesce ad uscirne ma che al referendum sulla Brexit, nel giugno 2016, ha votato in massa a favore per l’addio a quella Unione Europea che veniva vista come una istituzione troppo lontana dai reali problemi locali e molto più vicina alla city cosmopolita di Londra.

In questa contea inglese, dal punto di vista calcistico, la rivalità più accesa è quella tra il Newcastle United Football Club (conosciuti come i “Magpies”) e il Sunderland Association Football Club (soprannominati “Black Cats”).

Le due squadre, infatti, rappresentano due città che distano appena 19 km tra di loro. Per questa vicinanza danno vita ad uno dei derby più sentiti di tutto il calcio inglese: il derby del Tyne and Wear (i nomi dei due più importanti fiumi della zona).

“Sunderland ‘til I Die”, neanche a dirlo, si concentra sulla squadra dei cosiddetti “black cats”. In particolare prende in considerazione due campionati: quello 2017/ 2018 e il 2018/2019.

In questo brevissimo lasso di tempo i gatti neri dovettero affrontare una delle più grandi delusioni dal punto di vista calcistico: la retrocessione dalla Premier League alla Championship e, appena l’anno seguente, la discesa in Football League One (che corrisponde al nostro campionato di serie C). Una vera e propria tragedia per uno dei club più antichi d’Inghilterra, essendo stato fondato nel lontano 1879, che si ritrovava a dover giocare in un torneo non certo all’altezza delle sue aspettative e della sua storia. Inoltre, la League One, è anche un campionato molto molto difficile da affrontare, agonisticamente parlando, visto il gran numero di partite in programma.

Gurdando questa serie tv lo spettatore riesce a calarsi a pieno nel dramma sportivo vissuto dalla squadra ma anche, e soprattutto, dai tifosi e dalla città in se. D’altronde gli stessi supporters vivono a 360 gradi l’andamento stagionale dei loro beniamini sul rettangolo da gioco.

Grazie al calcio, in una zona come quella del north-east, la gente riesce ad andare avanti nonostante le difficoltà giornaliere: una vera e propria ossessione che, chi scrive, ha trovato in poche altre occasioni nell’ambito calcistico inglese. Difatti molte delle squadre della Premier League sono conosciute non certo per il calore dei loro supporter.

A tutto questo il Sunderland rappresenta una piacevole, e forse unica, eccezione. Non importa dove e contro chi si vada a giocare: i black cats possono infatti contare, ogni domenica, sul supporto di centinaia e centinaia di tifosi.

Anche chi non riesce a vivere una vita tranquilla dal punto di vista economico, ma sempre al limite della cosiddetta soglia di povertà, non può fare a meno di seguire il Sunderland che significa spendere grandi quantità di soldi. E questa cosa viene messa in risalto parecchie volte nel corso delle puntate; quasi a voler rimarcare che, ancora oggi, il gioco del pallone rappresenta quel famigerato “oppio dei popoli” in ambiti specifici.

Gli stessi giocatori sentono direttamente sulla loro pelle questo supporto incondizionato. Tutto ciò fa sì che anche loro cerchino di ricambiare tale amore presentandosi come persone normali e non come degli atleti che vengono considerati dei veri e propri dei e che rappresentano dei modelli da imitare in tutto e per tutto.

Per le strade della città di Sunderland, per esempio, ogni membro del team può girare tranquillamente senza essere accerchiato dai supporter in cerca di un autografo o di una foto ricordo. Un fatto che appare abbastanza inusuale in un mondo calcistico in cui i giocatori di determinati club devono affrontare da sempre, e per ovvi motivi, dei restringimenti alle loro attività quotidiane.

Allo stesso tempo, questa passione folle per il Sunderland contagia anche gli ambiti cittadini più disparati e più lontani dal mondo del calcio che esistano. Emblematica è la figura del parroco della St. Mary’s church, la chiesa che si trova a pochi metri dal mitico impianto di casa denominato “Stadium of Light”.

E’ lo stesso sacerdote a chiedere, durante le messe, la protezione per la squadra della città per arrivare ad una salvezza che, in alcuni casi, pare davvero impossibile da raggiungere. D’altronde è sempre il parrroco ad adempire al suo dovere visto che, come spiegato da lui stesso, “fede e calcio vanno di pari passo”.

Questa sacralità del Sundeland la si nota e la si capisce anche in un frase detta da un tifoso prima di una delle tante trasferte in giro per l’Inghilterra. L’enunciato, che non ha bisogno di spiegazioni, recita così: “Cascasse il mondo, sabato alle 15, accendi la radio o vai allo stadio…….non c’è altra scelta!”.

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