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Il successo del Soccer in USA? Tutto (o quasi) merito di un Videogioco

In questi giorni, negli Stati Uniti, ci si interroga molto sul modo e sulle motivazioni che abbiano condotto il calcio americano ad una crescita così grande in un tempo relativamente stretto.

Sembrano lontani ben più dei circa vent’anni effettivi, i tempi in cui negli States arrivavano calciatori come Donadoni, Valderrama, Zenga, Stoichkov soltanto per chiudere le proprie (gloriose) carriere a suon di dollari.

Ad aiutare la comprensione di tale fenomeno, ci pensa Kelvin Garcia, ragazzo cresciuto in una famiglia domenicana di New York, che spiega, attraverso i media del paese a stelle e strisce: “Essendo un ragazzo latino del Bronx, come sport per me esistevano, fino a poco tempo fa, solo basket e baseball”.

Oggi, però, Garcia non resta un giorno senza parlare del suo amore per il Chelsea di Antonio Conte, grande condottiero che ha portato i Blues di nuovo al titolo dopo una stagione disastrosa tra Mourinho e Hiddink.

Cos’è successo, quindi? In che modo e perché, tanti altri ragazzi americani (i dati riguardanti gli spettatori del calcio made in USA sono lì a testimoniarlo), proprio come Kelvin, si sono avvicinati così repentinamente al soccer?

La risposta, secondo Garcia, è semplice: “La MLS dovrebbe ringraziare in primo luogo il videogioco Fifa. Senza di questo, io e tanti miei coetanei non ci saremmo mai incuriositi riguardo al calcio, per noi statunitensi tradizionalmente non certo considerabile uno sport popolare”.

Eppure, ora tutto appare diverso: “Mi sembra più facile guardare una partita di calcio che una di basket, di baseball o di football”, prosegue Kelvin Garcia, “perché so in anticipo quanto tempo sto investendo a guardare la partita, mentre altri sport hanno possibilità di lunghi ritardi e, talvolta, assenza di fluidità. Proprio su questo aspetto, devo dire che a mio avviso la serie Fifa è la migliore rappresentazione di videogiochi sportivi sul calcio.”

L’influenza di Fifa sul ‘mercato’ calcistico americano, d’altronde, non può essere sottovalutata. Gli States, infatti, sono tra i paesi con il maggior numero di vendite del citato videogioco targato EA Sports, un elemento coincidente con la crescita complessiva dello sport nella nazione.

Un recente sondaggio operato da ESPN ha dimostrato che gli americani che si vedono oggi come veri appassionati di calcio sono cresciuti costantemente dal 2009 (soprattutto nella fascia 12-17 anni) e durante questo stesso periodo, anche la popolarità di Fifa è aumentata a dismisura, con vendite cresciute addirittura del 35% soltanto dal 2010 al 2012.

Secondo la stessa relazione, oltre un terzo delle persone che ha acquistato Fifa è poi diventato fan di calcio dopo aver giocato, mentre il 50% è diventato interessato allo sport da quando ha preso un joypad in mano.

Fifa, inoltre, svolge anche un ruolo vitale nella cultura giovanile dell’America, specialmente nelle università e nei college, dove gli studenti si riuniscono attorno alla console dei giochi per dare vita a tornei infiniti.

“Fifa è il perfetto gioco per i compagni di studi che vivono insieme”, sostiene Brian Weidy, un ricercatore dell’Università del Wisconsin.

Egli ritiene, poi, che il successo del videogioco sia anche correlato all’esposizione in tv dello sport negli Stati Uniti, divenuta ormai massiccia. Secondo la popolare azienda di ricerche Nielsen, il numero delle reti televisive di attualmente impegnate a trasmettere partite di tutti i campionati è cresciuto di cinque volte rispetto al 2010 e l’aumento dei fan statunitensi della Premier League è divenuto pari a 30 milioni negli States.

Nonostante nel paese governato da Trump ci siano molti appassionati di calcio che non hanno affinità con i videogiochi, non si può non riconoscere, numeri alla mano, come Fifa abbia contribuito a creare una nuova fan-base calcistica in uno dei territori storicamente più difficili riguardo all’affezione a tale sport: molte persone, infatti, riconoscono la bellezza delle giocate reali soltanto grazie al loro precedente apprendimento nel mondo virtuale.

Un processo incredibile ma, a quanto pare, assolutamente vero.

 

Redazione
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