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Snooker

Stephen Hendry, lo Sceicco d’oro del panno verde (terza parte)

La caccia a Steve Davis non ha tregua anche se il nuovo sovrano, il GOLDEN BAIRN, ha già legittimato sul campo il sorpasso nei confronti del grande rivale . L’ha battuto nelle finali del UK Championship 89 e 90, per chiudere poi una stagione strepitosa con il suggello del  primo Mondiale, vinto nel 90 a soli 21 anni: un  record di precocità ancora imbattuto. Alla fine una serie di risultati che l’avrebbero portato, senza discussione, al vertice del WORLD RANKING, scalzando proprio il sei volte campione del mondo, inglese, che era rimasto indisturbato al TOP della classifica per gran parte degli anni ottanta. Ma il giovane scozzese non si accontenta e vuole essere figura dominante del CIRCUITO PRO, almeno quanto lo è stato il suo predecessore. Un Davis ancor giovane, in fondo, con i suoi 32 anni e potenzialmente sempre il cliente più pericoloso sulla piazza per tasso di classe,mentalità ed esperienza. Un avversario da non sottovalutare e  da tenere  sempre SOTTO TORCHIO per impedirgli di riorganizzare le idee e partire al  contrattacco. Giova alla causa di Hendry, a questo punto, che l’inglese proprio per una questione di perdita di fiducia accusata  nell’ultima stagione, inizi a dar segnali di quella strisciante CRISI TECNICA e PSICOLOGICA  che l’avrebbe  condizionato non poco nel prosieguo della carriera. Al momento, però, Hendry non si sente di averlo ancora in pugno, come dimostrato dall’andamento dei TESTA A TESTA che vedono i due ancora in perfetta parità, a quota 8, quando si arriva alla vigilia del Dubai Classic, nel novembre del 1990. E’ qui che lo scozzese progetta di effettuare il sorpasso, proprio quando il CARAVANSERRAGLIO dello snooker va a far tappa  in Medio Oriente, con un torneo valido per il RANKING che riscuote sempre più consensi tra  giocatori e addetti ai lavori per i premi, gli omaggi e la raffinata ospitalità offerta a  piene mani dagli sceicchi degli Emirati Arabi. Non è da pensare che il GOLDEN BAIRN avesse letto all’epoca sofisticati trattati di strategia militare, come L’ARTE DELLA GUERRA del condottiero cinese Sun –Tzu, dove si insiste in modo particolare sull’importanza di acquisire una posizione vantaggiosa sul terreno di battaglia. Hendry, però, è un giovane dotato di notevole intelligenza pratica, in grado di trarre ugualmente partito dalle condizioni ambientali che , nel deserto, dovrebbero favorirlo  nei confronti del tradizionale avversario. Si sa che Davis è rosso di capelli e bianchissimo di carnagione, per cui potenzialmente soggetto a pericolosi COLPI DI CALORE, deleteri per la qualità e la continuità delle sue prestazioni al tavolo. Non è un caso, forse, che l’inglese non sia mai stato vincente nel Dubai, anche se è arrivato a disputare tre finali nel giro di pochi anni. Tre i titoli, invece, sono andati allo scozzese che sulla sabbia rovente del deserto potrà  vantarsi di essere stato  lo SCEICCO D’ORO del panno verde.

Un giovane davvero in gamba il GOLDEN BAIRN, dotato di un tasso di classe eccezionale,associato a carattere, personalità e grande determinazione a lasciare un segno profondo nella storia del gioco. Un’autentica SUPERNOVA destinata ad attrarre quanto di meglio sia possibile trovare nell’universo dello snooker. Intanto un manager coi controfiocchi come Ian Doyle, una sorta di padre putativo capace di proteggerlo, incoraggiarlo, ma anche dargli disciplina e trasmettergli la giusta etica del lavoro per fargli capire che solo dando il massimo impegno, con continuità, si possono ottenere risultati importanti nella vita. Un Doyle che ha lavorato al meglio anche per costruirgli attorno una grossa squadra, la CueMasters, pronta a strappare la leadership alla famosa MATCHROOM di Barry Hearn. Non guasta, certo, avere nel team anche il grande Frank Callan, il guru del coaching moderno, che l’avrebbe guidato con grande discrezione e straordinario successo alla conquista di tutti e 7  I TITOLI MONDIALI vinti in carriera, creando quell’immagine di RE DEL CRUCIBLE che nessuno, ancora, è riuscito a scalfire. Per il buon Callan, in origine un modesto pescivendolo esperto nell’arte di tagliare FILETTI, sarebbe rimasto il velato rimpianto di non essere riuscito a trasmettergli ABBASTANZA (!), visto che lo scozzese, a suo dire, non aveva praticamente nulla da imparare e anche rispetto a Davis, valutati  i due alla stessa età , era lui ad avere il maggior talento. Nel team scozzese altro personaggio  di riferimento è il ROAD MANAGER, John Carroll, che figura sempre al suo fianco per proteggerlo dai fastidi del mondo e, al tempo stesso, gli consente di  mantenere il giusto distacco dagli altri giocatori per tenerli in soggezione e rafforzare, così, l’immagine di PREDESTINATO del panno verde che gli si vuole creare attorno. Niente da dire, tutti grandi professionisti i personaggi che gravitano  attorno alla nuova SUPERSTAR, però non guasta che nel gruppo figuri pure un amico fidato come il connazionale Lawrie Annandale, arbitro televisivo di buon profilo al quale Hendry è particolarmente legato, nonostante Lawrie possa avere il doppio dei suoi anni. Pure una discreta “stecca” questo arbitro, con la  bella capacità di valutare le potenzialità di un giocatore ancora “in miniatura”, dal punto di vista fisico, come poteva essere il GOLDEN BAIRN attorno ai 14 – 15 anni. E’ allora che gli propone di far coppia in una gara nazionale e, incredibilmente, i due fanno centro salendo sul gradino più alto del podio. Ne nasce un sodalizio destinato a durare nel tempo, anche se le loro strade si dividono presto col passaggio al professionismo di Stephen, a soli 16 anni. Però Lawrie resterà sempre il suo uomo di fiducia per quanto riguarda la stecca, soprattutto quando si tratta di sostituire il cuoietto, operazione  delicata  per la quale viene ricordato, in proposito, un suo intervento d’urgenza dalla Scozia in “soccorso”dell’amico venutosi a trovare improvvisamente in difficoltà, nel corso di un torneo in Belgio ,nei primi anni 90. Certo non è semplice trovare il CUOIETTO giusto in base alle esigenze del giocatore, per poi lavorarlo, modellarlo e incollarlo a dovere sulla punta della stecca, così da far rendere al meglio l’attrezzo. Un’arte vera di cui l’arbitro scozzese veniva considerato, a ragione, UN MAESTRO e non a caso erano vari i giocatori di alto profilo a richiedere i suoi SERVIGI. Tra questi anche Ronnie O’Sullivan che, comunque, ha fama di essere un cliente fin troppo esigente, persino MANIACALE, lui che anche di recente, in tivù, è stato visto staccare rabbiosamente, a morsi, un cuoietto che evidentemente non gli andava troppo a genio. Hendry, invece, era un tipo più tranquillo, uno che non aveva fissazioni particolari. Bastava non toccargli la  stecca, che per lui era tutto, anche se commercialmente poteva valere ZERO. Una stecca di legno, in pezzo unico e per di più da stecchiera, quindi di produzione industriale, acquistata agli inizi della carriera per poche decine di sterline, ma per lui di immenso valore per LA FORTUNA che gli garantiva, di  premi, in torneo. Ovviamente senza considerare L’INDOTTO, che tra sponsorizzazioni, esibizioni e royalty, contribuiva a fare di lui, tranquillamente, un personaggio da due milioni di sterline l’anno. Comprensibile, dunque, l’attaccamento quasi morboso ad un attrezzo utile, altrimenti, solo a far LEGNA DA ARDERE. In effetti si trattava di una stecca pure STORTA, anche se  Hendry ci faceva poco caso, perché per lui era ormai una specie di estensione del braccio. Non gli importava che fosse la FAVOLA del circuito e che destasse  tanta ilarità tra i colleghi. In fondo poteva anche essere un VANTAGGIO, perchè si trattava pur sempre di un potenziale MOTIVO DI  DISTRAZIONE per gli avversari. Un punto di vista perfettamente condiviso da coach Frank Callan e  dall’onnipresente Ian Doyle, perché è chiaro come il sole che alla  CueMasters STECCA VINCENTE NON SI CAMBIA!

Il GOLDEN BAIRN ha appena 21 anni quando si appresta a difendere, nel Golfo Persico, il titolo vinto brillantemente l’anno prima nel Dubai Duty Free Classic. Sulle spalle ancora gracili porta il peso di tante aspettative. Le sue, prima di tutto, perché è un personaggio che ha già inquadrato in prospettiva storica la  sua MISSIONE nello snooker. Poi quelle del suo team, la famiglia, i tifosi, gli sponsor, i MEDIA e  tutto ciò che ruota attorno ad un BUSINESS in grande espansione come quello dello snooker di FINE MILLENNIO. Un movimento che punta al TOP, cercando di replicare le fortune di sport individuali di alto profilo come tennis e golf, che hanno già sfondato in dimensione planetaria. Non è facile a questi livelli perché ci vogliono anche i personaggi e le rivalità  giuste per attrarre l’interesse dei MEDIA e accendere la fantasia dei tifosi. Personaggi carismatici  e rivalità straordinarie come Sampras – Agassi, oppure Woods – Mickelson, capaci di mandare alle stelle l’interesse per il tennis ed il golf. Fortunatamente anche lo snooker gode OTTIMA SALUTE di questi tempi e può mettere in campo due personaggi di straordinaria caratura, pronti a dare vita ad un nuovo capitolo della loro rivalità in un’area geografica dalle grandi potenzialità economiche, ideale per offrire ulteriore possibilità di sviluppo ad uno sport che guarda sempre più in alto. L’occasione è ghiotta, ma non ci si può permettere di sbagliare. Fortuna che Hendry e Davis, sotto questo profilo rappresentano un’autentica garanzia, visto che sono abituati a dare il meglio quando il gioco si fa duro e appartengono entrambi a quella genia di campioni per i quali LA PRESSIONE E’ SOLO UN PRIVILEGIO. Eccoli, dunque, pronti ad offrire tra CAMMELLI E SCORPIONI un ennesimo saggio della loro grandezza. Davis è il campionissimo che non ci sta a farsi mettere da parte dalle nuove generazioni, mentre Hendry è il simbolo di un modo più moderno di concepire il gioco. Uno snooker brillante, decisamente offensivo e meno tattico, più votato a vincere di forza, per merito proprio, piuttosto che a forzare l’errore dell’avversario  per partire poi in contropiede e operare l’affondo decisivo. Se Hendry è il profeta del POWER SNOOKER, per contro Davis è il prototipo del giocatore completo che riesce a mixare al meglio attacco e difesa, come ha saputo fare magistralmente fino a poco tempo addietro, quando nel 1989 è andato a vincere il suo sesto e, purtroppo, anche ultimo titolo mondiale. Adesso è Hendry il detentore e pure il nuovo NUMERO UNO. Tutto resta, comunque, ancora in sostanziale equilibrio tra i due, anche se lo scozzese ha dalla sua la sicurezza e la spavalderia del giovane che sembra potersi sbarazzare da un momento all’altro della scomoda compagnia del “vecchio campione”. Tra l’altro Hendry si presenta a Dubai nelle vesti di DETENTORE del titolo, lui che nel 1989 aveva marchiato a fuoco la seconda edizione del torneo con una leggendaria carica, degna della memoria del miglior Lawrence d’Arabia, demolendo in finale la resistenza del roccioso 47enne gallese Doug Mountjoy, con un perentorio 9-2. Un risultato che lo ripagava, almeno in parte, della sconfitta patita contro lo stesso Mountjoy in finale al UK Championsip 88, ma che Hendry avrebbe poi sanato completamente andando a vincere le successive due edizioni del torneo ai danni di  Davis. Un Davis che, non può essere un caso, è comunque sempre lì, in agguato, anche tra le dune del deserto per impedire al rivale di siglare titoli BACK TO BACK pure al Dubay Duty Free Classic. La guerra continua, è il caso di dirlo, ma il problema vero è che LI’ A FIANCO, in contemporanea, si sta combattendo un conflitto ben più sanguinoso : la GUERRA DEL GOLFO .

Colpi di cannone che risuonano in lontananza. Sul Golfo Persico soffiano venti di guerra, ma il  mondo dello snooker non sembra curarsene in modo particolare, tutto preso com’è dalla sete di conquista di un suo piccolo SPAZIO, seppur desertico, nella penisola arabica. Chissà, magari “trivellandolo” bene potrebbe anche venirne fuori  qualcosa di interessante, tipo un FIOTTO virtuale di petrolio da quale trarre linfa vitale per lo sviluppo del TOUR PROFESSIONISTICO. Comunque non un’idea particolarmente originale in quella parte del mondo, tanto più adesso visto che è lì che si concentrano le mire espansionistiche di un certo Saddam Hussein, tiranno dell’Iraq, il quale ha deciso di invadere il Kuwait adducendo rivendicazioni pretestuose alla sua sete di petrolio e alla sua bramosia di controllo sul Golfo. Il mondo è chiamato a dargli una risposta e la risposta arriverà prontamente da parte dell’ONU, segnando per lui L’INIZIO DELLA FINE. Ma non è questa la storia che vogliamo raccontarvi, bensì una storia parallela, fortunatamente incruenta, destinata a lasciarci in eredità delle immagini davvero particolari, altamente rappresentative di quel momento storico. Immagini iconiche che ci trasmettono intatta la suggestione dell’epoca, fissate dall’obiettivo di un fotoreporter di guerra, inglese, che ha voluto offrirle al mondo in CHIAVE CRIPTICA, rendendole  per questo ancora più ricche di fascino. Dei CLIC di tale perfezione da sembrare il frutto di un abile FOTOMONTAGGIO, ma non è così per fortuna, perché rappresentano, in realtà, il risultato di un grosso sforzo organizzativo fatto IN LOCO da un abile, quanto fantasioso fotografo, Ted Blackbrow (1939-2017), di cui andiamo adesso a raccontare la storia. Per noi anche l’occasione di rendere omaggio alla memoria di un autentico artista che, con quel suo unico servizio fatto sullo snooker non pensava, certo, di rendere un tributo di incalcolabile valore  d’immagine all’intero mondo del biliardo .

E’ l’agosto del 1990 quando nel Golfo Persico scoppia una guerra feroce. Il quotidiano inglese Daily Mail  invia una troupe a documentare l’invasione lampo del Kuwait da parte dei carri armati di Saddam Hussein. Nel gruppo figura un bravo fotoreporter, Ted Blackbrow, che è  ben a conoscenza dei gusti sportivi dei suoi lettori e non perde tempo quando viene a sapere che in un favoloso palazzo del Dubai, ad alcune centinaia  di miglia di distanza, c’è un grosso torneo di snooker che si sta disputando proprio in contemporanea. Ne parla subito col suo “socio”, il famoso giornalista sportivo Ian Wooldridge, e al solo guardarsi negli occhi i due hanno già realizzato che ad inquadrare la notizia nella giusta prospettiva, se ne può ricavare un bello SCOOP. Lo sanno tutti quanto interesse desta lo snooker nel pubblico del UK, che è ancora inebriato dalla  lunga luna di miele vissuta con grande trasporto nei confronti dello sport più visto in tivù, nei favolosi anni ottanta. Presto detto, il progetto ruota attorno ad un’immagine che possa rappresentare efficacemente l’assurdità della situazione che si è venuta a creare nel Golfo .Da un lato abbiamo una battaglia aspramente combattuta sulla sabbia, con tutti i disagi e le paure che può comportare. Però è di buona auspicio la  sublimazione della guerra nell’agone sportivo, a lasciar presagire una “soluzione”del conflitto che possa essere ancora negoziabile, senza troppi spargimenti di sangue, anche se poi la storia emetterà un verdetto molto severo nei confronti degli invasori.  Sempre nella rappresentazione fotografica, a fare da contraltare all’evento bellico abbiamo l’eleganza formale dei gesti dei due protagonisti, impreziosita dai vestiti da sera in un’ambientazione, a dir poco, da MEZZOGIORNO DI FUOCO! Come dire che anche nel deserto sta diventando di moda, negli  Emirati Arabi in particolare, quello snobismo da JET-SET INTERNAZIONALE che si mostra insensibile a tutto ciò che può succedere attorno. Un fatto comprensibile, peraltro, valutando l’immobilismo in generale dei PAESI ARABI, ben rappresentato in questo contesto sempre più ALLEGORICO (nda -Mostrare una cosa e intenderne un’altra), dal BEDUINO COL CAMMELLO che osserva la scena mantenendo IL CLASSICO DISTANZIAMENTO SOCIALE, tipico di chi non ha la benché minima intenzione di farsi coinvolgere nel conflitto. Se vogliamo, ma proprio DULCIS IN FUNDO, non manca nemmeno il classico tocco di nostalgia per un IMPERO COLONIALE ormai  tramontato, ma il cui ricordo resta ancora vivo nell’immaginario del popolo inglese. Lo si percepisce dal taglio un po’ RETRO’ della scena e dalla pulizia dell’immagine, di una perfezione tale da poter essere scambiata tranquillamente per un FOTOMONTAGGIO E’ come assistere alla scena di un film in cui si ha l’impressione che da un momento all’altro possa arrivare alla testa dei suoi prodi, saldamente in sella al suo fido cammello, proprio lui : il GRANDE LAWRENCE D’ARABIA. Lo si “vede” sbucare all’improvviso da dietro le dune, in modalità 2.0, figlio rigenerato del NEOIMPERIALISMO OCCIDENTALE, per lanciare alla carica le sue truppe e disperdere nel deserto gli INVASORI  ( nda – Invasori,fino a che punto? ), menando BOTTE DA ORBI per essere sicuro che ci pensino bene la prossima volta, questi iracheni, se mai saltasse loro in mente di tornare a reclamare diritti sul loro HABITAT NATURALE .

Buoni e cattivi sempre più difficili da individuare in un mondo in cui la crescita dell’informazione a livello globale, porta inevitabilmente ad inquadrare un problema da troppe angolazioni, con tante sfumature che vengono a galla, di cui  nemmeno si poteva  ipotizzare l’esistenza. Bravo allora il nostro artista-fotografo ad inquadrare con chiarezza il suo progetto e a portarlo a termine in un clima di grande incertezza per la comunità internazionale, così da regalarci delle immagini tra le più rappresentative dell’epoca. Cerchiamo  allora di capire come Blackbrow possa essere riuscito a mettere assieme i tasselli di un PUZZLE così complesso, come l’ha concepito assieme al suo socio, Ian Wooldridge, durante il viaggio in aereo che li ha portati in missione speciale dal Kuwait al Al Nasr Stadium, sede di gara del Dubai Classic. “Con i giocatori – ricordava Blackbrow al suo rientro nel Regno Unito – non è stato poi così difficile far opera di convincimento, in particolare con Davis che ha aderito subito al progetto, dimostrando vivo interesse. Hendry, invece, è un altro tipo di persona e con lui abbiamo dovuto ricorrere ad uno stratagemma .” Detto qui, in parole povere, pare che lo scozzese non avesse nessuna intenzione  di andare ad esporsi sotto il sole rovente,per di più vestito come UN PINGUINO, per un servizio fotografico che non si sa mai quanto tempo può richiedere. Però I MARPIONI, sapendo di avere davanti, tutto sommato , solo un ragazzo, fanno un’offerta A PACCHETTO di quelle che è  proprio impossibile rifiutare . Si concorda che il campione del mondo verrà trattato con ogni possibile riguardo e che a prelevarlo direttamente in albergo sarà un autista in livrea, a bordo di una lussuosa LIMOUSINE dotata di tutti i confort: aria condizionata, frigobar,televisione,telefono e qualsiasi altra tecnologia compatibile con l’epoca. Il viaggio sarà breve, da centro città all’immediata periferia di Dubai, dove il set fotografico è già predisposto presso una FATTORIA DI CAMMELLI. Si tratterà di scendere solo per un paio di minuti , giusto il tempo per pochi CLIC e poi subito di ritorno in albergo ,per preparare la SFIDA VERA ,quella valida per il titolo di campione del DUBAI CLASSIC 1990. Tutto fila liscio come l’olio e così, col minimo sforzo e senza versare una sola goccia di sudore, Hendry e Davis vengono immortalati in un paio di foto – ora al tiro l’uno, ora l’altro – destinate a fare il giro del mondo in pochi giorni , celebrando uno dei momenti più  ICONICI di FINE MILLENNIO, con lo snooker che ha il privilegio di figurarvi  come SPORT ALLA MODA e come svago da JET-SET INTERNAZIONALE. Un guadagno d’immagine di valore incommensurabile e questo grazie a qualche foto d’arte di un genio del CLIC , al quale il mondo del biliardo dovrà sentirsi eternamente grato.

Fin qui si è detto molto, ma non ancora tutto perché resta dell’altro di interessante da raccontare . A proposito, c’è un detto nel deserto che suona come una sentenza : “Se devi lavorare e non vuoi faticare, ficcati in una LIMOUSINE con tutti i confort e metti qualcuno a lavorare al posto tuo,SE PUOI.” Sì, perché con  due FENOMENI del panno verde che non vogliono versare una goccia di sudore, ci deve pur essere qualcuno  pronto a sputare sangue per mettere a punto un allestimento scenico da foto del secolo ,con un tavolo da biliardo del peso di oltre 1.500 kili da scorazzare allegramente  su e giù per le dune del deserto . Ma torniamo a dare la parola all’amico Ted : “Il vero problema, come si può ben immaginare ,è stato il trasporto del biliardo con relativa messa in opera ,anche perchè  il telaio di legno , seppur  privato  dell’ingombro  delle lastre di ardesia per facilitarne il trasporto, pesava già da solo  una mezza tonellata !” Ma il problema  più grosso è stato la messa a livello del tavolo, perché per quanti artifici possano essere stati adottati,  sulla sabbia non c’era verso di poter eliminare le pendenze che facevano scivolare le bilie in buca . Fortuna ha voluto che a far parte della troupe  ci fosse un giovane americano  che,da bravo Yankee,non faceva altro che masticare chewing-gum da mattina a sera. E’ qui che al nostro Ted si accende la classica lampadina ed ecco balenargli l’idea  di fissare  le bilie al piano di gioco con dei pezzetti di gomma da masticare . Problema risolto nel migliore dei modi e adesso si può mandare ,finalmente , la LIMOUSINE a prelevare in albergo i due PINGUINI per portarli direttamente sul SET,metterli in posa per qualche foto e rispedirli velocemente al palazzetto dello sport, ad allenarsi, perché nel pomeriggio avrà inizio la finale. Entrambi hanno avuto ,sin qui, un percorso agevole nel tabellone a 64 giocatori. Davis ha disposto comodamente dei suoi avversari,dovendo faticare soltanto con il connazionale Wilkinson,battuto in semifinale per 6-4 . Hendry,dal canto suo,è stato dominante al tavolo per tutta la settimana. Basti pensare che nell’arco di 5 incontri ha concesso, complessivamente, solo 4 frame ai malcapitati avversari ! Un dominio totale, il suo,destinato a protrarsi anche in finale contro  il grande avversario di sempre, che verrà travolto  sotto un pesantissimo 9-1 .  In assoluto, sarà per Davis la più sonora batosta mai rimediata in carriera,in una finale. Era lì che voleva portarlo il GOLDEN BAIRN e, adesso ,è certo di averlo in pugno . L’inglese accusa vistosamente  e subisce un parziale di 4-0 negli scontri diretti, destinato a togliergli lucidità e fiducia.  I giochi sono fatti, è  il caso di dirlo, perché lo scozzese sale in cattedra e dal trionfo di Dubai  inanella un MAXIPARZIALE di 36-12 (!), che gli consente di chiudere il conto sul 44-20 ,a fine carriera .  Un bilancio che chiarisce bene il rapporto di forza tra i due, senza dimenticare ,comunque ,che Davis va considerato il terzo più grande  giocatore dell’era televisiva, dietro Hendry, e O’Sullivan. Tornando allo scozzese abbiamo visto come IL SORPASSO nei confronti di Davis sia avvenuto sulle dune del deserto, nell’autunno del 1990. Da allora, deposto definitivamente il “vecchio sovrano”, il GOLDEN BAIRN avrebbe dominato il circuito per anni, spietatamente,senza mai fare la benché minima concessione agli avversari . Forse l’unica “colpa”, quella di aver alzato l’asticella a dismisura, sino a toccare il cielo, col risultato di suscitare l’ira delle DIVINITA’ MINORI preposte al biliardo, che hanno  deciso di punire la sua PROTERVIA mandando sulla terra un feroce MOSTRO A TRE TESTE , incaricato di fare giustizia sommaria. I GEMELLI dello snooker sono pronti ad entrare in scena.

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