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Stefano Borgonovo e gli altri: vittime innocenti della Sla, la malattia dei calciatori

Stefano Borgonovo e gli altri: vittime innocenti della Sla, la malattia dei calciatori

Il 27 giugno 2013 moriva Stefano Borgonovo,. La causa della morte: Sla, la malattia dei calciatori, che oltre a lui si è portata via tanti altri giocatori. Uno studio ha evidenziato una paurosa correlazione.

Stefano Borgonovo la chiamava “la stronza”. Così definiva quella malattia tanto letale che a poco a poco lo stava portando via. Borgo-gol, che lotterà per 5 anni, morirà lentamente il 27 giugno del 2013. Prima di lui era toccato ad un altro illustre del nostro calcio l’ex difensore del Genoa e della Roma Gianluca Signorini. Borgonovo e Signorini: soltanto alcuni degli ex calciatori che una volta appesi gli scarpini al chiodo si sono ammalati (e sono morti) del cosiddetto “morbo di Lou Gehrig” (LEGGI qui). Il giocatore di baseball che fu il primo ad ammalarsi per poi morire di sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Ma non solo Borgonovo e Signorini, quelli che l’hanno resa tristemente famosa. La lista è tragicamente lunga e vede anche giocatori meno noti come Armando Segato, altro terzino e campione d’Italia con la Fiorentina nel 1955/56 ed Ernesto detto “Tito” Cucchiaroni, argentino divenuto una bandiera della Sampdoria (il gruppo portante della gradinata Sud arriverà a portare il suo nome “Ultras Tito Cucchiaroni”). Il quale, morirà ufficialmente in un incidente stradale dopo che però (come riporta il Corriere.it) anche a lui gli era stata diagnosticata la malattia. E poi Fulvio Bernardini, centrocampista di Roma, Lazio e Inter (poi diventato anche allenatore) che morirà nel 1984. Vent’anni dopo verrà stabilito che le cause di morte saranno riconducibili alla SLA.

Tornando ai giorni nostri, negli ultimi mesi ci hanno salutato Marco Sguaitzer del Mantova, Giovanni Bertini della Fiorentina e Pietro Anastasi, leggenda della Juventus. I nomi sono tanti altri e il calcio sembra essere il protagonista che li accomuna.

Una ricerca dell’istituto superiore della sanità pubblicata nel 2005 ha stabilito infatti che i calciatori hanno 12 volte in più di possibilità in più di ammalarsi rispetto ad un alla popolazione generale. Anche se quindi non c’è ufficialmente un nesso tra la causa (di aver giocato a calcio) e l’effetto (di aver contratto la malattia).

E lo scorso anno, un’indagine apposita sull’argomento, svolta dall’istituto milanese di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha messo in evidenza come la percentuale di persone che si ammalano di Sla, nel mondo dei professionisti del pallone, sia maggiore e precoce rispetto al resto della popolazione. Entrando ancora più nello specifico, sembrano essere gli ex centrocampisti della Serie A italiana quelli con la più alta probabilità di ammalarsi: 14 casi contro i 6 registrati tra gli attaccanti, i 9 tra i difensori e i 3 casi tra i portieri.

Gli esiti della ricerca, d’altronde, parlano chiaro: nel calcio professionistico ci si ammala di più e molto prima. Questi dati hanno fatto sì che essa, nel corso del tempo, venisse definita come una vera e propria “malattia dei calciatori”.

Per definire il campo di ricerca dei 23.875 giocatori di Serie A, B e C, su cui è stato fatto lo studio, si è attinto ai nomi di professionisti del mondo del pallone che hanno giocato sui campi di calcio dalla stagione 1959-60 alla 1999-2000: in questo periodo temporale specifico, per l’esattezza, sono stati accertati 32 casi di Sla.

Lo studio è stato condotto dal ricercatore Ettore Bighi con Elisabetta Pupillo. Lo stesso ricercatore ha così commentato i dati a cui si è arrivati: “Ciò che la nostra ricerca conferma è che il rischio di Sla tra gli ex-calciatori è circa 2 volte superiore a quello della popolazione generale. Analizzando la Serie A, il rischio sale addirittura di 6 volte, ma la vera novità consiste nell’aver evidenziato che i calciatori si ammalano di Sla in età più giovane rispetto a chi non ha praticato il calcio”.

La stessa età media in cui la malattia si presenta si abbassa notevolmente se il malato è un giocatore. Difatti con i calciatori, la Sla, prosegue lo stesso Bighi: “Si attesta sui 43,3 anni mentre quella della popolazione generale in Italia è di 65,2 anni”.

Anche la Pupillo ha voluto commentare i dati venuti fuori durante il meeting medico in terra americana. “Ci troviamo di fronte a un’insorgenza anticipata di 22 anni. Quindi i calciatori non solo si ammalano di più, ma contraggono la malattia in età precoce rispetto ai pazienti che non hanno giocato a calcio. Il dato, inoltre, potrebbe non essere definitivo perché alcuni casi potrebbero essere sfuggiti alle inchieste giornalistiche e a quelle giuridiche, fonti principali delle nostre informazioni”.

Purtroppo non si è capito come mai i professionisti del mondo del pallone abbiano più alte probabilità di contrarre questa malattia. Ma la lunga lista di calciatori deceduti per Sla dovrebbe far riflettere e invitare a un’indagine davvero approfondita sulle cause scatenanti questo terribile male e sul perché il calcio ne sia così correlato.

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