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Stadio della Roma, parla Italia Nostra: “Se il progetto passa, ricorreremo al TAR”

Tra le associazioni ambientaliste contrarie al progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle c’è Italia Nostra la quale sin da subito ha sempre considerato l’iniziativa come una “grande speculazione immobiliare”.  Siamo riusciti a parlare al telefono con il vice presidente dell’associazione Oreste Rutigliano.

Buonasera Presidente, siamo arrivati alle battute finali dell’iter burocratico sul progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Come si concluderà, secondo lei?

“Io non faccio previsioni, dico soltanto che se in questa conferenza dei servizi provassero ad adottare delle semplificazioni, potrebbero avere dei problemi. Secondo il mio punto di vista l’amministrazione dovrebbe annullare la vecchia delibera

Voi siete sempre stati in prima linea contro il progetto. Perché?

“Le ragioni sono diverse e potrei dire che sono 4: prima di tutto il rispetto del piano regolatore che è giovanissimo (del 2008); poi, il luogo scelto è vicino ad un’ansa del Tevere che dovrebbe essere utilizzata per la costruzione di un parco fluviale e non per un progetto di queste dimensioni”

Infatti presidente, sia nella versione originale che in questa voluta dalla giunta Raggi, è prevista la creazione di un parco fluviale…

“Si ma al di là del parco, noi di Italia Nostra riteniamo che il Tevere sia un concetto fondamentale per mantenere un buon livello di equilibrio ecologico urbano. E poi c’è una quarta ragione…”

Quale sarebbe?

“E’ una ragione che adesso sembra risolta con il nuovo progetto ma con il vecchio riguardava la questione dei grattacieli. Erano insostenibili. Anche e solo per il fatto che a Roma non ci sono mai stati. Da 70 anni esiste una sorta di accordo tacito in ambito urbanistico tra soggetti pubblici e privati per non costruire grattacieli. Noi che siamo “cedernisti” (da Antonio Cederna) riteniamo che si debba mantenere il DNA urbanistico di Roma che è stato in orizzontale e non in verticale”

Voi di Italia Nostra siete stati tra i primi a chiedere il vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle progettato e costruito dall’architetto La Fuente. Avete inviato una lettera alla Soprintendente Margherita Eichberg che ha aperto il procedimento e proprio quando mancavano poche settimane alla chiusura della conferenza dei servizi. Perché?

“Per noi il vincolo era una freccia nel nostro arco. Un’arma che avevamo a disposizione per bloccare il progetto. E poi la nostra lettera è stata reiterata perchè non siamo stati i primi. I primi a chiedere il vincolo sono stati quelli dell’associazione Docomomo del professor Muratore (scomparso di recente ndr). E non sono stati gli unici anche l’architetto Grasso fu tra quelli che chiesero l’apposizione del vincolo”

Quindi il vostro obiettivo è bloccare il progetto?

“Ci tengo a dire che noi non siamo contrari alla costruzione dello stadio. Anzi noi diciamo di essere a favore dello stadio, sia della Roma che della Lazio. Siamo contrari all’area scelta e al progetto iniziale che venne approvato dalla giunta Marino. Ma la nostra battaglia è un’altra …”

Quale?

“Noi vogliamo che il Comune si impegni per la riqualificazione dell’Ippodromo. E su questo va detto che a proposito del vincolo, non è la sola Soprintendente ad essere favorevole ma è l’intera struttura del MIBACT che sostiene la necessità del vincolo”

Mi scusi presidente ma il rappresentante unico del governo ha già dato parere favorevole al progetto..

“Infatti io parlo del MIBACT e del fatto che il segretario generale del ministero con una lettera ha già fatto sapere che intende rispettare quanto stabilito dai comitati di settore che si sono già espressi a favore del vincolo. Poi discorso diverso è che fine potrà fare questo vincolo”

In che senso, si spieghi meglio per favore. Che fine potrebbe fare questo vincolo?

“Tutti sanno che con le modifiche previste dalla riforma Madia, in Conferenza dei Servizi il rappresentante dello Stato sarà uno e il suo parere sarà l’espressione della volontà presa a maggioranza dai rappresentanti degli altri ministeri. Se prima della riforma il MIBACT godeva di una sorta di diritto di veto perché il suo parere negativo avrebbe bloccato la conferenza dei servizi, adesso sarà più semplice superare questo scoglio. Ma noi siamo pronti a dare battaglia”

Mi scusi, ma come potete dare battaglia se il rappresentante dello Stato si esprime a favore del progetto?

“La daremo ricorrendo al TAR, impugnando il risultato della conferenza dei servizi. Qualora il rappresentante dello Stato confermasse il parere favorevole nella Conferenza dei servizi noi faremo ricorso eccependo un difetto di costituzionalità della riforma Madia”

Un difetto di costituzionalità? Perché?

“Perché secondo noi è inammissibile che con una legge ordinaria si superi il principio costituzionalmente garantito della tutela dei beni culturali. E tutto questo è consentito grazie alle modifiche della “riforma Madia”

Con il parere del 18 novembre del 2014 la stessa Soprintendenza chiedeva che venissero spiegati “i criteri di sostituzione e di demolizione dell’Ippodromo” e non si parlava di vincolo. Se si fosse subito parlato di vincolo magari non sarebbero neanche stati investiti tanti soldi. Che dovrebbero dire i proponenti?

Questo non è un problema che ci riguarda. Gli imprenditori dovrebbero anche sapere che le maggioranze possono cambiare. Sulla decisione del Soprintendente che c’era prima penso che sia stato condizionato dal contesto politico del momento. Dove a governare sia al governo che alla Regione che al Comune c’era lo stesso partito. Se avesse dato parere non favorevole sarebbe andato incontro a delle conseguenze

Ma anche la stessa Soprintendente Eichberg con il parere rilasciato in sede di VIA (Valutazione di Impatto ambientale della Regione che poi è risultata negativa ndr) non ha espresso alcun parere contrario alla sua demolizione, ribadendo alcune prescrizioni sulle visuali e indagini archeologiche preventive. Perché quindi, chiedere l’apposizione del vincolo?

“Questo dovrebbe chiederlo alla Eichberg. Posso soltanto dirle che cambiato il colore della giunta al Comune di Roma,  anche il Soprintendente si è sentito in dovere di ragionare diversamente da chi lo ha preceduto

Senta presidente, c’è un altro caso in Italia e sempre in progetti che riguardano gli stadi, in cui Italia Nostra ha richiesto un vincolo che invece non è stato apposto. E’ il caso del progetto per lo stadio di Crotone. Perché in quel caso il Soprintendente per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone si espresse diversamente?

“Ribadiamo che il vincolo andava apposto. Si potrebbe dire che il Soprintendente in quel ha avuto un atteggiamento “più morbido” rispetto alla prassi delle Sopraintendenze in casi del genere”

Fino a due mesi fa nella giunta Raggi c’era anche il professor Paolo Berdini, che è un membro della vostra associazione. Il quale non a caso si è sempre mostrato contrario a questo progetto. Quali sono i rapporti attuali con lui?

I rapporti con Berdini sono pessimi anche se lui fa parte della sezione di Italia Nostra dei Castelli Romani. E le ragioni risalgono a tanti anni fa quando Berdini voleva diventare una sorta di rappresentante politico di Italia Nostra in materia di urbanistica. Ma non non glielo abbiamo permesso perché non diamo deleghe in bianco. Detto questo abbiamo apprezzato molto come ha lavorato sullo stadio fino a quando ha potuto”

Infine presidente, c’è un’altra storia che vi riguarda e chiama in causa il più grande costruttore di Roma, cioè Francesco Gaetano Caltagirone. Il quale, sul progetto del nuovo stadio della Roma, ha recitato il ruolo del “grande escluso”. Tempo fa uscì la notizia che Italia Nostra lo aveva fatto membro onorario. E’ vero o non vero?

Caltagirone non è mai diventato un socio onorario di Italia Nostra. Quella storia fu soltanto una provocazione per via dell’opposizione che Caltagirone fece alle modifiche del piano regolatore volute da Veltroni nel 2008. Ma i rapporti con Caltagirone restano pessimi. Possiamo dire di esserci sempre odiati. Certo, sul progetto di Tor di Valle possiamo esserci trovati d’accordo per motivi chiaramente differenti”

Redazione
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  1. Avatar

    Luciano Belli Laura

    Marzo 30, 2017 at 7:06 pm

    Premettendo il pieno accordo alla salvaguardia di Tor di Valle non solo per le Tribune di Lafuente e Rebecchini, trovo assai strano che si baleni un ricorso al TAR in modo così fumoso, e solo per un difetto di Costituzionalità della Riforma Madia che merita merita d’essere sollevato a prescindere dall’esito di questo procedimento autorizzativo. Bisognerebbe almeno aspettare la Determina finale per vedere se l’atto contiene altri motivi di impugnazione per eccesso di potere e per violazione di legge.
    L’art. 5 del Regolamento della Conferenza dei Servizi conclusa il 3 marzo scorso recita: <> Quindi, occorre vedere come si potrà allegare la “variante urbanistica” mai fatta, la VAS non conclusa e la VIA (Valutazione Impatto Ambientale) “NON FAVOREVOLE”.
    Per quanto riguarda, invece, la Delibera Marino e Caudo sul “pubblico interesse”, occorrerebbe individuarne l’illegittimità per una precisa ragione che non è opportuno svelare adesso.

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