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Stadio della Roma: il rischio (serio) che potrebbe bloccare il progetto

La politica (a parole) dice di non voler occuparsene. Lo dichiara il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini che dice che “non interverrà” . Lo lascia intendere l’assessore allo Sport del Comune di Roma Daniele Frongia che ammette di “non poter prevedere nulla”. Nessuno insomma tra le forze politiche di governo nazionale e locale, direttamente chiamate in causa a pronunciarsi sul progetto per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle (del quale proprio l’altro ieri sono state consegnate al Comune le nuove planimetrie che serviranno alla preparazione di una nuova delibera), sembra volersi esprimere in maniera chiara e diretta su quello che ad oggi è il rischio più concreto che potrebbe bloccare il progetto. L’unica seria minaccia per Parnasi e Pallotta dopo le resistenze superate di Virginia Raggi con l’accordo del 22 febbraio scorso.

Perché  dietro le strategie delle parti politiche direttamente coinvolte, il Pd da una parte e il Movimento 5 Stelle dall’altra, c’è l’ombra del vincolo che la Soprintendenza del Mibact ha richiesto sull’Ippodromo di Tor di Valle. Considerato dall’ufficio dell’architetto Margherita Eichberg che ha aperto la procedura, come un bene da mettere sotto tutela per via della “tribuna” progettata dall’architetto La Fuente e del “sedime della pista”, ossia della sabbia dell’Ippodromo. Una struttura, l’Ippodromo, che come si legge nelle 3 pagine del documento redatto dalla Sopraintendenza sarebbe di un’importanza oggettiva riconosciuta come un esempio di eccellenza all’interno del Censimento delle Architetture italiane, eschedata dall’Atlante dell’architettura italiana degli anni ’50 e ‘60”. E non importa evidentemente, ai tecnici della Soprintendenza, che attualmente, come dimostrato nelle scorse settimane, l’ “esempio di eccellenza” sia diventato un esempio di degrado e fatiscenza. La stessa che purtroppo attanaglia anche altre storiche strutture sportive della Capitale. Nonostante questo, la Soprintendenza ha imposto il vincolo che, come scritto anche dal Sole 24 Ore, è un atto autonomo e indipendente, ai sensi dell’articolo 13 del Codice dei Beni Culturali e sul quale, il ministro dei Beni Culturali non può intervenire salvo in caso di gravi irregolarità. Il quale, come scrive anche il sito Carteinregola, se effettivamente fosse confermato, sarebbe probabilmente la parola fine al progetto di Pallotta e Parnasi. Non superabile neanche attraverso decisioni di circostanza come quelle ipotizzate nelle scorse settimane, di spostare lo stadio di qualche centinaia di metri, ad esempio nella zona dove sarebbe dovuto sorgere il Business Park poi trasformato dalla versione 2.0 in un complesso di diversi edifici (che dovrebbero essere una decina di circa 7 piani ciascuno). Ma soltanto eventualmente, con una decisione successiva del TAR che giudicasse il vincolo come ingiustificato e illegittimo. Vorrebbe dire però aspettare ancora chissà quanti mesi prima di poter apporre la fatidica prima pietra che Pallotta conta invece di riuscire a mettere entro la fine di quest’anno. Una procedura quella aperta dalla Eichberg alla quale i proponenti hanno già risposto attraverso una nota diffusa nel febbraio scorso e nella quale si faceva presente che “sin dal progetto preliminare presentato nel 2014 e’ stata prevista la demolizione dell’ippodromo (questo mettilo in grassetto) e le note successive degli uffici del Mibact hanno insistito sugli stessi argomenti” . Fino al gennaio di quest’anno quando la Eichberg ha evidentemente ritenuto di aprire una procedura di vincolo sull’Ippodromo. Eppure però, come fanno sapere sempre proponenti, la stessa Soprintendenza con parere del 18/11/2014 aveva richiesto che fossero indicati “i criteri della sostituzione con la demolizione dell’Ippodromo” . E successivamente, anche una volta aperta la Conferenza dei Servizi (a partire dal novembre 2016) i rilievi della Soprintendenza hanno riguardato “la compatibilità con le visuali dei fabbricati verticali (le torri di Libeskind) e le modalità di esecuzione delle indagini archeologiche” . Ma nessun accenno a vincoli che si sarebbero potuti apporre. Fino appunto al gennaio del 2017.

Ma c’è un particolare. Perché, se è vero che sulla procedura di vincolo il ministro non può interferire (e come ha detto anche Franceschini se lo facesse commetterebbe un reato) è anche vero che a decidere sul vincolo sarà la Commissione regionale (composta dai sopraintendenti del Lazio, dal segretario regionale e dal direttore del polo museale della Regione) che ha tempo fino a 120 giorni per pronunciarsi dall’apertura del procedimento. La quale, se bocciasse, chiuderebbe il caso. Ma se al contrario confermasse, a quel punto, aprirebbe nuovi scenari. Tra questi, di consentire proprio alla Conferenza dei Servizi di mettere l’ultima parola. E di farlo a maggioranza, in base alle modifiche introdotte dalla riforma Madia per la semplificazione dei procedimenti amministrativi. Dunque per esempio, se anche il rappresentante del Mibact chiedesse la conferma del vincolo, gli altri rappresentanti in Conferenza potrebbero anche non tenerne conto essendo la maggioranza. Ed è questo il motivo per il quale, proprio dall’associazione Italia Nostra sulla questione del vincolo si mostrano pessimisti.Verrà messo e bypassato grazie alle novità della riforma Madia fanno sapere quelli di Italia Nostra. I quali, nel gennaio scorso, furono proprio tra coloro che il vincolo lo richiesero e “con somma urgenza”.

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    Jena Plissken

    Marzo 25, 2017 at 1:09 pm

    Simpatica tesi. La conferenza può esaminare solo progetti “definitivi ” legge 207 conformi alla normativa esistente.
    il vincolo se viene posto è competenza della Sovrintendenza e solo essa può rimuoverlo.
    Se fosse vera la tesi riportata nell’articolo, i palazzinari romani festeggerebbero, perché di fatto tutti i vincoli delle Sovrintendenze non varrebbero un fico secco perché asterrebbe convincere la maggioranza degli altri partecipanti che sul vincolo non hanno nessuna competenza.

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      Simone Nastasi

      Marzo 25, 2017 at 9:33 pm

      Jena la “simpatica tesi” deriva dalle norme di legge citate nell’articolo (come la riforma Madia sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi). Inoltre la Sovrintendenza di cui ti scrivi non può fare niente di quanto lei riferisce E se conosce il funzionamento della Conferenza dei Servizi sa anche il perché. Saluti

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        Jena Plissken

        Marzo 28, 2017 at 3:15 pm

        Non pensavo di parlare con un esperto. La conferenza legge Madia è terminata il 3 marzo p.s. senza che sia stata concessa la seconda proroga richiesta (tra l’altro vietata dalle norme).
        Il progetto prima di quella data ha collezionato solo pareri negativi: Comune, Regione procedura VIA, ecc. fatto salvo il parere positivo dello Stato.
        La Sovrintendenza ha richiesto l’apposizione di un vincolo e per 120 giorni valgono le norme di salvaguardia. Il vincolo sarà poi confermato o meno da un apposito collegio. Se confermato non potrà essere rimosso.
        Ti faccio presente che una cosa è il superamento di un parere negativo di una amministrazione e una cosa è il mancato rispetto di un vincolo messo dall’autorità competente.

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          Simone Nastasi

          Marzo 30, 2017 at 5:05 pm

          Jena,
          Grazie per l’ “esperto” prima di tutto. Non mi sento tale ma soltanto una persona che dovendone parlare per lavoro, deve necessariamente informarsi . Per questo sono costretto mio malgrado a farle presente tutte le irregolarità che ha scritto: non è la Sovraintendenza che ha chiesto il vincolo ma la Sopraintendenza. Sono due enti distinti e separati : la Sovra e’ comunale e ha dato parere favorevole la Sopra e’ statale e ha dato parere non favorevole chiedendo contestualmente il vincolo; il vincolo di cui si scrive e’ già messo soltanto per il fatto di essere stato chiesto. Dovrà essere tuttavia confermato e a farlo dovrà essere in 120 gg dall’apertura della procedura la commissione regionale (composta dai sopraintendenti, dal segretario regionale e dal direttore del polo museale) . Grazie alle modifiche della riforma Madia il vincolo può essere “bypassato” sia dalla Conferenza dei servizi dove ci sarà un rappresentante unico statale che ha già dato parere favorevole sia eventualmente, dopo un “bypassamento” della Conferenza dei Servizi, da un consiglio dei ministri straordinario che fosse chiamato ad esprimersi dopo che, su richiesta del segretario generale del Mibact, fosse stato stato chiamato a farlo dal ministro dei Beni Culturali . Spero di essere stato più chiaro, mi scuso per la lunghezza. Saluti

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            Simone Nastasi

            Marzo 30, 2017 at 5:14 pm

            Inoltre le faccio presente che non è affatto vero che il progetto abbia collezionato “solo pareri negativi ” . Se ha letto come spero e penso i suddetti pareri avrà avuto modo di meravigliarsi (forse) nel caso del parere comunale giunto inspiegabilmente dopo una richiesta di proroga inviata il giorno prima, nel constatare che dopo una “sfilza” di pareri positivi ma condizionati dei vari dipartimenti assessoriali (c’è una bella differenza con un parere negativo) il parere generale del Comune sia stato “non favorevole”.

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