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Sport Criminale: quando gli atleti sono vittime di agguati

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Sport Criminale: quando gli atleti sono vittime di agguati

Ho visto un uomo uscire da una macchina con una pistola in mano e che mi veniva incontro. Istintivamente mi sono lanciato a destra e mi hanno sparato. Poi è corso via, è salito sul veicolo ed è scomparso”. Così ha commentato l’accaduto Darko Kovacevic, l’ex attaccante che in Italia ha militato nella Juve e nella Lazio, vittima lo scorso 7 gennaio di un agguato davanti alla sua abitazione ad Atene. Per il serbo solo una ferita al ginocchio dovuta alla caduta per evitare il proiettile. La pistola è stata ritrovata poco distante all’interno della macchina dell’assalitore, data alle fiamme. Secondo le indagini della polizia greca, si tratterebbe di un professionista che intenzionalmente non ha voluto colpire l’ex calciatore ma solo spaventarlo con l’intimidazione anche se Kovacevic ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce in passato. Il movente, quindi, resta per adesso sconosciuto.

Ma nella storia dello Sport, molti sono i casi in cui un atleta diventa vittima di agguati, con conseguenze che spesso compromettono del tutto o quasi la propria carriera. Alcuni sono stati solamente feriti; altri, invece, ci hanno rimesso la vita.

Danny Drinkwater

Lo scorso settembre la stampa inglese riportò la notizia lanciata dal The Sun sul coinvolgimento del calciatore Danny Drinkwater in una rissa fuori da un locale di Manchester. Il centrocampista dell’Aston Villa, salito alla ribalta come pilastro del Leicester di Claudio Ranieri Campione d’Inghilterra, sarebbe stato accerchiato da un gruppo di persone e pestato a sangue. Oltre a ferite e abrasioni, per il calciatore è stata riportata la lesione dei legamenti della caviglia, e  almeno 5 mesi di stop. Secondo le ricostruzioni, Drinkwater, completamente ubriaco, come da lui stesso confessato, avrebbe cominciato ad approcciare ripetutamente con la fidanzata di un altro calciatore, Kgosi Ntlhe dello Scunthorpe United (squadra di quarta serie inglese). Ne sarebbe scaturito un faccia a faccia terminato con l’uscita forzata del calciatore del Burnley da parte di buttafuori e il conseguente pestaggio all’esterno del locale da parte di un numero non definito di persone. Le testimonianze dei presenti hanno rivelato che gli assalitori fossero a conoscenza dell’identità del calciatore di Premier League e abbiano volutamente infierito sulla caviglia, “spezzategli le gambe” si sarebbe udito, al fine di compromettergli l’integrità fisica.

L’aggressione sarebbe avvenuta  dopo la sconfitta del Burnley, sua squadra ai tempi, da parte del Liverpool. Nei giorni seguenti, venne diramato un comunicato sullo stato di salute del calciatore senza però menzionare la causa del suo infortunio alla caviglia.  Successivamente emerse la verità, supportata anche dalle dichiarazioni del calciatore che si è scusato per la sua condotta e per i danni arrecati alla società.

Manuel Bortuzzo

L’ultimo in ordine cronologico, e forse quello che più ci ha toccato il cuore, è quello subito da Manuel Bortuzzo.

Nella tarda serata del 2 febbraio scorso, la giovane promessa del nuoto rimase vittima di un agguato all’Axa, quartiere della zona sud di Roma poco fuori il Raccordo sulla via Cristoforo Colombo in direzione Ostia.

Il giovane nuotatore fu colpito da un proiettile mentre si trovava vicino a piazza Eschilo. Di seguito è stato trasportato all’ospedale capitolino del San Camillo dove ha subito un doppio intervento per bloccare l’emorragia toracica e per l’estrazione del proiettile che si è fermato su una vertebra. Secondo gli inquirenti si è trattato di uno scambio di persona.

Da quel giorno la sua vita è cambiata per sempre e la sua immagine e il modo di affrontare il faticoso e lungo recupero sono diventati un esempio stupendo da seguire.

Aleksandr Popov

Il grande nuotatore sovietico, conosciuto con il soprannome di “zar” da tutti gli appassionati del settore viste le sue 5 medaglie olimpiche vinte, passò un brutto periodo nell’estate del 1996. Un mese dopo la fine delle Olimpiadi di Atlanta, infatti, il nuotatore fu pugnalato all’addome nel corso di una lite con tre venditori ambulanti a Mosca.

Il coltello recise un’arteria, colpì di striscio un rene e danneggiò la pleura, la membrana che avvolge i polmoni. Popov fu operato d’urgenza, e dovette fare una riabilitazione per tre mesi.

Nonostante questa brutta avventura si presentò ai blocchi di partenza dei campionati europei di nuoto del 1997, svoltisi a Siviglia. Nella città andalusa, inoltre, riuscì a difendere il titolo conquistato alle Olimpiadi di Barcellona 1992 nelle categorie 50 e 100 m stile libero.

Christopher Copeland

Nell’aprile 2015 il giocatore di basket NBA, che a quel tempo ricopriva il ruolo da esterno nella squadra degli Indiana Pacers, rimase vittima di un accoltellamento a New York insieme alla sua fidanzata di 28 anni, Katrine Saltara. Il fatto avvenne davanti ad un night club della Grande Mela, nel quartiere Chelsea, dopo una accesa discussione tra il giocatore dei Pacers e la ragazza.

In quel tragico evento sono state coinvolte anche altre 4 persone. I cestisti Pero Antic e Thabo Sefolosha sono stati infatti arrestati per intralcio alla giustizia, resistenza all’arresto e minacce a pubblico ufficiale.

Il 22enne Shezoy Bleary è stato riconosciuto colpevole di aver ferito, con un coltello, Copeland al gomito sinistro e all’addome e la fidanzata ad un braccio e ad una gamba. Sempre Bleary, inoltre, ha ferito una giovane 23enne che era con lui in quel momento di follia.

Marc Bartra

L’11 aprile 2017 l’attuale giocatore del Betis Siviglia, che a quel allora vestiva la maglia del Borussia Dortmund, se la vide brutta. Quel giorno, in cui si disputava l’andata del quarto di finale di Champions League tra i giallo-neri di Germania e il Monaco, ci furono tre esplosioni che colpirono il pullman del Borussia mentre si dirigeva al mitico stadio Signal Iduna Park.

Nell’attentato, che comportò lo slittamento del match di Coppa Campioni di 24 ore, restò ferito, seppur in maniera non grave, la giovane stella catalana del Borussia che subì un intervento al polso e al braccio dopo essere stato colpito da alcune schegge di vetro.

Darrel Bowie e Joseph McClain

Nel settembre 2018 due cestisti neri americani, che allora giocavano nella squadra di basket rumena del Cuza Sport Brăila, rimasero vittima di un agguato nelle strade di Bucarest. Anche in questo caso il tutto avvenne fuori un locale della capitale rumena.

I due cestisti furono accerchiati da un gruppo di persone, che li prese a calci e pugni e li colpì più volte con dei coltelli. Di seguito a quei fatti McClain è stato operato per via della perforazione dell’addome, mentre Bowie ha subito un intervento all’intestino. Poco tempo dopo i due cestisti fecero chiaramente capire che l’agguato era avvenuto per il colore della loro pelle. Il razzismo, insomma, era alla base di quel gesto assurdo.

Fino a qui abbiamo raccontato solo casi in cui chi è stato aggredito non ha perso la vita. Purtroppo però, come già detto prima, in altri casi si è arrivati alla morte di chi ha subito l’agguato.

Ecco, di seguito, alcuni esempi, riguardanti tutti il mondo del calcio.

Andrés Escobar

Non possiamo cominciare da quello che, purtroppo, è passato alla storia come l’omicidio per eccellenza del mondo del pallone che vide come “attore principale” il difensore della Colombia. Durante la partita decisiva del mondiale di USA ’94, tra i padroni di casa e la rappresentanza del paese sudamericano, il difensore gialloblu segnò una autorete decisiva per la sconfitta finale della sua squadra. Quella partita, inoltre, segnò l’estromissione della Colombia dalla massima competizione a livello mondiale.

Quel gesto costò caro allo stesso giocatore, che a quel tempo militava nelle file dell’Atletico Nacional. La sera del 2 luglio 1994 infatti, in un parcheggio di una bar della città colombiana di Medellin, Andrés Escobar fu ucciso a colpi di mitra da un ex guardia del corpo, Humberto Muñoz Castro.

Non si è mai fatta luce chiara sulla vicenda. Si sa che Escobar stava litigando con alcuni esponenti dei Los Pepes, nota organizzazione paramilitare operante in Colombia tra gli anni ’80 e ’90. Forse qualcuno lo voleva mettere a tacere “una volta per tutte”.

Per altri invece, la condanna a morte, fu scritta su quel maledetto campo da gioco. Con quell’autogol, infatti, Escobar aveva mandato all’aria i piani dei narcotrafficanti, per guadagnare più soldi, grazie al giro delle scommesse clandestine calcistiche che vi erano dietro la coppa del mondo in terra americana.

Albeiro Usuriaga

Nel febbraio 2004, una nuova tragedia sconvolse il mondo del pallone colombiano. Questa volta, però, il fatto non si poté legare a ciò che accadde su un campo da gioco come per l’omicidio di Escobar.

La sera del 12 febbraio 2004 Usuriaga stava giocando a domino in un bar vicino alla sua casa di Calì. Ad un certo punto gli si avvicinò un ragazzo di 14 anni che gli sparò sette colpi di arma da fuoco uccidendolo sul colpo.

Non si capì mai quali furono i reali motivi di quel gesto. La madre dell’attaccante, poco dopo il tragico fatto, disse solamente che nei giorni precedenti al delitto erano arrivate, tramite una chiamata alla sorella, minacce di morte ad Usuriaga che però, non si sa perchè, non era stato avvertito.

Octavio Muciño

Questo caso risale agli anni ’70 e riguarda un altro paese americano: il Messico, una Nazione ancora oggi famosa nel mondo attuale per il clima di violenza quotidiana che lo contraddistingue. Il 3 giugno 1974, Muciño, centrocampista del Club Deportivo Guadalajara, stava cenando con alcuni amici al Carlos O’Willys, ristorante tra i più in voga della città di Guadalajara. Di carattere scontroso aveva un indole carismatica e spesso cercava la rissa sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco.

Al tavolo accanto sedevano dei giovani supporter dell’Atlas, altra squadra della città messicana. Ad un certo punto cominciarono a partire sfottò tra i due tavoli che, però, in poco tempo, grazie anche alle enormi quantità di alcool consumate, diventarono delle vere e proprie minacce.

Muciño, soprattutto per la sua indole scontrosa, pagò con la vita quella sua presa di posizione. Alla chiusura del locale, infatti, il giocatore del Club Deportivo venne raggiunto da tre colpi di pistola sparati da uno dei supporter dell’Atlas, Jaime Muldoon Barreto. La corsa in ospedale fu inutile. Octavio Muciño morì infatti durante il tragitto a soli 24 anni di età.

Strage di Monaco 1972

Uno degli episodi più tragici del mondo sportivo, in questo campo, avvenne durante uno dei massimi eventi: le Olimpiadi. Per essere precisi durante i giochi olimpici che si tennero nella città tedesca di Monaco di Baviera dal 26 agosto all’11 settembre 1972.

Nella notte tra il 4 e il 5 settembre un commando di terroristi palestinesi, facenti parte dell’organizzazione Settembre Nero, irruppero nel villaggio olimpico e presero in ostaggio un gruppo di 11 atleti della delegazione olimpica israeliana. Due atleti, visto che avevano opposto resistenza, vennero uccisi subito; gli altri 9, invece, furono presi come ostaggi.

Poche ore dopo ci fu un tentativo di liberazione degli ostaggi, da parte della polizia tedesca, che però non portò ai risultati sperati. I restanti nove atleti israeliani, infatti, vennero tutti uccisi.

Il conto dei morti, però, non si fermò qui: difatti, persero la vita anche 5  sequestratori palestinesi ed un poliziotto tedesco. Nonostante tutto, guarda caso, la kermesse olimpica andò avanti e non si fermò neanche davanti alla morte di persone.

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