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Spionaggio e ciclismo: come l’Affare Dreyfus portò alla nascita del Tour de France

Spionaggio e ciclismo: come l’Affare Dreyfus portò alla nascita del Tour de France

Il primo luglio 1903 prendeva il via la prima edizione del Tour de France, la mitica corsa gialla. Le origini della Grande Boucle, però, furono segnate da eventi che con il ciclismo non avevano nulla a che fare. O quasi.

Il prossimo 29 agosto partirà da Nizza l’edizione numero 105 del Tour de France, rimandata a causa del coronavirus. La grande corsa francese è senza dubbio alcuno quella che catalizza il massimo dell’attenzione mediatica in ogni angolo del mondo e che muove il maggior volume di denaro fra tutte le corse ciclistiche. Poco importa che molto spesso il Giro d’Italia  possa avere percorsi più duri e affascinanti e che anche le classiche monumento abbiano alla spalle enorme tradizione e suscitino elevato interesse, il Tour resta inavvicinabile e per questo sempre raccoglie la partecipazione di tutti i migliori.

Le sue origini sono datate a inizio secolo scorso e, esattamente come quelle del Giro derivano da una lotta per le tirature tra due giornali. In Italia però Gazzetta e Corriere alla fine, una volta che la rosea ebbe battuto sul tempo i rivali, superarono le divisioni al punto che il Corriere Della Sera fu sponsor del primo Giro, mentre oltralpe la lotta fu senza quartiere e finì con l’essere mortale per uno dei due contendenti. Tutto nasce dall’Affare Dreyfus, pare incredibile che a questa storia di spionaggio militare e di “intelligenze” del famoso capitano coi tedeschi si debba la nascita del Tour ma la storia dice che i proprietari di Velò, il principale quotidiano sportivo francese si divisero, come tutto il resto del paese in quegli anni, in innocentisti e colpevolisti e che furono i primi a prevalere nella linea del giornale. Ciò portò il Marchese Albert de Dion, proprietario della celebre casa automobilistica quasi omonima la De Dion – Bouton a togliere il suo sostegno a Velò e ad appoggiare insieme agli altri colpevolisti la nascita di un quotidiano rivale, che fu diretto da Henry Desgrange e prese il nome di L’Auto-Velò.

Le vendite del nuovo nato però non prosperavano e il vecchio Velò restava sulle sue 80.000 copie contro le 25.000 della creatura di Desgrange. Ci voleva un’idea dirompente, e la ebbe il più giovane dei cronisti di Auto-Velò, Gèo Lèfevre, ventisettenne: una corsa a tappe su strada e sulla distanza più lunga si fosse mai vista in Francia per una corsa di ciclismo. Desgranges dubitava, ma, dice la leggenda del Tour, con una mossa molto teatrale che ben si sposava con i modi francesi, il direttore finanziario Victor Goddet gli mise in mano le chiavi della cassaforte dicendogli – prendi ciò che ti serve!- Nacque il Tour, era il 20 novembre del 1902.

Nel gennaio del 1903 l’ Auto-Velò perse la causa con Velò per il nome della testata troppo simile e fu obbligato dai giudici a togliere la parola Velò, sembrava finita visto che il ciclismo era lo sport numero uno in Francia e il riferimento a quello sport nel nome di un giornale sportivo era fondamentale. Era il 16 del mese. Tre giorni dopo, il 19 quelli di Auto giocarono il tutto per tutto annunciando la nascita del Tour.

Inizialmente gli iscritti furono pochissimi, soltanto 15. L’organizzazione allora cercò di aumentare i premi, offrì una diaria pari allo stipendio giornaliero di un operaio a chi si fosse classificato nei primi cinquanta, diminuì la quota di iscrizione, e i corridori arrivarono, il 1 luglio alla partenza davanti al Café Reveil-Matin nel villagio di Montgeron, 19 chilometri a sud di Parigi venne dato il via a un’ottantina di ciclisti. Erano le 3.16 del mattino, l’arrivo della prima tappa era fissato a Lione dopo 467 di strada. Vinse Maurice Garin che avrebbe mantenuto il primato fino al ritorno a Parigi, dopo sei tappe lunghissime, Garin ne vinse altre due, la quinta e la sesta. 2428 chilometri era stato lungo quel primo Tour che Garin vinse con quasi tre ore di vantaggio sul secondo, il compagno di squadra alla La Francaise Lucien Pothier. Garin era nato in Italia ad Arvier a 14 chilometri da Aosta, ed era emigrato in Francia all’età di 14 anni con la famiglia, vinse un Tour e due Parigi-Roubaix, quelle del 1897 e del 1898 quando ancora era italiano, visto che ottenne la cittadinanza francese solo nel 1901. Vinse anche il Tour del 1904, ma fu squalificato insieme ad altri undici corridori,  tra cui tutti i primi della classifica, per averne percorso un tratto in treno. Vincitore del secondo Tour fu così proclamato Henry Cornet appena ventenne.

Ma torniamo alla lotta tra Velò e L’Auto: il Tour fu determinate per decretarne il vincitore, le copie vendute di L’Auto erano già salite a 65.000 durante la prima edizione. Arrivarono a mezzo milione nel 1923 con un record di 854.000 durante il Tour del 1933. Velò non sopravvisse nemmeno alla seconda edizione della corsa, aveva chiuso già nel 1904.

Francesco Beltrami

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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