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Son e l’arte di chiedere scusa

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Son e l’arte di chiedere scusa

“Ti chiedo scusa”. La religione del perdono ormai sembra essere sempre più rinnegata. Aver torto si maschera con l’aggressività, aver ragione significa infierire sul cadavere di chi ha sbagliato. Rarissimo uno scusarsi pubblicamente, ma qualche esempio c’è. Senza giustificazioni e falsi alibi. Anzi, portandosi la colpa come un blocco di cemento tra cuore e nervi.

L’immagine che vedete è di un calciatore che si chiama Son Heung-min, sudcoreano. Gioca nel Tottenham, attaccante. Uno di quelli che si spende correndo per tutto il campo e che ha sorpreso per bravura e dedizione. titolare inamovibile. Qualche giorno fa, durante la sfida con l’Everton nella massima serie inglese, Son sta rincorrendo l’avversario, Andrè Gomes che fila sulla fascia. Cerca di fermarlo, ma l’altro è più veloce, nella scivolata per arginarlo, fa un’entrata che non voleva essere cattiva ma solo energica. L’altro cade malamente e si frantuma la caviglia. Le immagini che riprendono l’accaduto sono atroci. Ma poi succede già quello che non ti aspetti.

Di solito in questi casi si scatena la rissa, il calciatore colpevole va a muso duro contro chi lo cerca per vendicarsi. Vi ricordo ad esempio qualche anno fa, Roy Keane, del Manchester United, in uno scontro con Haland si ruppe la gamba, e Haland gli urlò che stava fingendo. Keane aspettò quattro anni per incontrare nuovamente Haland e gli fece chiudere la carriera stroncandogli i legamenti e urlandogli in faccia “non mi dire più che fingo!”. Giusto per farvi capire. Son invece mentre Gomes urla di dolore, piange a dirotto, disperato e sconvolto per la gravità di quanto fatto. Poteva finire tutto lì, tra gli episodi che purtroppo possono succedere, ma Son non se la mette via. Qualche giorno dopo il Tottenham è nuovamente in campo contro la Stella Rossa. Vince e Son fa una doppietta. Al primo gol si avvicina alla telecamera e lo dedica a Gomes, chiedendo ancora scusa e piangendo.

Ecco, magari molti penseranno che i calciatori sono tutti cialtroni ed egoici. Non so, non mi interessa e non perdo tempo a persuadere chi non pensa che il calcio spesso sia pura poesia nelle sue storie. Di sicuro, molti, potrebbero imparare come chiedere umilmente scusa da un calciatore sudcoreano che non se la mette via. Magari se fanno come lui, dopo, si sentiranno meglio.

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Ettore Zanca
A cura di

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